“MAMMA VOGLIO L’IPHONE X”

Lo smartphone è diventato, soprattutto negli ultimi anni, un punto di riferimento per tutti. Mi spiego meglio: questo semplice aggeggio elettronico risolve molti problemi della vita quotidiana, come se fosse un amico fidato. Difatti ci fa compagnia in auto mentre guidiamo con un po’ di musica, ci aiuta a non perderci quando vaghiamo per le strade cittadine mai battute (a volte sembrano tutte uguali), ci aiuta a cucinare, ci aiuta a fare ricerche, ci ricorda dove altro avevi visto quell’attore di quel film che non ti viene in mente, ci permette di essere aggiornati su eventuali ritardi dei mezzi di trasporto oppure di rimanere in contatto con amici e colleghi di lavoro grazie a messaggi istantanei su Whatsapp. Sì, perché le chiamate vengono fatte sempre meno, oramai si preferiscono messaggi audio tramite app.

Ormai è uno STATUS e chi non ce l’ha viene tagliato fuori.

Ma sono tutte cose realmente necessarie?

Gli adulti che fanno uso di questi dispositivi, attualmente forse sono già stanchi ed hanno avuto anche la possibilità in passato di provare tutte le situazioni descritte sopra in maniera diretta, o meglio senza mediazione tecnologica. Magari ci voleva più tempo ma le cose si facevano lo stesso. La differenza sostanziale è che oggigiorno è tutto molto più immediato, e a portata di mano, nel vero senso della parola. Credo che chiunque farebbe fatica a distaccarsene. Esiste proprio una patologia, la nomofobia, ossia la paura di rimanere senza cellulare e, quindi, di restare disconnessi dal resto del mondo.

Per gli adulti credo il problema non vada sottovalutato. Secondo un’indagine italiana condotta dal Codacons su un campione di 300 volontari (metà uomini e metà donne) di età compresa tra i 20 e i 60 anni, è risultato che il 70% dei soggetti modifica il proprio comportamento quando è impossibile l’uso del telefonino. Di questi soggetti, il 35% ha mostrato tic di natura nervosa (mettersi le mani in tasca continuamente, cercare il telefonino sempre quando si sente uno squillo nelle vicinanze), mentre il 25% ha mostrato un’eccessiva irascibilità e il restante 10% un atteggiamento depressivo, sfociato in alcuni casi in una vera e propria crisi. In alcuni situazioni è addirittura tardi per intervenire, o meglio per far capire come sia possibile fare un uso ragionevole di questo dispositivo.

Ma con i ragazzi, o meglio con i bambini, siamo ancora in tempo?

Mi sono corretta ed ho scritto bambini poiché se fino a 10 anni fa il telefonino era il regalo più gettonato per la cresima, ad oggi è il regalo più semplice da fare per una comunione. Di conseguenza a 9-10 anni i bambini hanno già la vastità di internet tra le mani. L’utilizzo effettivo poi varia da persona a persona, ma comunque tutti giocano, tutti hanno già Whatsapp e tutti hanno un’esagerata necessità di GB (app come Musically, o Snapchat, creando contenuti, necessitano di innumerevoli mb).

Come far capire ai ragazzi come utilizzarlo correttamente?

Spesso sono i genitori, quando i bambini sono piccoli ad anestetizzare i proprio figli durante le cene con video su tablet o smartphone. Ma poi gli stessi si lamentano quando le richieste diventano esagerate: dispositivi utilizzati come guinzagli elettronici, ma che poi si trasformano in qualcosa di più complesso o meglio poco gestibili. A quell’età non tutte le funzioni cognitive sono sviluppate e un uso passivo della rete, delegando ad internet quelle capacità mnemoniche che ciascuno dovrebbe avere, priva i ragazzi di naturali strumenti e competenze.

Le soluzioni potrebbero essere molteplici, ma senza entrare troppo nel dettaglio si può semplicemente suggerire che lo smartphone è SOLO uno strumento che devi usare ma non ti deve usare.

Alessia Schiavella

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