Aprire i 7 chakra 

BARRIERE ANTI CAMION AD ALBA PER IL CARNEVALE ESTIVO

Manca poco più di un’ora alla sfilata dei carri che prenderà il via alle 21 ad Alba Adriatica. Intanto le barriere anti camion che delimitano gli accessi installati poco fa danno da pensare.

 

Editoriale: Giornalismo via web: l’avatar del nulla immischiato con il niente

Qualche giorno fa un/una collega mi segnalava che se avessi voluto fare numeri sul mio blog, ovvero sulla mia pagina Facebook, non solo mi avrebbe aiutato (e lo/la ringrazio) ma che mi avrebbe addirittura segnalato come fare per aumentare il numero delle visualizzazioni (wow). Non ne capivo il significato. I numeri, ritengo, forse fanno più parte dell’economia di mercato di un giornale, di una tv, che vive degli introiti delle pubblicità. Poi guardando i siti di informazione vedo che sono ricchi di banner, dal porno alle “calde chat”, dalle scarpe ai vini. Si insomma ti danno lo spazio web e poi se vuoi continuare a tenerlo gratis, devi permettere l’utilizzo del banner pubblicitari tra i tuoi articoli e negli articoli stessi.

E allora vedi tette e culi di procacciatrici di uomini sfavillare in un articolo che parla di un morto o di un fatto di cronaca. Disgustoso. E per cosa poi? Per qualche like in più? No grazie. Preferisco pagare la mia piattaforma e gestirmela da solo, senza che spregiudicati utilizzino le mie (e dico mie e reali) visualizzazioni per i loro luridi scopi. Sono ottomila? Diecimila? Solo cento? Bene ma sono visualizzazioni che certamente non avranno concesso ulteriore importanza e spazio a chicchessia per i loro luridi interessi. Eh, qualcuno potrebbe dirmi, “allora soldi con internet non ne fai”. Ma perché qualcuno, con dati alla mano, però, è in grado di poter assicurare un introito con la Rete? Internet, e lasciatevelo dire, radicalizza. Per cui salvo qualche rara eccezione (ovvero una linea politico-editoriale di attacco che non tenga conto di eventuali azioni legali, perché lì, lasciatevelo dire, sono cazzi amari veramente) è improbabile fare numeri e soldi con i blog, con i siti: si insomma con l’informazione in generale. Per cui si escogitano vere o presunte articolazioni di veri o presunti atti contro la persona per fare notizia. Si trasforma una notizia da quattro soldi (ma qualcuno dei giornalisti, si ricorda quando una notizia merita l’attenzione del lettore?) in uno scoop senza se e senza ma. Non tutto fa notizia, o almeno questa era la regola che il mio primo direttore (Lullo Sergi, all’epoca inviato speciale di Repubblica) nei lontani anni ’80, cercava di inculcarmi. Lo stesso professionista che poi incontrai, anni dopo come correlatore alla mia tesi di laurea: ebbene si, ho una laurea con una tesi sulla comunicazione. La notizia, e tenetelo bene a mente, è tale quando va ad intaccare gli interessi della popolazione: insomma non solo il portafoglio, ma tutto ciò che rientra nella sfera della persona… politica, sanità: altro che Belen e i soldi pubblici. E poi sesso, sangue e soldi, che faranno sempre notizia. Stiamo creando, e di ciò me ne assumo anche io la responsabilità, una informazione del “nulla ‘mmbiscatu cu nent”. Si: del nulla immischiato con il niente. E ciò che mi fa paura è l’elevazione di perfetti incompetenti non solo sul piano formale ma anche grammaticale, a giornalisti “duri e puri”. L’ironia che Fb permette attraverso i post (cui tutti possono accedere) non deve essere fraintesa come un attacco alla persona. Che invece è ciò che sta accadendo. Avvelenare il clima non giova a nessuno. Essere suggeritore (e non fonte) di qualche collega certamente sporca questo mestiere e questi “suggeritori” farebbero bene a star lontano: si tratta del segreto di Pulcinella. Sappiamo chi siete: chi avete al vostro soldo e quali strategie state portando avanti. La regola per voi è sempre la stessa: sfruttare le necessità del giornalista per poi utilizzarle per i propri interessi. Mandate gli stessi sms a tutti coloro i quali hanno bisogno e che quindi cadono nella rete. Ma attenzione verrà il momento che la necessità si trasformerà in sussulto di dignità. E allora sarà un giornalismo diverso.

