AFOBIA, ALLOSESSUALITA’ E COSA VUOL DIRE ESSERE QUEER

[Tradotto da https://medium.com/@herbixarre/acephobia-allosexuality-and-what-it-means-to-be-queer-cc5b5329bfdd di Ren Drincic]

Vorrei fornire una panoramica completa del cosiddetto “ace discourse” [dibattito sull’asessualità] che sembra infettare l’internet periodicamente negli anni, come un’infezione delle vie urinarie che ha superato senza alcun effetto tre cicli di antibiotici, sempre e solo affievolendosi ma mai sparendo definitivamente. In quanto persona asessuale che ha frequentato questo mondo fin dal 2010, ci sono sempre stati preconcetti erronei per quanto riguarda questo problema da che ho memoria. Iniziamo con le basi, giusto per divertimento.

Disclaimer: in quanto persona alloromantica, non parlerò in vece delle persone aromantiche. Molti di questi aspetti possono essere certamente generalizzati, ma non voglio far finta di sapere cosa significhi essere aromantic* perché veramente non lo so. […]

 

ASESSUALE? COME UNA PIANTA?

No, non provo attrazione sessuale per me stess*. No, non tutte le persone asessuali si masturbano e no, non tutte le persone asessuali non si masturbano. Non mi sono mai svegliat* la mattina con un mio clone accoccolato di fianco a me, essendosi riprodotto come farebbe un microrganismo. Queste potrebbero sembrare cose stupide da pensare adesso, ma questa era la maggior parte della conversazione fattibile quando ho iniziato a fare coming out. Ho pensato quindi di confutarle il prima possibile.

L’asessualità è definita come la mancanza non-normativa di attrazione sessuale per chiunque a prescindere dal genere. “Normativa” è una parolina comoda che significa “fuori dallo spettro di ciò che viene considerato “normale” dalla società”. Per esempio, il costrutto della cisnormatività implica che essere cisgender sia la condizione “normativa” per un individuo. Di conseguenza, in base alla definizione, si spera che tu possa già immaginare cosa ci sia di così queer nell’asessualità. Ecco altri termini usati dalla comunità:

–          Asessuale sex-positive: individuo asessuale a cui non dispiace fare sesso

–          Asessuale sex-negative: individuo asessuale che preferirebbe non fare sesso

–          Asessuale sex-repulsed: individuo asessuale che aborrisce tutte le forme di contatto sessuale –  per alcuni, ciò include attività tra cui andare dal/la ginecolog*

–          Demi-asessuale/demisessuale: individuo asessuale che può provare attrazione sessuale dopo aver raggiunto un certo livello di intimità con qualcun*

–          Greysessuale: individuo asessuale che fa esperienza di attrazione sessuale ad alcuni livelli, anche se non abbastanza vicino ad essere considerato all’interno del range “normativo”

–          Allosessuale: persona che prova un livello normativo di attrazione sessuale. Considera questo termine molto simile a “bianc*” “cisgender”, “abile”, “eterosessuale” e simili. Non è che sia necessariamente una cosa negativa essere così, è solo che il fatto di essere allosessuale ti protegge dalla discriminazione che subiscono le persone asessuali. Alcun* non apprezzano il termine perché “l* mette nella stessa categoria [cioè quella del privilegio] delle persone eterosessuali!”, ma in realtà qualsiasi aggettivo lo fa. Non vedo persone dire “non chiamarmi bianc*, mi mette nella stessa categoria delle persone etero!”

 

Non è davvero ruolo delle persone esterne decidere se qualcun* è asessuale o no. Personalmente, avevo capito di esserlo non appena ho visto il termine. Molte persone dicevano cose tipo “Oh, hai 15 anni, semplicemente non sei ancora sbocciat*”. Tuttavia, non direi di essere d’accordo con l’idea che devi avere una certa età per identificarti in qualcosa – parte del motivo per cui mi sono identificat* con così tanta intensità in questo termine è che io potevo sentire quanto fossi fuori dalla norma.

