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IL 25 APRILE E’ ANCORA UNA DATA UNIFICANTE PER IL PAESE?

DI SILVIA GARAMBOIS

https://alganews.wordpress.com/
Ho la nettissima impressione che, Brigata Ebraica a parte, durante la resistenza in montagna fosse alquanto secondario se uno era ebreo o piemontese o calabrese o cattolico o comunista. Forse non se lo dicevano neppure, celandosi apposta dietro nomi di battaglia perché non fosse possibile mai risalire alle loro famiglie per delle ritorsioni. Sono veramente affranta dalla piega degli eventi: il 25 aprile per gli italiani – siano ebrei, piemontesi, calabresi, cattolici o comunisti – non è più una data unificante. Non è più, per questa terza generazione, la rinascita vera del Paese.

LA VITA: SEMPRE PIU’ GARA DA GIOCARSI IN UN MONDO DI FRUSTRATI

DI FABRIZIO FALCONI

Qualcosa è successo, nel breve volgere di decenni, alla vita.
Eliminata, tolta di mezzo ogni prospettiva ultramondana (Dio è morto) – anche se dal punto di vista delle pure acquisizioni scientifiche nulla conforta per ora questa ipotesi, ma gli uomini hanno deciso o sentono comunque, che è la stessa cosa, così – gli esseri umani sono rimasti soli con la loro terrestritudine.
Se la vita è un orizzonte finito, circoscritto dalla pura morte biologica, l’unico possibile senso dell’esistenza è allora il godimento, cioè l’appagamento dei desideri, quelli del corpo e quelli psichici, che non sempre coincidono, fin tanto che si è in vita.
Perché se è vero che la vita occupa una porzione di tempo finito – e forse a maggior ragione – è sperabile riempire questo tempo di sensazioni ed esperienze positive, confortanti, soddisfacenti piuttosto che spenderla in fatiche o sacrifici, i quali per definizione estendono il loro significato, il loro senso, in una prospettiva futura.
Ecco allora che la vita contemporanea sembra esser diventata una gara individuale – giacché l’ottica dei consumi ci vuole sostanzialmente individuali e individualisti – ad accumulare godimenti personali, i quali oggi possono essere assicurati dal progresso tecnologico, dalla libertà dei costumi, dal principio di autodeterminazione, solennemente sancito da ogni carta dei diritti evoluta.
Il contrappasso di questo possibile eden, è però sotto gli occhi di tutti: la gara a cui ciascuno di noi è chiamato, non è una gara aperta a tutti. I meccanismi economici, le sperequazioni tra parti di mondo ricche e parti di mondo povere (spesso convivono queste porzioni braccio a braccio, porta a porta, in microrealtà urbane e non urbane), non rendono la gara uguale per tutti.
Anzi, mano a mano che il progresso si espande e che le promesse degli slogan blandiscono i sogni di tutti, le condizioni diventano sempre più diseguali.
Per godere dei beni terreni, per appagare i desideri, occorrono condizioni che non tutti hanno e che non tutti hanno nello stesso modo.
La maggior parte delle persone, nel mondo della terrestritudine, sostanzialmente guarda gli altri, guarda qualcun altro godere.  Cercando di accontentarsi di ciò che può riservargli la sua scala di valori.
Ma il confronto, in un mondo dove tutto è (sempre) in mostra, è sempre meno sopportabile.
Per questo la cifra contemporanea più eloquente sembra essere quella della frustrazione.
La frustrazione infatti è un desiderio non esaudito. Che non può essere esaudito perché mancano le condizioni oggettive e soggettive per farlo.
Il mondo della terrestritudine appare sempre di più come un popolo di frustrati (chiamati ad esibire piccoli godimenti che non possono stare al passo con la concorrenza alta e con l’asticella continuamente alzata dalle necessità dei consumi).
Nel gioco delle perle di vetro del soddisfacimento individuale è sempre più ardua la scelta dell’unica via di fuga che garantirebbe orizzonti diversi: l’autocentratura, il rifiuto della gara, l’estraneamento, la ricerca di nuovi e più profondi e ancestrali godimenti, che sono quelli della vita vera, del contatto con la natura (biofilia), del riconoscimento delle sofferenze autentiche (e non delle nevrosi), della priorità dei rapporti, dell’ascolto di se stessi (in funzione anche di multi-dimensionalità, oggi del tutto aborrite).

