#2 LawTips: Mantenimento dei figli

felicità_padrefiglioContinua la rubrica LawTips! Innanzitutto ci scusiamo per i giorni d’assenza ma, ahimè, se gli studi che stiamo affrontando non richiedessero impegno non varrebbe la pena dedicarcisi.
Quest’oggi cercheremo di chiarire uno spinoso tema: fino a quando sussiste per i genitori l’obbligo al mantenimento dei figli?

– Panorama legislativo

Primo e più importante baluardo normativo per quanto riguarda il mantenimento dei figli è l’art. 30 co. 1 della nostra Costituzione, il quale recita: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.”
Tali doveri, però, non sono solo statuiti dalla Costituzione, bensì, anche dalla legge ordinaria che, con gli art. 147 e ss. del Codice Civile, ribadisce i doveri già trovati nell’art. 30 Cost.
Questo diritto, tuttavia, non può dirsi illimitato nel tempo pur se non vi sono specificazioni temporali né nel dettato costituzionale né nel testo del Codice Civile.

L’obbligo di mantenere i propri figli sicuramente non si esaurirà con il raggiungimento della maggiore età come dimostra la novella legislativa della legge 54/2006 che all’art. 155-quinquies che ha stabilito la possibilità di un assegno di mantenimento direttamente al figlio maggiorenne.

Ma allora quand’è che si estingue il suddetto obbligo?

Indipendenza economica

Premettendo che all’art. 315-bis c.c. troviamo scritto che: “Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa”, possiamo sicuramente affermare che un limite al mantenimento è il raggiungimento dell’indipendenza economica della prole.
Con questo termine si intende un’autosufficienza economica tale da provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita. La Suprema Corte di Cassazione ha infatti stabilito, con la sentenza del 9 maggio 2013, n. 11020, che: “(…) l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli secondo le regole dell’art. 148 cod. civ. non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso (…)

Da questa sentenza (culmine di un solido orientamento giurisprudenziale), inoltre, ricaviamo altri importanti elementi: la mancata indipendenza economica del figlio, non deve essere frutto di una sua inerzia, negligenza o da un fatto comunque a lui imputabile perché in tal caso, a contrario, cesserà ipso facto l’obbligo per i genitori di concorrere al mantenimento.
Per fare qualche esempio possiamo rilevare l’esonero della corresponsione del mantenimento, nei casi in cui il figlio maggiorenne abbia opposto rifiuto ingiustificato ad offerte di lavoro (Cass. Sent. n. 4765/2002; n. 1830/2011; n. 7970/2013); ovvero nei casi in cui ci sia stata una colpevole inerzia prolungando il percorso di studi senza alcun rendimento (Cass. Sent. n. 1585/2014).

In conclusione, si può quindi affermare che l’obbligo al mantenimento è strettamente connesso al comportamento del figlio che deve attivarsi con il successo negli studi e con la ricerca di un lavoro (anche a tempo determinato) per ottenere un’autosufficienza finanziaria.

Importante: una volta venuti meno i presupposti del mantenimento, la sopravvenienza di circostanze ulteriori che determinano l’effetto di rendere il figlio momentaneamente privo di sostentamento economico non può far risorgere l’obbligo potendo sussistere al massimo, in capo ai genitori, un obbligo alimentare (Cass. sent. n. 2171/2012; n. 5174/2012; n. 1585/2014).

L’onere della prova

L’onere della prova ai fini dell’esenzione dall’obbligo del mantenimento (per il quale è necessario un provvedimento del giudice) spetta al genitore ,il quale deve fornire la prova che il figlio è divenuto autosufficiente, ovvero che il mancato svolgimento di attività lavorativa sia a quest’ultimo imputabile (Cass. sent n. 2289/2001; n. 11828/2009).

 

-Mattia

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