I/le mie/i amic* erano solit* parlare di argomenti concernenti il sesso, mentre io sentivo davvero poco coinvolgimento. Mi sentivo come l’unica persona nel mio gruppo di coetane* a sentirsi come mi sentivo io. Questa sensazione di “estraneità” è ciò che mi ha spinto ad interpretare me stess* come persona asessuale. Nonostante la mia educazione molto sex-positive, nonostante avessi un gruppo di amic* che rifiutava pesantemente ogni forma di slut-shaming [forma di insulto, rivolta alle persone afab, che attacca la libertà sessuale], non ho mai sentito come una cosa mia l’essere sessualmente attratt* da chiunque. Molte persone mi hanno detto che ero rott*. Di certo mi sentivo così. Trovare un modo adeguato per definirmi mi ha aiutato però ad accogliere la mia diversità.

 

QUEER ABBASTANZA

Per prima cosa, vorrei rivolgermi a tutte le persone tra voi che credono che l’asessualità non sia abbastanza “queer” per far parte della comunità LGBTQIA+. Capisco perché vogliate tenere “chiuse le porte”, controllando gli ingressi nella comunità, decidendo chi ha il permesso di entrare e chi no. Molt* di voi sono bisessuali, non binari, e altre persone queer che una volta si sono dovute sorbire l’obiezione “sei abbastanza queer?”.

Anche io una volta “tenevo le porte chiuse” come fate voi. Quantificavo quanto trans una persona trans dovesse essere per rientrare nel termine ombrello. Ho cercato di dividere la comunità bisessuale tra “ver*” e “fals*” bisessuali. L’ho fatto soprattutto per un motivo – non provavo senso di appartenenza.

Mi sembrava che, fornendo delle linee guida, potessi inscatolarmi con precisione in una definizione valida. Se potevo dire dove stava il confine tra queer e non queer, potevo dire di essere queer in modo supremo!

Nel tentativo disperato di confermare la mia identità, ho messo alla gogna le esperienze altrui. Quello che invece ho ora realizzato è un concetto meraviglioso: se definiamo queer tutte le persone che si sono sentite ostracizzate per le loro espressioni di genere ed orientamento sessuale (e che desiderano identificarsi con questo termine, cosa che non tutte fanno), allora noi siamo automaticamente inclus*!

Per quanto riguarda l’utilizzo del termine “queer”, utilizzerò dei post di una persona che mi è molto cara, @neurstorm su twitter:

<<Se vuoi seguire l’approccio della riappropriazione dell’insulto, allora non hanno il diritto di usarlo neanche le persone non binarie (che erano per lo più sconosciute quando l’insulto era al suo massimo utilizzo e quindi poi strategicamente riappropriato), transmascoline [persone trans di genere o con espressione di genere maschile] (che l’oppressione sapeva a stento esistessero) e discutibilmente persino le lesbiche cisgender (che spesso avevano insulti specifici rivolti solo a loro), in quanto l’insulto “queer” era enormemente rivolto agli uomini gay e alle persone transfemminili (dal momento che l’oppressore credeva che fossero una cosa unica).

Nonostante ciò, si è concordato che per estensione ad un tipo di oppressione più generale tutte le persone gay e trans potessero “averlo”. È stata proprio questa idea di oppressione generale che ha dato origine alla coalizione LGBT+, dal momento che l’oppressore vedeva tutte queste persone solo come manifestazioni diverse della stessa cosa.

La ridefinizione dell’insulto come sinonimo della coalizione politica LGBT+ è stata parte del suo processo di riappropriazione. Si usava una duplice strategia. Primo: si usava la sua imprecisione per raggruppare tutti i casi estremi, dal momento che il genere e la sessualità sono estremamente soggettivi. Secondo: si usava la ridefinizione del termine per neutralizzarne la potenza offensiva trasformandolo completamente in qualcosa di totalmente diverso nei cuori e nelle menti del mondo cisgender ed etero.

