A Berlino l’odio per gli hipster ha raggiunto nuovi livelli


Foto di Alex Young

A Londra, decenni di gentrificazione hanno dato vita ad una forte retorica anti-hipster. A Berlino, il fenomeno si sta intensificando e trasformando in un attacco indirizzato alla giovane “classe creativa” della capitale, la stessa che, insieme agli stranieri, viene additata quale causa dell’innalzamento degli affitti. I proprietari dei locali hanno avviato campagne anti-hipster e qualcuno ha persino invitato all'uso della violenza contro le orde di invasori. 

In passto avevamo già trattato la questione seguendo le proteste contri i nuovi piani edilizi, e decisi a sentire anche le altre campane abbiamo contattato Hipster Antifa Neukölln, il gruppo nato per contrastare. Jannek, portavoce di Hipster Antifa, ci ha spiegato perché il suo gruppo sta facendo ciò che sta facendo e perché la gentrificazione è un fenomeno globale che—a suo giudizio—dovrebbe essere visto alla luce di un nuovo contesto. 

VICE: Quando è nato Hipster Antifa Neukölln?
Jannek:
Direi due anni fa, quando in giro per la città aveva fatto la sua comparsa un graffito anti-hipster e anti-turisti. Sembrava troppo serio per essere uno scherzo, quindi decidemmo di aprire una pagina Facebook e cominciare una controffensiva. Avevamo i nostri sospetti su chi si celasse dietro a questa trovata, e volevamo criticarli facendo capire alla gente cosa stava succedendo.

Che tipo di graffiti?
Roba tipo, “turisti, tornatevene a casa!” e “Morte agli hipster!”. Ce n’erano un sacco in giro. Molti pensavano fosse uno scherzo ma poi, nell’estate del 2011, ci sono stati molti attacchi ai danni di hipster e sempre più scontri nei locali, per via di persone che venivano buttate fuori perché vestite da hipster. Qualche proprietario di bar ha iniziato a mettere in vetrina cartelli con scritto “No hipster, no turisti”, roba del genere. La situazione stava prendendo una brutta piega. È stato allora che abbiamo deciso di fare qualcosa. Abbiamo pensato, "Berlino non dovrebbe essere così": volevamo capire il motivo di quel sentire. Tutti i nostri amici avevano un passato in gruppi di sinistra e anti-fascisti e sapevamo che a scrivere quelle cose contro gli hipster era stata gente con trascorsi simili. Credono che la gentrificazione sia colpa dei turisti, ma è una spiegazione molto semplicistica. Così abbiamo deciso di fondare un gruppo per difenderci. 

C’è un gruppo preciso dietro questi attacchi?
No. Ci sono gruppi e singoli individui—gente giovane e normale, e qualche graffitaro. Come ho già detto, ci sono anche gruppi di militanti di sinistra che attaccano bar o minacciano i turisti con l’intento di porre fine alla gentrificazione.

Per quale motivo attribuiscono la colpa agli hipster?
Penso sia perché, a un livello superficiale, puoi notare il cambiamento di certe zone proprio con l’arrivo di turisti e hipster. I negozi provano a vendere roba ai turisti, e i bar alzano i prezzi. Dare la colpa a turisti e hipster è una conclusione abbastanza facile a cui giungere. Ma anche il fatto di mettere insieme hipster e turisti è una cazzata. Le due categorie non coincidono l'una con l'altra, e questo è indicativo della mancanza di un'analisi oggettiva di classe. Per esempio, può essere vero che molti giovani vengano qua da tutto il mondo, ma non arrivano solo da paesi benestanti come gli Stati Uniti. Tanti sono spagnoli, perché in Spagna c’è un alto tasso di disoccupazione. Molti non hanno soldi e vengono qui perché costa poco. Per un certo tipo di berlinese convinto che quelli che vengono da fuori siano tutti ricchi persone come queste sono sempre quelle a cui dare la colpa. 

Com’è questo tipo di berlinese?
Principalmente sono persone che si sono trasferite in zona negli anni Ottanta e Novanta, quando era tutto malandato e poco costoso; molti di loro sono stati parte di un’avanguardia. Potevi guadagnarti da vivere molto facilmente, a quei tempi. Ora quelle persone sono invecchiate e hanno famiglie e affari, e non riescono ad accettare il fatto che le cose siano cambiate. Sono gli intelletuali e gli attivisti di sinistra che sono scesi in strada a Kreuzberg nel 1987, 1989 e 1990. La loro visione della gentrificazione non si basa su un’ideologia di sinistra; sono bellicosi e arrabbiati, ma non sembrano riconoscere che molti di loro rivestono posizioni di potere.

Quanto ha influito la situazione politica europea su Berlino e sulla mentalità dei suoi abitanti? Mi riferisco anche alla questione dell'immigrazione, dato che di recente alcuni profughi hanno iniziato uno sciopero della fame per rivendicare i loro diritti.
È difficile da spiegare. Il sindaco e il governo vogliono solo immigrati con un’educazione. I rifugiati qui non hanno praticamente diritti. Negli anni Novanta nella parte orientale del Paese ci sono state molte azioni violente di movimenti neonazi xenofobi e per rispondere a ciò, a giugno del 1993, il governo ha cambiato le leggi sul diritto di asilo. Al tempo c’era un sacco di gente che cercava asilo politico per scappare dall'ex blocco orientale; la normativa è cambiata, e se arrivavi da un paese adiacente alla Germania considerato sicuro, la tua richiesta di asilo avrebbe potuto essere rifiutata. Tutti i paesi adiacenti alla Germania sono considerati sicuri.

La politica mainstream tedesca è in una situazione di stallo, al momento. L'Unione Cristiano Democratica sembra disporre di un mandato infinito e Die Linke, il partito di sinistra, è spesso osteggiato dai radicali.
Ci sono determinati circoli in cui Die Linke non ha molto successo, ma nella zona est di Berlino ha la sua buona percentuale di elettori. Quelli che vivono in quartieri più vicini al centro, tipo Kreuzberg, stanno assumendo posizioni più conservatrici. Nelle ultime elezioni, Kreuzberg ha votato per il Partito Verde. È come dire “Non voteremo per Die Linke perché sono troppo sinistroidi, non voteremo per i Socialdemocratici perché sono noiosi e non voteremo per i Cristiano Democratici perché sono troppo conservatori, quindi voteremo per il Partito Verde, perché sono un po’ di sinistra e anche un po’ conservatori." Queste sono persone con interessi verso l’ambiente, un buon lavoro e una bella casa in una bella zona. Stanno mentendo a loro stessi.

Come hanno influito le misure di austerity di Angela Merkel sui berlinesi?
In generale non eccessivamente, perché a Berlino siamo abituati a una vita poco dispendiosa. Ma per alcuni hanno significato un impoverimento tale da dover ricorrere alle case popolari. Io lavoro come operatore sociale a Marzhan-Hellersdorf, una zona piena di gente in cassa integrazione. Berlino resta ancora abbastanza economica. Se vai a Parigi e vuoi una casa a poco prezzo devi andare a vivere nelle banlieue, lì la divisione tra ricchi e poveri è molto pronunciata. A Berlino, se hai interessi creativi e del talento puoi fare un tentativo. Questa è un’altra ragione per cui i berlinesi non amano gli stranieri: sono una forza con cui comptere. Ed è triste, perché molte delle persone che vivono a Kreuzberg sono a loro volta arrivate come immigrati.


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