Aretha Franklin e quel suo “R-e-s-p-e-c-t”, l’inno femminista degli anni sessanta.

Proprio il giorno di San Valentino nel 1967 incide “R-e-s-p-e-c-t”, la canzone, un vero inno femminista, con cui si afferma nel panorama internazionale e che è un inno femminista. Il brano ha una storia particolare essendo nato originariamente con un testo molto maschilista dal suo autore e poi stravolto da Aretha Franklin in piena sintonia con il nascente movimento delle donne. Non male per una cantante  di gospel durante le funzioni religiose, ma già ventenne decisa ad affermarsi come professionista e dopo alcuni tentativi giunge proprio questa sgrande occasione, che la consacra a Regina del soul, con un successo planetario e con un repertorio musicale sempre più arricchito nel tempo grazie alla sua voce brillante, potente, capace di estensioni notevoli e complesse.

Respect” ha avuto una sua storia particolare. Il testo era stato scritto da Otis Redding, un cantante afro-americano, con l’andamento di una ballata per affidarne l’esecuzione a “The Singing Demons”, un gruppo dell’epoca, a cui però non piacque e la dismise dal suo repertorio. Per questa ragione Redding, cambiandone l’arrangiamento musicale, la incise lui stesso prima come singolo e poi nel suo album, Otis blue, ottenendo un discreto successo nel 1965. Ma Redding non sapeva ancora che, due anni più tardi Aretha Franklin avrebbe saputo fare ancora di meglio. Jerry Wexler, un produttore musicale, ebbe l’idea di convincere la sua cantante preferita, Aretha Franklin, ad inciderne una nuova versione peer le edizioni musicali la “Columbia”, ma con qualche modifica sostanziale al testo maschilista. Infatti come la stessa Aretha Franklin ha dichiarato “Jerry Wexler ha voluto che incidessi quel pezzo che aveva scritto due anni prima Otis Redding. Sì, proprio quello che parla di RISPETTO.  Ma vi rendete conto? Un uomo grande e grosso come Otis che chiede RISPETTO alla propria donna? Un po’ esagerato, no? Ok, anche lui è un afroamericano. Ma allora, cosa dovrebbero dire le donne NERE del Sud degli Stati Uniti d’America, punite, sfruttate, umiliate e spesso persino picchiate? Loro sì che esigono RISPETTO”. Proprio così, infatti il testo era maschilista, particolarmente per la  frase che concludeva ogni verso “But all I’m askin’ is for a little respect when I come home”, cioè “tutto ciò che ti sto chiedendo è rispetto, quando rientro a casa” rivolta alla sua ipotetica donna, evidentemente il testo di Redding riporta  il punto di vista di un uomo, che chiede alla propria compagna di essere rispettato e considerato. Ma nel 1967 negli Usa i movimenti femministi e per l’abolizione dell’apartheid a danno della minoranza afroamericana sono attivi oltre che in piena affermazione. Aretha Franklin ne recepisce  le istanze, declinando il testo al femminile, sapendo perfettamente che avrebbe fatto colpo sul pubblico femminile militante. Quindi vengono apportate delle modifiche rispetto alla versione originale con alcuni versi aggiuntivi come “Take care… of TCB”,  Take Care of Business, fatti gli affari tuoi, un’espressione molto in voga nella cultura afro-Americana degli anni sessanta, ma non molto conosciuta tra il pubblico bianco. Altra variante è costituita dallo spelling della parola “respect”, perché tutti, ma proprio tutti devono capirne il significato. Perché il mondo deve imparare ad avere R-I-S-P-E-T-T-O. Rispetto per le DONNE. Lei coinvolse Erma e Carolyn, le sue sorelle per il coro, altro elemento, che farà la differenza positiva marcando ulteriormente la portata femminile rispetto alla versione originaria.  Così il brano viene inciso il 14 febbraio 1967 negli studi dell’Atlantic Records ed è un immediato successo nel giro di tre mesi, conquistando il primo posto delle vendite negli Usa, il secondo in Gran Bretagna, il settimo in Olanda e consente ad Aretha Franklin una forte visibilità internazionale sul palcoscenico musicale internazionale. Di fatto il successo conseguito dalla nuova versione femminista  con l’arrangiamento musicale più accattivante raggiunge un successo ben maggiore dell’incisione precedente, posizionandosi benissimo nella  classifica di vendita di Billboard dedicata alla musica nera e diventa la bandiera di tutto il movimento femminista americano. Si aggiudica sue importanti riconoscimenti, quali il Grammy Award for Best R&B Performance ed il Grammy Award for Best Female R&B Vocal Performance 1968 ed è premiato con il Grammy Hall of Fame Award ancora persino nel 1998, peraltro tutt’oggi la canzone è considerata tra le migliori dell’era del rock and roll ed è  alla quinta posizione nella classifica della rivista Rolling Stone delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi.

Redding, l’autore iniziale del testo, è impressionato dal successo, tanto che durante la sua performance al Monterey Pop Festival dell’estate del 1967 presenta “Respect” come “una canzone che mi è stata rubata da una ragazza” …. punto di vista molto di parte ed ovviamente stizzito. Con questo risultato di grande successo la nuova versione diventa un inno del movimento femminista, anche e soprattutto delle donne afro-americane. E la venticinquenne Aretha Franklin è consacrata la regina del soul. Da allora è decollata la sua carriera stabilmente spaziando tra i generi musicali, dal soul e R&B ma anche gospel, blues, jazz, rock tanto da aggiudicarsi ben ventuno premi Grammy.

ricerche storiche e testo originale di Patrizia Cordone, febbraio 2018.

Avviso: I testi pubblicati da “L’Agenda delle Donne, il Blog di Patrizia Cordone” non sono riproducibili altrove 1) se privi del link corretto di indirizzamento a questo Blog, 2) se privi della denominazione completa di questo Blog, cioè L’Agenda delle Donne, il Blog di Patrizia Cordone, 3) se privi dei nominativi degli Autori, 4) se modificati,  5) se destinati ad un uso lesivo secondo quanto più estesamente previsto dalla normativa vigente. Queste cinque condizioni sono imprescindibili. Le infrazioni a tali regole verranno perseguite a rigore di legge.

R-e-s-p-e-c-t, la versione originale di Aretha Franklin,  1967

 

I Commenti sono chiusi