A prescindere da come si definisce il termine, c’è una certezza di base. Non ha assolutamente ALCUN PESO nella scelta di chi debba essere considerat* parte della più larga coalizione LGBT+, sia che il termine sia usato per definirla sia che non lo sia!

Detto questo, come DOVREMMO definire le persone che ne sono incluse?

Ci sono varie opzioni, ma per quanto riguarda strettamente la parte concernente la “sessualità” io tendo ad includere quelle che rientrano in 3 categorie base.

  1. È un allontanamento significativo dalla sessualità standard.
  2. È un allontanamento significativo dalle aspettative sessuali di default poste su di te dalla società.
  3. Ha un impatto significativo nella vita di qualcuno in relazione al modo in cui si rapporta alle aspettative sessuali della società.

Ciò non implica che debba esserci a priori una forma di oppressione, questo è arbitrario. L’oppressione è un sottoprodotto di una società che si comporta male nei confronti di determinati gruppi per via delle loro identità, ma non è parte dell’identità stessa (se così fosse, allora la loro identità cesserebbe di esistere qualora l’oppressione nei confronti di una determinata categoria finisse, ma io non smetto di certo di essere autistic* se un giorno mi sveglio in un paradiso dove l’abilismo non esiste).

L’oppressione è dove c’è un pattern sistematico di maltrattamento e pregiudizio che si adatta alle strutture di potere vigenti e da esse è sostenuto, togliendo potere e marginalizzando l’altro gruppo per la sua devianza dall’immaginario di ciò che è normale.

Vediamo ora dove si collocano le persone asessuali nei 3 criteri sopra riportati.

  1. L’asessualità è un distacco significativo dalla sessualità standard, dal momento che la sessualità standard prevede di default un livello di libido e desiderio medio-alto (meno per le persone percepite come donne, ma meno non significa comunque del tutto assente).
  2. L’asessualità si distacca significativamente dalle aspettative poste sull’individuo, da cui si richiede di praticare la sessualità e provare un certo livello di desiderio sessuale per essere vist* come un* buon* partner (e nel caso di persone che si identificano come maschi, vedere validato il loro genere).
  3. Ha un impatto importante sulla vita di una persona perché l’aspettativa ed il desiderio della sessualità (o per lo meno la finzione di una per l’altra) sono visti come parti di default delle relazioni romantiche al punto che alcune persone credono addirittura implicitamente che sia l’unica ragione di vita. Ha un impatto significativo perché si crede sempre che sia dovuta a traumi infantili, timidezza o al “non aver incontrato la persona giusta” (tra l’altro, anche quando è davvero così, non rende meno valida la propria asessualità).>>

 

Ritornerò tra poco ad utilizzare delle sue informazioni, in quanto ha molto altro da dire. No, non è una persona cisgender né eterosessuale, se stai cercando scuse per invalidare la sua opinione. A dire il vero, non è neanche asessuale! Quindi aggiungerò la mia esperienza per sostenere i suoi argomenti.

Al momento mi identifico come GenderVague [“di genere vago”] (essendo nello spettro autistico, non riesco sempre a capire costrutti come il “genere”), biromantic*e asessuale. Non ho fatto coming out come persona non binaria fino al 2014, perché non avevo i termini per descrivermi, e non ho fatto coming out come non-eteroromantic* finché non mi sono forzat* in uno stato di ebrezza (leggi: mi sono completamente ubriacat*) e ho fatto sesso con una ragazza per avere conferme dall’esterno.

Sapevo che mi piacevano le ragazze, non fraintendetemi! È solo tremendamente difficile darne prova quando sei asessuale. Potrei dire che mi piacciono le ragazze da quando ero alle elementari, ma ero sempre un* “fint* bisessuale” finché non ho potuto dire di aver fatto sesso con una donna. La mentalità della comunità (e il mio desiderio di non deludere la mia fidanzata allosessuale) mi hanno portat* a fare quello che ho fatto, tutto per poter dare validità alla mia identità.

