Agricoltura, moderna frontiera della schiavitù globalizzata

Da una breve indagine sugli accordi ufficiali stretti tra organizzazioni dei produttori di pomodori da industria e trasformatori si desume che il prezzo pagato ai produttori agricoli è tra gli otto e i dieci euro a quintale. Cioè, si deve arare, piantare, zappare, innaffiare, irrorare e poi anche raccogliere, al freddo, al caldo, nella polvere, per non più di dieci euro per ogni cento chili di pomodori. Cosa scandalosa, vera per ogni prodotto agricolo e che sanno tutti, a cominciare dai consumatori che portano a casa l’intera spesa settimanale di frutta e verdura con pochi euro.
schiavi del pomodoro
E non potrebbe essere diversamente, dicono i grandi economisti, se si vuole tenere sotto controllo l’inflazione, grande bestia nera degli amici tedeschi; lo sanno anche i politici che per garantirsi da tale sciagura hanno santificato un nuovo dio incontestabile: la mondializzazione. Se il produttore agricolo nostrano dovesse alzare un po’ le sue richieste è sempre possibile rivolgersi ad altri disperati di ogni angolo del globo ed ottenere i cibi che si vuole al prezzo che il compratore considera “gradito”. Lo sanno bene anche gli impiegati pubblici che sono così pronti a bacchettare i lavoratori schiavizzati, ma mai, dico mai, lasciano il loro posto fisso per lavorare in campagna…

È una moderna schiavitù cui è sottoposto l’intero comparto agricolo che quindi si arrangia come può, utilizzando veicoli antiquati, spesso con targhe esotiche (bulgare, rumene…) per risparmiare su assicurazione, bollo, multe: i più facoltosi posseggono i treruote di ennesima mano con i quali possono trasportare anche oggetti, piccoli attrezzi,
altri viaggiano con trattori ultratrentennali che si tengono gelosamente perché -comunque- sono esposti al rischio di furti.
Miserie infinite note a tutti ma che nessuno pensa di rimuovere pur sapendo che il successo planetario della nostra dieta è dovuto proprio al sacrificio diuturno di questi schiavi.
migranti e capolaratoMa non solo l’agricoltura è sottoposta a questo trattamento schiavista. Anche l’autotrasporto è affidato a mezzi obsoleti, privi dei dispositivi di sicurezza che il traffico caotico delle nostre strade impone, producendo disastri apocalittici.
E che dire di tutte le Pmi che lavorano in subappalto?
La nostra stampa non è a conoscenza di questi che considera dettagli, e quindi si scandalizza quando apprende che si devono raccogliere sotto il sole e nella polvere quintali di pomodori per pochi spiccioli. Noi gli diciamo che la stessa cosa accade in tutti i settori dell’agricoltura e in tutta l’economia, che è una situazione voluta e scientificamente perseguita dalla nostra politica, prona a soddisfare con immediatezza ogni imposizione mondialista.

Cercare di porre l’accento su altri temi -come fanno sempre i media locali- non sposta il problema, anzi lo elude, cronicizzandolo più di quanto già non lo sia. Ma la questione più seria è un’altra: la lontananza tra questi politicanti (che, ripetiamo, ha materialmente voluto e creato questa situazione di schiavitù) e la popolazione si allarga ogni giorno di più, creando tutte le condizioni per uno scontro fisico terribile! E questo perché la gente non crede più supinamente alle grandi testate televisive e giornalistiche.

Roberto-SavianoCerto, i dinosauri dell’informazione propinano dei grandi spettacoli da seguire e divertirsi; ma le convinzioni più profonde si formano attingendo da ben altre, meno partigiane, e più attendibili fonti di notizie…
Questa loro cattiva informazione rappresenta un esempio macroscopico di disonestà intellettuale di massa dei comunicatori legati al vecchio regime.
Poi ci si meraviglia quando le elezioni vanno in modo imprevisto!
Ma la disonestà non va mai lontano…

Canio Trione

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