DA UNA COREA ALL’ ALTRA

DI RAFFAELE VESCERA

Un grande pianista jazz di origini calabresi, Chick Corea, vincitore di ben 22 Grammy Award, ha conquistato l’America a suon di note. Un piccolo porcellino di nome Kim della Corea, figlio di papà dittatore, dice di volerla conquistare a suon di bombe. Il primo ci diverte con la musica, il secondo ci divertirebbe con le battute, se non fosse che il porcellino ha di fronte un gallinaccio altrettanto irresponsabile come Trump, in cerca di pretesti per portare guai al mondo.

L’ovvietà della disoccupazione

L’ovvietà è una brutta bestia! Così come la disoccupazione! Eppure parlare per ovvietà è ormai una prassi così tanto comune che sfido chiunque a trattenersi dal farlo.

E allora che ovvietà sia!

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1°Ovvietà: L’abisso siderale tra l’Università ed il mondo del lavoro.

Fatta eccezione per alcune facoltà – o università- , per molti altri studenti, una volta intrapreso il proprio percorso di studi universitario, quello che gli si prospetterà sarà un lungo e tortuoso cammino fatto di tanta teoria e ben poca pratica.

Con l’università chiunque potrà sperimentare una nuova realtà. Acquisire nuove conoscenze. Allargare i propri punti di vista. Ma poi, basta! Ogni conoscenza acquisita, per quanto illuminante, formativa o innovativa, sarà sempre troppo poco tecnica e/o specialistica  rispetto alle skills che, un qualsiasi datore di lavoro, pretenderà da voi!

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2° Ovvietà: il Master come salvagente!

Finalmente ti laurei. Raggiungi un importante traguardo…e poi? E poi nulla! Inizi la ricerca di un lavoro. Una ricerca che potrebbe condurti lungo sentieri oscuri e inesplorati. Alla volta di un’occupazione che, talvolta, potrebbe portati lontano da casa. O, dalle tue aspettative. Oppure, da quelle conoscenze acquisite all’università.

Ma non temere, Lavoro sottopagato o Non retribuito potrebbero ben presto diventare due fidati compagni di viaggio!

Decidi, allora, di prendere il toro per le corna. Anzi, di rincorrere quell’unica speranza che, avendo già da tempo compreso la situazione, aveva levato le tende e salutato tutti con un sonoro CIAONE!  Decidi, quindi, di investire nel tuo futuro. Nella tua formazione. E come? Con un Master!

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3°Ovvietà: La cultura ha un costo!

Un costo che non viene misurato in termini di impegno, costanza e forza di volontà. Ma solo in termini economici.

E saranno tanti – ma proprio tanti- i quattrini che chiunque scelga un master o corso post-laurea sarà costretto a sborsare per acquisire quelle conoscenze tecniche e pratiche – così tanto agognate –  necessarie per muovere i primi passi nel mondo del lavoro!

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Il montepremi di questo terno culturale è assai vario, non c’è che dire! Si perché si tratta di un vero e proprio terno a Lotto! Si parte dai 3.000 euro e si sale su. Sempre più su! “…Verso l’infinito e oltre”, direbbe qualcun altro. E nel frattempo che il prezzo sale, aumentano anche i dubbi.

…Sarà la scelta giusta? Sarà utile per il mio futuro?Ma soprattutto quale sarà – in questo marasma di proposte- il corso o master migliore?

Buzz

ore23 Presidenziali Francesi,spoglio in corso

macronlepen

Le Pen  e Macron vanno al ballottaggio, vedremo tra 15 giorni, intanto gli esclusi danno indicazioni per votare Macron, lo strambo ex studente gesuita con il carisma di un carciofo lesso che per i media è già presidente , la Lady è un vero spauracchio, ne parlano il meno possibile. Se fossi francese non godrei molto, stasera. Qui  finisce come con Trump…mi sbaglierò…
Notte notte….