Sto raccontando questo per dire che ogni volta che sento le persone parlare di questi “asessuali cis ed etero” che cercano sempre di “infiltrarsi” e bla bla bla, rivedo me stess* nel 2012. Alla maggioranza delle persone queer io sembravo etero, dal momento che non avevo fatto coming out. Io penso che nessuno di noi sia meno queer, che ci forziamo di fare sesso o meno. […]

E per quelle persone che si identificano come eteroromantiche? Ripeterò quello che dicono tutte le persone asessuali di tutti gli orientamenti: se dici che una persona asessuale eteroromantica non è benvenuta nella comunità, ma dici che io sono benvenut*, stai dicendo precisamente che le mie esperienze da asessuale non contano niente. Dal momento che io personalmente ho ricevuto più discriminazione in quanto asessuale piuttosto che in quanto bi (sottolineo il “personalmente”, dal momento che ciascun* ha esperienze differenti), mi sento piuttosto invalidat* quando viene detto che non sarei queer se non fossi anche bisessuale. Non puoi definire queer la mia asessualità ma allo stesso tempo sostenere che l’asessualità nel suo complesso non è queer.

Riporto ora la seconda parte del discorso di @neurostorm:

<<Per quanto riguarda l’oppressione, c’è un pattern sistematico di maltrattamento e marginalizzazione delle persone asessuali che favorisce la struttura di potere. La comunità Asessuale può probabilmente rispondere a questo con maggior dettaglio, ma il primo esempio di oppressione sistematica che mi viene in mente è che la società considera la bassa libido come una forma di arresto dello sviluppo di crescita dell’individuo (concetto che in un certo senso è anche collegato all’abilismo). La società pressa la persona asessuale a performare la sessualità […] con metodi tra cui lo stupro correttivo. La società cancella l’esistenza delle persone asessuali (conosco delle persone evangeliche che credono che non esista l’asessualità e che chi dica di esserlo sta solo cercando di mostrarsi virtuos* perché non ha ancora ammesso a se stess* i suoi “peccati del cuore”).

Tutto questo è oppressione, usando la definizione che ho dato precedentemente. È uno “schema sistematico di maltrattamento e pregiudizio che si adatta alle strutture di potere e da esse è promosso, togliendo potere e marginalizzando l’altro gruppo (in questo caso, le persone asessuali) per la loro deviazione dalla nozione comune di normalità.”

Ricapitolando, il mio ragionamento si riassume come segue.

  1. La strategia della riappropriazione del termine “queer” per dare il nome alla coalizione è stata arbitraria e decisa all’interno della comunità LGBT+ all’incirca tra il 1990 e il 2000. Se qualcun* personalmente non apprezza essere chiamat* in quel modo, va bene, ma non ha il diritto di dire alle altre persone come dovrebbero riferirsi a sé stesse. Questo discorso si applica a tutti gli insulti, i termini o le espressioni di identità che sono stati riappropriati. […]
  2. A prescindere dalla definizione operativa di “queer”, questa non ha alcun peso sul poter ammettere o no le persone asessuali alla coalizione politica.
  3. Basandosi su criteri che io ritengo essere ragionevoli, le persone asessuali HANNO le caratteristiche per far parte della coalizione politica.
  4. Si può dimostrare concretamente che le persone asessuali sono oppresse per la loro asessualità.>>

 

Ci sono sicuramente alcune persone che cercheranno a questo punto di obiettare che ammettere le persone asessuali al pride farà in modo che le loro voci copriranno quelle di gruppi “più importanti”. Vorrei introdurvi quindi un concetto che ogni pride a cui abbia partecipato ha fallito ad implementare: dare priorità alle voci intersezionali. Dare il microfono a lesbiche transgender di colore invece che a uomini gay cisgender. E buona pace a Marsha P.

