A testa bassa

foto tratta dal web

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Questa sera con la santa processione, nel mio piccolo paese, inizia la celebrazione, inizia la “quattro giorni” per la festa patronale di Maria SS.ma delle Grazie. “Celebrare la festa della Madonna delle Grazie per noi è motivo, occasione e stimolo per rinnovare e rinsaldare la nostra devozione, il nostro legame e il nostro amore nei confronti di Maria.” Ogni anno, in questo periodo, la nostra “cittadina” si colora e riscopre lati gioiosi caratteristici del nostro modo di accogliere qualche turista che ci viene a trovare. L’ospitalità, la voglia di stare insieme, prima di tutto, mantenendo sempre e comunque le nostre antiche radici storico-culturali.

Quest’anno non credo, però, che parteciperò alle celebrazioni, non andrò in piazza, non passerò la serata con i miei amici “superstiti” che non sono già ripartiti destinazione Università. “Il solito asociale” scherzeranno i miei compagni di avventura… di una vita che ancora non so come ben usare la sua bussola. Troppe volte mi perdo in essa, troppe vento, troppe scuse ed errori da rimediare, momenti di felicità che si contrastano con attimi di vivace solitudine. Quest’anno non uscirò, nessun giro alle macchine scontro o qualche giro di bevute. Nessun look particolare da esibire, nessun vestito elegante da indossare. Troppe persone da evitare. Sono una frana nei rapporti sociali, rovino tutto, sono un “masochista al contrario”, la testardaggine, l’imprevista impulsività poi fanno il resto. Ragazze da dimenticare, vecchi amici da non rivedere. Indesiderato ad una festa per pochi intimi. Sono una frana, un babbeo, rovino tutto il possibile, ruspa, carrarmato sui miei momenti felici. Fragile come un pezzo di cristallo. La mia solitudine che non sempre si traduce in onesta visibilità la riserbo per queste occasioni. Vorrei avere un telecomando e riavvolgere la mia esistenza, rifare, ricominciare da zero. Non riesco a dimenticare gli errori, le macchie che sulla coscienza rimangono scalfite. Sono un ragazzo emotivo, forse troppo e le ferite, le crepe dell’anima fanno fatica a guarire. Evitare gente, evitare il mondo che nel bene e nel male mi ospita inquieto nel vedere i miei prossimi passi. Dovrei evitare gente che puntualmente durante la serata farà finta di niente come se io non esistessi. Dovrei fare finta di niente allora? Fare finta di non esistere avvolto da un velo di invisibilità? E solo che quando conosci una persona, un nuova persona, non puoi stabilire subito quale sarà la fine di un rapporto, pensare già ad un possibile addio. Le amicizie non sono tutte sotto cura medica perché terminali. Infinita, la voglia di complicarmi terribilmente l’esistenza andando a velocità non consentite per la il mio essere, le mie caratteristiche, la mia coscienza che avvolte mi avvisa troppo tardi del pericolo incombente, che sta per arrivare, faccia a terra e non parlare!!! Mi sento in colpa per colpe non mie “sembri così pentito dei tuoi sbagli che un omicida, un assassino in confronto a te sembra un santo e tu un poveraccio” sentenziano le persone che mi vogliono bene. Forse dovrei ripartire da loro, non usandole come riparo, come protezione per qualche mia disfatta emotiva. Ma come risorsa per non dichiarami “fallito”. Spesso affitto la mia anima, immobile, al tempo che logora chi smette di seguirlo. “Fregatene… che te frega!” tutti mi dicono cosi circa il mio pensiero di auto-esclusione. Ci proverò, lo prometto, ma fino a quando camminerò a testa bassa?

Raffaele

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