Antonello Troya

A Riace il sindaco minaccia di dimettersi, per Turtoro (Azione Identitaria) è la conferma del fallimento del “modello Riace”.

Il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, minaccia le dimissioni ancora una volta e stavolta perché il Governo non ha riconfermato i finanziamenti per il suo “modello Riace”.

E’ proprio di qualche giorno fa la comunicazione dei consiglieri di minoranza che hanno contestato la “mancata presentazione dei documenti relativamente ai debiti fuori bilancio-riconoscimento di legittimità e salvaguardia degli equilibri di Bilancio per l’esercizio finanziario 2017/2019” e, pertanto, il non luogo a procedere della convocazione del consiglio comunale causa annullabilità per la mancanza dei pareri dei responsabili del servizio e del Revisore dei conti.

Oggi arriva invece la minaccia di dimettersi se il Governo non manderà i soldi a sostegno del modello propagandato su larga scala come l’unico in grado di ridare vita ad un centro spopolato per l’emigrazione dei nativi in cerca di lavoro.

Un modello quindi assistenziale che, se non rifinanziato, lascerà in giro oltre 5000 immigrati che il comune di Riace fino ad oggi ha mantenuto: che fine faranno?

Riuscirà il sindaco Lucano a creare lavoro per i suoi immigrati visto che, dal 2004, non è stato capace di farlo per i suoi cittadini?

L’Italia non è la vergine America che accolse i pionieri/lavoratori ma una Nazione in balia di una grave crisi economica che sta uccidendo i suoi figli ed il modello multietnico americano non potrà attecchire su un terreno già abbastanza ricco di millenni di storia, cultura e tradizioni.

Di sicuro, noi di Azione Identitaria, non saremo dispiaciuti se la minaccia di lasciare il paese dovesse concretizzarsi ma preferiremmo che, prima di attuarla, trovasse una sistemazione per le persone che finora ha sfruttato per attirare su di se i riflettori di mezzo mondo assurgendo a salvatore dell’umanità e classificandosi tra le 50 persone piu’ influenti al mondo. E’ giunto il momento di dimostrare, per il sindaco Lucano, di potercela fare anche senza gli aiuti esterni poiché con quelli siamo tutti bravi a fare impresa.

Il modello Riace, come quello Lampedusa, non funziona se non in virtu’ di sostegni economici esterni ed a discapito del territorio e se il sindaco ha intenzione effettivamente di dimettersi farà la figura del comandante che abbandona la nave che affonda, ma la cosa non ci stupirebbe poiché consideriamo falso l’umanitarismo prezzolato ed unilaterale.

 

Paola Turtoro

Portavoce regionale

AZIONE IDENTITARIA CALABRIA

FOTO/ SESTO GIORNO DI FUOCO A MAGNANELLA, SUL POSTO I VOLONTARI DELLA PROTEZIONE CIVILE GRAN SASSO D’ITALIA

Brucia ancora il bosco di Magnanella. Sesto giorno di interventi per lo spegnimento del rogo, fino ad oggi senza soluzioni risolutive, nonostante il consistente impegno di mezzi aerei e uomini a terra.
Da questa mattina le attività di spegnimento continuano con squadre di Vigili del Fuoco e di volontari AIB a terra, tra cui i Volontari Protezione Civile Gran Sasso d’Italia con tre squadre della Sezione di Teramo e una dalla Sezione di Mosciano S.A, in azione anche un Canadair.
Stamane un’altra squadra della Sezione di Mosciano S.A. è stata inviata a Pacentro (Aq) per l’incendio della pineta sul Monte Morrone/Passo San Leonardo.

I Volontari Gran Sasso d’Italia sono all’opera con attrezzi manuali per la bonifica del sottobosco, infatti l’incendio in quel punto è di tipo sotterraneo e quando sembra spento riappare in superficie a decine di metri di distanza, L’interazione dei Canadair con i lanci dall’alto e l’opera manuale a terra dei Vigili del Fuoco e dei volonari  AIB, con pale, rastri e altre attrezzature specifiche, potrebbe portare al definitivo spegnimento del rogo, in attesa che il cielo possa contribuire con le piogge attese.
Anche questa notte sarà presente un presidio con mezzi antincendio.