Insomma, in quanto persona disabile, transgender, biromantica, asessuale, autistica ed immigrata, sono dieci volte più intersezionale di Tyler Oakley, quindi possiamo smettere di considerare la nostra prima scelta come speaker persone come lui? […] Il mio punto è che sto sognando attivamente un mondo in cui le persone che sono solo una lettera dell’acronimo non parlino anche al posto nostro. Non credo che sia giusto spaventarsi perché le persone asessuali stanno prendendosi degli spazi quando la nostra comunità è così palesemente whitewashed e ciswashed al momento [ovvero predilige la rappresentanza e la rappresentazione di persone bianche e cisgender]. Difendete l’intersezionalità per tutt*, non date più agli uomini gay e cisgender il permesso di parlare al posto di tutt* quant*.

 

AFOBIA

Afobia, acemisia, aceantagonism [paura, odio ed antagonismo nei confronti delle persone asessuali]: ci sono molti nomi per descrivere l’oppressione sistematica e la violenza di cui le persone asessuali fanno esperienza. […]

L’afobia, come le altre forme di discriminazione, è un fenomeno troppo ampio per essere compreso totalmente in una singola lezione, quindi perdonatemi se non tratto certi argomenti. In generale, l’oppressione si manifesta in diverse modalità:

  1. Violenza istituzionale: discriminazione scritta nelle scuole, nelle chiese, negli uffici pubblici, e tutte le altre strutture di potere che costituiscono lo Stato
  2. Violenza sociale: discriminazione perpetrata per mezzo di leggi sociali non scritte attraverso il linguaggio e gli scontri quotidiani
  3. Violenza fisica/sessuale: assassinio, stupro […]

Cercherò ora di affrontare ogni modalità meglio che posso.

 

ISTITUZIONI ED ASESSUALITA’

Molte persone queer utilizzano i testi religiosi e le visioni cristiane fondamentaliste per dimostrare come la loro oppressione venga legittimata dalla società, e questo perché la Chiesa è un’istituzione che si infiltra in molte questioni di morale e legge, specialmente quelle concernenti il matrimonio e l’amore. Un argomento comune che sento spesso che è le persone asessuali non subiscono questo tipo di oppressione in questo sistema. Tuttavia, da persona asessuale che discute di questo problema, da 7 anni ormai ho scoperto questo: i fondamentalisti cristiani odiano davvero l’asessualità, specificatamente perché mette in dubbio la necessità di consumare il matrimonio. Per chi non lo sapesse, la consumazione del matrimonio è l’atto di fare sesso dopo il matrimonio per provarne la legittimità.

“Ma l’asessualità non è la stessa cosa della castità?”, chiederai, mostrando chiaramente che non stai capendo che noi non facciamo esperienza di attrazione sessuale, neanche volendo. Il problema è che le persone asessuali non “superano” questa “fase”. Molt* di noi sono incapaci di consumare matrimoni, e non consumare il matrimonio lo rende illegittimo agli occhi della Chiesa. Questo non è solo un esperimento mentale: conosco personalmente persone asessuali che sono state cacciate di casa per aver svelato che non si sarebbero mai sposate “nel modo che Dio ha stabilito”. Questo è anche un vero e proprio motivo per l’annullamento di un matrimonio: “annullamento a causa di un fallimento nella consumazione del matrimonio”. Di conseguenza, si può vedere che la Chiesa come istituzione, che influenza l’istituto del matrimonio, cosa che sappiamo tutt* avere un grande impatto sulle relazioni, ha un gran problema a concepire l’idea di un matrimonio senza sesso. Quando il dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso era ancora agli albori, nei primi anni 2000, molti oppositori ritenevano che il motivo per cui fosse peccaminoso era che il processo di consumazione del matrimonio avrebbe richiesto, utilizzando le loro parole, la “sodomia”. Io dicevo che anche le coppie omoromantiche ma asessuali potevano cercare di sposarsi e questa idea strideva loro anche di più: erano oltraggiati dall’idea che qualcuno potesse rifiutarsi di consumare il matrimonio e dicevano che un matrimonio senza sesso era a tutti gli effetti ancora più offensivo nei confronti di Dio rispetto ad un matrimonio che prevedeva la “sodomia”.

