A Nereto Babbo Natale è arrivato in anticipo!

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Io avevo sempre saputo che in questo periodo si scrivono le letterine a Babbo Natale, ma non mi era mai capitato di sentire che avvenisse il contrario. Invece oggi sorpresa! Ricevo una bella letterina firmata da ben sette “babbi Natale!” E che fortuna, mi sono detta. Almeno prima di iniziare a leggerla, o, peggio, prima di riconoscere i sette “babbi”. Perché più o meno erano quelli dell’altra volta, quelli del volantino kitch scritto tutto in maiuscoletto, grassetto, sottolineato e – ci vogliamo rovinare siori e siore! – pure rosso sangue. Ebbene costoro, rinfrancati e ringalluzziti dallo scioglimento dell’amministrazione Di Flavio, ma anche, forse, dall’aria che tira in Italia (vogliamo parlare di certe mummie che sono uscite dalle loro cripte ripulite, lucidate e ringiovanite di almeno vent’anni?), ebbene costoro, dicevo, sono tornati a far sentire la loro voce; un po’ sgradevole a dire la verità. Voce che dice più meno le stesse cose di sempre, e cioè: quando c’erano loro in paese andava tutto a gonfie vele, le tasse erano bassissime, la disoccupazione non esisteva, le fabbriche funzionavano a pieno ritmo, il paese era lucido come uno specchio, le casse comunali traboccavano di oro, incenso e mirra, ecc. ecc. ecc.

Vabbè, torniamo seri per un secondo, ma certa gente non ha proprio il senso della vergogna? Come si fa ad affermare che durante la precedente amministrazione tutto filava liscio mentre con l’amministrazione Di Flavio il paese è andato a rotoli; manco Di Flavio e co. fossero il Male Assoluto! Perché ce ne vuole ad affermare che l’atteggiamento dell’ex giunta fosse in generale  “sordo e supponente, mediocre”, ma, soprattutto, “assente riguardo i grandi temi come la sicurezza sismica degli edifici scolastici”. Orbene, sì, perché quando bisogna indignarsi l’orbene ci sta, orbene, dicevo, sarebbero così gentili lor signori (i fantastici 7 meno 2/3 di ultima aggiunta) di dirmi nel 2009, dopo il disastroso terremoto dell’Aquila, cosa abbiano fatto per sistemare i succitati edifici scolastici?  Ve lo dico io: NIENTE! Assolutamente niente, nulla di nulla, nisba, nada.

Come si fa a puntare il dito contro un sindaco che ha dovuto affrontare un’emergenza come quella della lunghissima sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 e protrattasi fino al gennaio 2017 e, ahimè, ancora in atto, almeno a sentire l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)? Come si sarebbero potuti mettere in sicurezza gli edifici scolastici se dopo ogni controllo seguiva una nuova scossa e bisognava effettuare i controlli da capo? Ecco, questo io lo chiamo “arrampicarsi sugli specchi”. Il vecchio sistema di certa politica che invece di fare ammenda, o, almeno, tesoro degli errori commessi durante la loro amministrazione, non solo cercano di gettare fumo negli occhi dei futuri elettori mascherando le loro pecche mettendo in risalto le presunte incapacità amministrative dell’avversario, ma, peggio, creano ad hoc falsi problemi sui quali puntare il dito. E questo sempre attraverso la demonizzazione dell’avversario. Un comportamento politicamente corretto, forse, ma umanamente deprecabile. Non ho mai tollerato, infatti, l’atteggiamento di certi politicanti buoni solo a puntare il dito contro l’altro – che è sempre brutto, sporco e cattivo. Un atteggiamento che, sinceramente, mi riporta alla memoria gli anni più bui della nostra storia patria. Una lezione che, purtroppo, pare non essere ancora entrata nelle coscienze di molti italiani che, ancora oggi, cavalcano il malcontento della gente comune proponendo soluzioni semplicistiche trovando nell’altro il capro espiatorio, il colpevole sul quale riversare le ansie e le frustrazioni, legittime per carità, di una parte sofferente della nostra società. A non essere legittimo, però, è questo voler puntare il dito contro l’altro senza capire che un giorno al posto dell’altro potremmo esserci noi, e certo non credo ci farebbe piacere!

Ma per tornare ai problemi spiccioli del nostro Nereto, credo che un po’ di sana collaborazione non avrebbe fatto male a nessuno, e, anzi, il paese ci avrebbe guadagnato. Invece a prevalere è sempre la logica del mettersi in mostra, dello sgambetto politico atto ad affondare l’avversario.

Ci sarebbe molto da aggiungere, da criticare, ma preferisco tagliare qui. Concludo quindi dicendo che sì, forse l’amministrazione Di Flavio avrebbe potuto fare di più, su questo possiamo anche essere d’accordo, ma forse avrebbe potuto fare ancora di più (e meglio!) se all’opposizione avesse trovato delle persone collaborative, umili, pronte a fare un passo indietro per il bene della collettività. Rispettando così anche il volere dei neretesi che quella giunta l’avevano votata affidandole il compito di amministrare il paese per cinque anni. Cinque! Beneficio che purtroppo non ha avuto ma che, invece, è stato concesso a chi l’aveva preceduta, senza tuttavia produrre grandi risultati.

Forse sarò di parte, ma lo sforzo di promuovere la cultura, che a mio avviso serve alla creazione di una coscienza sociale, a far sì che il cittadino abbia un’opinione solida e non si lasci manipolare, vale tutta l’esperienza dell’amministrazione Di Flavio.

Ma voglio concludere come ho iniziato questo articoletto, ovvero con una nota di leggerezza, giusto per stemperare gli animi.

Sempre facendo riferimento al precedente manifestino, quello kitch scritto tutto in maiuscoletto, grassetto, sottolineato e pure rosso sangue, mi ha fatto enormemente piacere vedere che i miei suggerimenti sono stati accolti da  chi si è preso la briga di eseguire la stesura di quest’ultimo, bravi! Mi complimento con voi.

Be’,  adirla tutta, qualcosina da perfezionare c’è ancora, come, per esempio, tutti quei termini in grassetto che a leggerli ti fanno venire “li papattelle all’uocchije”, come diciamo noi in dialetto. Ma sicuramente meglio del primo, non c’è dubbio. E poi, che volete, bisogna anche perdonarli perché si vede che il richiamo del neretto deve proprio risultargli irresistibile! ;-)

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