“Nelle formazioni cerchiamo di dare le chiavi di lettura giuste per capire i comportamenti di salute dei migranti”

Di Marta Berbel Alberola

Le formazioni a operatori sociali e mediatori culturali nell’ambito sanitario del progetto Discorsi Migranti

Comitato Collaborazione Medica –socia del COP e partner del progetto Discorsi Migranti– ha avviato le formazioni programmate all’interno della fase di progetto “Sperimentazione in Piemonte”. Orizzonti di salute: migrazione, cura e cultura è l’incontro formativo rivolto a operatori sociali e mediatori culturali con l’obiettivo di fornire loro conoscenze e strumenti per effettuare un accompagnamento efficace dei pazienti migranti, e di conoscere le caratteristiche e criticità del lavoro svolto in ambito sanitario.

Rana Nahas, mediatrice culturale, e Cristina Rowinski, antropologa, sono le due docenti

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Cristina Rowinski e Rana Nahas, docenti della formazione di CCM rivolta agli operatori sociali e mediatori culturali  

responsabili della formazione, due figure diverse ma complementari esperte nell’ambito dell’interculturalità. L’esperienza di Rana deriva dal suo lavoro presso l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, con varie cooperative che si occupano dell’accoglienza dei migranti e con il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Cristina, nel suo lavoro nell’ambito del terzo settore, si è sempre dedicata a migrazione, gestione e mediazione di conflitti e, negli ultimi anni, si è specializzata nell’ambito sanitario. Attualmente lavora con Nutriaid all’interno di un progetto sull’accesso ai servizi sanitari delle donne migranti.

In che cosa consiste la formazione?

Lo scopo del corso è formare di modo adeguato i partecipanti sull’accesso e sull’uso dei diversi servizi sanitari rivolti al supporto dei pazienti migranti.

A tale fine, cosa spiegate durante la formazione?

Cerchiamo di far vedere ai partecipanti le situazioni in un modo complesso: diamo “chiavi di lettura” per capire i comportamenti di salute dei migranti cercando di prendere in considerazione tutti gli elementi che ci sono dietro un migrante e, in generale, dietro ogni persona.

Fare capire gli effetti della cultura e delle esperienze.

Esatto. È un esercizio essenziale da fare per rompere l’immagine prestabilita del migrante nella società. Spesso abbiamo una visione superficiale e stigmatizzata -influenzata dalla comunicazione che si fa nei media- e la nostra missione è lavorare in profondità con i partecipanti per costruire una nuova immagine a 360 gradi della persona. Unicamente in questo modo si potrà raggiungere una mediazione efficace e adeguata.

Come si struttura la formazione?

Iniziamo con una parte introduttiva in cui presentiamo teorie e concetti su salute e migrazione. Poi c’è una parte più operativa di orientamento ai servizi sanitari e alla fine, facciamo un lavoro pratico: presentiamo dei casi studio e li discutiamo in gruppo. Cerchiamo di stimolare delle riflessioni per vedere quali possono essere le varie interpretazioni di una situazione.

Perché la formazione è rivolta a operatori sociali e mediatori culturali?

Perché entrambe le figure sono parte integrante nell’accoglienza di rifugiati e migranti. Molto spesso lavorano in equipe e il più delle volte si trovano a risolvere problematiche importanti e di natura molto diversa e, quindi, devono essere a conoscenza di tantissimi aspetti burocratici, di accesso ai servizi…

E fomarli in ambito sanitario è importante perché…?

L’integrazione passa dalla sanità. Conoscere i servizi in modo corretto è sicuramente un primo passo verso l’integrazione e l’autonomia.

Qual è il profilo dei partecipanti del corso?

Dipende tanto della città. Abbiamo impartito un totale di quattro formazioni: una ad Alessandria, un’altra ad Asti e due a Torino. A Torino hanno partecipato più mediatori e facilitatori linguistici di nazionalità molto varia: Nigeria, Costa d’Avorio, Congo, Marocco, Tunisia…

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Incontro formativo Orizzonti di salute: migrazione, cura e cultura 

 

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