Ci sono altre istituzioni in cui l’asessualità è attivamente discriminata: a dire il vero, io sono stat* sgridat* in una scuola media liberale per aver scritto nel corso di “salute” che non avevo in progetto di fare sesso “mai mai in assoluto MAIII!!”. Lo so, un po’ eccessivo, ma trovavo totalmente repellente il sesso a quell’età. Molt* insegnanti sono stati chiamati per convincermi, dicendo che alla mia età “dovevo davvero pensare al sesso piuttosto che cercare di evitarlo”. Anche se questo programma si focalizzava sull’incoraggiare gli/le student* ad astenersi dal sesso finché non erano pront*, trovavano problematico che io non avessi alcun interesse a praticare l’atto sessuale “MAI IN ASSOLUTO!!!”. Rende evidente l’ipocrisia che anche i programmi che incoraggiano l’astinenza hanno quando devono approcciarsi agli/lle student* asessuali.

 

L’ASESSUALITA’ NELLA SOCIETA’

A partire dal 2010 sono sbucat* divers* youtubers che hanno spiegato approfonditamente le implicazioni sociali che ha fare coming out come individuo asessuale. Una di queste persone che io seguivo era swankivy, che ha affrontato lo YouTube estremamente queerfobico del 2009 e la comunità di OkCupid. Si è sentita dire di tutto, da “sei chiaramente una lesbica in negazione, esci dall’armadio e unisciti a noi” a “sei etero perché questa è la norma”. Infatti, ha circa una decina di anni di video intitolati “lettere ad un’asessuale” che mettono in evidenza il tipo di commenti che riceviamo quotidianamente. Come avete magari immaginato, molti dei commenti indicavano che non sarebbe stata così controversa se avesse scelto una “vera” sessualità e vi si fosse allineata. Molte persone le dicevano cose tipo “va bene essere lesbica” dopo aver già spiegato approfonditamente che la sua asessualità era il modo in cui era fatta ed era la sua identità. So che i video del 2009 su YouTube non invecchiano al meglio […]: le fu lanciata contro molta omofobia nei primi tempi e nessuno nel 2009 era interamente non problematico.

Quando la comunità asessuale ha iniziato a ricevere riconoscimento dalla comunità queer e dalle persone cis/het [cisgender ed eterosessuali], il problema di dove posizionarli è stato trattato come una patata bollente. Non rientravamo nella comunità cis/het, dal momento che venivamo ancora accusat* di essere rott* perché non proviamo attrazione sessuale. Neanche la comunità queer ci voleva, praticamente per gli stessi motivi. Eravamo troppo divers* per rientrare nella mitica norma e al contempo troppo divers* per rientrare nella “non-norma”. Entrambe le comunità avevano visioni molto dogmatiche sul sesso in cui noi non potevamo rientrare.

Alla fine, la A in LGBTQIA+ è diventato il nostro spazio. Entro il 2011, ho iniziato a vedere che si faceva spazio nella comunità queer in toto per le persone asessuali. Molte persone capivano il nostro sforzo per trovare un posto in cui appartenere, specialmente bisessuali e transgender che sono stat* cancellat* dalla L e dalla G per decenni. Questo è stato un momento magico per me. Non conoscevo la teoria queer a quel tempo. Non capivo totalmente gli studi di genere e sessualità a 16 anni. Era solo che una parte di me finalmente si sentiva benvenuta. Avevo il permesso di essere me stess* e ci si aspettava che tutt* si educassero sulla mia esperienza di vita per renderlo possibile. Non venivo più bombardat* dalle domande e ho potuto iniziare a parlare con ragazze lesbiche e bi asessuali, persone asessuali transgender e con chiunque mi mostrasse che poteva essere semplicemente ok essere una persona un po’ più complicata di quanto la società voleva che fossi.

Di solito sono una persona che parla esclusivamente con termini logici ed accademici, ma è difficile per me sintetizzare quel momento del mio passato. È incredibile quando si trova un luogo a cui appartenere… Non credo che sarei sopravvissut* senza una comunità. Essere un* teenager asessuale era sopportabile solo quando le persone dicevano “Sai cosa? Fa schifo che le persone ti trattino male perché non ti interessa il sesso. Puoi stare qui, noi pensiamo che tu sia fig* lo stesso. Se vuoi parlare di sesso è ok ma rispettiamo totalmente il modo in cui sei fatt* e sappiamo cosa vuol dire essere costrett* ad essere qualcosa che non sei”. Posso dimostrare con una miriade di studi che l’amore incondizionato e l’accettazione sono assolutamente fondamentali per la crescita di un* adolescente, ma credo che neanche quello sia abbastanza per attestare quanto io sia stat* fortunat* a trovare una comunità a cui andava bene il modo in cui sono fatt*.

 

ASESSUALITA’, SESSO E STUPRO

In questa sezione ci sono contenuti sensibili che descrivono in modo largamente dettagliato le mie esperienze personali con lo stupro correttivo e la coercizione. Se potresti avere un problema a leggere, datti un momento per prepararti. Io credo che questa discussione non sarebbe neanche lontanamente completa senza questa parte.

Per prima cosa, dobbiamo definire il termine “stupro correttivo”. Sento spesso dire che è impossibile che io abbia subito uno stupro correttivo perché non sono una donna lesbica. Confutiamo questo punto nel modo più gentile possibile: per prima cosa, se sostieni che lo stupro correttivo di una persona asessuale sia “appropriazione” di un termine della comunità lesbica, spero che tu escluda anche le lesbiche bianche dalle persone che possono usarlo, dal momento che è stato coniato da un dottore che parlava di stupro correttivo per le donne lesbiche nere in Sudafrica. In alternativa, possiamo capire che è un termine che molto in sintesi si riferisce ad un’esperienza in cui qualcun* è vittima di un’aggressione sessuale che avrebbe come scopo “curarl*” da un orientamento sessuale indesiderato. Dovremmo dare davvero più credito in generale alle innovazioni linguistiche introdotte dalle persone nere, ma penso che si capisca che sia più facile dire “ho subito uno stupro correttivo” piuttosto che “sono stat* vittima di stupro da parte di una persona bisessuale che credeva che l’asessualità avesse bisogno nello specifico di uno stupro”. Spero che questo sia chiaro ora.

Nel 2012, ho incontrato il mio stupratore, Mr Epperson (il nome serve poi per il contesto) ad un evento sugli anime. Era un ragazzo bi, cisgender e allosessuale. Sapeva che ero asessuale e mi ha promesso che saremmo “andat* piano” se avessi acconsentito ad uscire con lui. Dal momento che questa era la mia prima esperienza con le relazioni (ed essendo autistic* e facilmente manipolabile), ho ingenuamente accettato ad uscire con lui. Prevedibilmente, lui non ha mantenuto la promessa e mi ha costretto a diventare sessualmente attiv* con lui all’inizio della relazione dicendo “beh, come faccio a sapere che mi ami davvero se non vuoi fare l’amore con me?”. Era molto bravo a minacciarmi in maniera subdola di abbandonarmi e calunniarmi (ed altro in seguito) ogni volta che dicevo no alle sue proposte.

Dopo alcuni mesi di relazione abusiva, l’ho finalmente convinto a guardare un documentario sull’asessualità nella speranza di fargli capire quanto a disagio mi mettesse il sesso. Ha fatto molteplici commenti su come stuprare nel modo giusto il ragazzo del documentario gli avrebbe fatto rinunciare all’asessualità (era un “femminista” però, quindi non ha mai chiamato stupro quello che ha fatto). Chiamava le persone asessuali che vedeva “creepy freaks” [letteralmente: “mostri inquietanti”]. Si è vantato di come mi aveva curat* e trasformat* in una “persona normale” minacciandomi e incolpando me per avergli permesso di farmi quello che voleva. Ha detto che il ragazzo protagonista doveva avere una vita davvero triste e vuota perché non poteva conoscere la gioia di avere il cazzo di Epperson dentro di lui. Lui e sua madre, una donna cisgender bisessuale, ridevano alla fine del documentario dei “mostri che avevano bisogno di aiuto”. Più avanti ha anche ammesso che aveva scelto me nello specifico perché era interessato a “curare” un* “stramb*” come me. Aveva un modo per descrivere la cosa. “Ti renderò Eppersessuale”. Fin dall’inizio il suo obiettivo era “curarmi”.

Ho avuto fortuna a liberarmi di questa relazione, anche se è stato solo perché lui ha trovato una ragazza lesbica di 13 anni da “rendere Eppersessuale”.

Un mese dopo essermi lasciat*, ho conosciuto una ragazza di una bellezza disarmante. La chiamerò M. Era molto “femminile” e riservata e aveva i capelli lunghi, castani e ricci e le lentiggini. Ne fui impressionat*. A distanza di un mese dalla mia fuga dall’abuso, ero in un momento molto vulnerabile e le ho chiesto di diventare la mia ragazza. All’inizio, a lei andava bene “prenderla con calma”, ma alla fine mi ha confessato che aveva davvero voglia di fare sesso con me. Con la paura di essere definit* “fint* bisessuale”, mi sono ubriacat* (sono diventat* alcolista poi, ma questo lo tengo per un altro articolo) e l’ho soddisfatta meglio che potevo. Andava bene in quel momento, ma gli effetti sono il motivo per cui vederla al campus ancora oggi mi lacera il cuore.

Ci siamo mollat* perché ero troppo traumatizzat* dal mio abuso per gestire una relazione e bere tutto il giorno mi ha costrett* a mollare l’università. All’inizio avevamo deciso di restare amic*, ma poi un* amic* in comune ha lasciato la sua ragazza perché faceva pressioni per fare sesso, e l’amic* in comune era asessuale. […]

“Se sei asessuale, devi davvero metterlo da parte per soddisfare veramente il partner!” ha detto “Insomma, Ren l’ha fatto!

L’ho sgridata per quel commento e non abbiamo mai più parlato.

Io sono solo una persona asessuale su milioni. Il fatto che innumerevoli altre di queste possano testimoniare di aver incontrato persone come quelle che ho conosciuto io parla chiaro: dopo tutto, il personale è politico. Questo per dire che non sono un caso isolato. Quello che mi è successo è frutto di una cultura che nel suo centro non dà valore all’asessualità. Io posso solo che M. abbia imparato qualcosa da quel momento, ma so per certo che Mr. Epperson continua ad essere a caccia di bambin* come me.

 

UNA NOTA POSITIVA

Quest’ultima sezione era interamente incentrata sul trauma, quindi concluderò con una nota positiva.

Per impedire ad altre persone di subire quello che ho subito io, abbiamo bisogno di una modifica culturale. Piuttosto che cercare di valutare quanto l’afobia sia brutta rispetto alla transfobia o all’omofobia ecc, è necessario rendersi conto che ogni essere umano ha un’esperienza intersezionale. Non è importante se una donna nera asessuale biromantica sia più oppressa di un uomo transgender gay disabile ed autistico: le persone che hanno caratteristiche che si intersecano fanno esperienza di sovrapposizione ed amplificazioni dell’oppressione in modi così complessi che affermare qualcosa di onnicomprensivo del tipo “qualsiasi persona nera è più oppressa di qualsiasi persona transgender” non solo è minimizzante ma anche troppo semplicistico per descrivere le esperienze personali. Piuttosto, sarebbe più accurato dire che la donna e l’uomo nell’esempio precedente fanno esperienza di svantaggi diversi nella società, né più né meno.

Nessuna persona asessuale pretende che tutte le persone allosessuali tacciano sulle proprie esperienze che coinvolgono le altre intersezioni di oppressione. Tutto ciò che chiediamo è un posto a tavola ed una stanza in cui sentirci al sicuro.

I Commenti sono chiusi