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Puglia e “qualunquismi” assortiti

Pinuccio al secolo Alessio Giannone – inviato “dal Sud” della trasmissione Striscia la notizia – ha postato sulle sue bacheche di Facebook le seguenti osservazioni: gli omicidi di queste settimane in Puglia sono anche frutto di degrado sociale e di situazioni e contesti lasciati all’abbandono più assoluto. Siamo una delle regioni che legge meno, che ha un alto tasso di abbandono scolastico, che ha un’altissima percentuale di giovani che emigrano per lavorare ed essere apprezzati altrove, siamo la solita regione dove spesso la raccomandazione o parentela sovrasta il merito come accade nelle università o in alcune nomine politiche, siamo una regione che tutela poco il territorio. Non illudiamoci, dietro le foto delle coste meravigliose, del mare limpido, delle orecchiette fatte dalla signora, dietro questo ostentato, forzato, pubblicizzato e noioso folclore si nasconde un territorio e una regione in gran parte devastata culturalmente e socialmente.

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Il post di Giannone, pur essendo impregnato di un certo realismo, ha – dal mio personale punto di vista – la pecca di un serpeggiante e subdolo qualunquismo nel non mettere precisamente a fuoco il nocciolo della questione. Devo riconoscergli una certa bravura nel saper lanciare i sassi e nascondere la mano. Mi spiego: parte in pompa magna in perfetto stile oratorio con una sorta di captatio benevolentiae usando, per attirare l’attenzione sul post, il riferimento agli ultimi fatti di cronaca nera avvenuti in Puglia (fatti che stanno tenendo alto l’interesse giornalistico e desta l’opinione pubblica) salvo, poi, lanciarsi nella disamina di questioni di cui offre una blanda panoramica senza entrare nel merito di nessun argomento, lasciando ai lettori (di ogni risma) la libera interpretazione delle sue parole. Cosa questa che da un lato le rende confutabili e dall’altro lascia a lui la di via di fuga di poter asserire, in caso lo voglia o fosse necessario, che le sue parole sono state vittima di cattiva interpretazione.

Io sono pugliese e che la Puglia abbia i suoi problemi, le sue arretratezze e i suoi limiti è fatto innegabile, ma analizzarli… analizzarli per bene, intendo… vorrebbe dire, come minimo, andare a scomodare gli anni della dominazione borbonica e la successiva questione meridionale. Cosa annosa e faticosa che il giornalista in questione non va certo a sbrogliare e di cui io non parlo in questa precisa sede poiché comporterebbe una digressione troppo lunga, ripromettendomi – però – di parlarne in seguito. Parto dalla conditio sine qua non che la Puglia è quella dei problemi cui accenna Giannone, ma è anche il bellissimo territorio di cui parlano le fotografie, della gente accogliente e di quella che si fa il culo per sopravvivere onestamente, del buon cibo, delle tradizioni. I rovesci sono parte della stessa medaglia, eclissarne uno vuol dire non avere un’idea oggettiva e coerente del tacco d’Italia.

Dei numerosissimi commenti che hanno seguito i post, buona parte si sono orientati nel mettere a confronto (nel bene e nel male, a seconda della sensibilità di ognuno) quanto detto da Giannone con quanto accade nelle altre regioni. Dire che l’Italia settentrionale sia immune da cose del genere è un’affermazione ridicola e mendace, messa facilmente a tacere dalle cronache. Stupri, omicidi e generici atti di violenza toccano (ahinoi!) in maniera trasversale l’intera nazione. E senza distinzione di ceti e regioni. Leggere risposte in difesa della Puglia come: «Fate un giro nell’hinterland novarese, milanese, veronese, fiorentino, etc e troverete il vero degrado» mi fa sorridere amaramente per il tono di infantile ripicca. Perchè? Fatemi capire: è una gara fra città con il maggior indice di degrado? No, non c’è da fregiarsi di nessun merito.

Personalmente, non mi vergogno di essere pugliese… mi vergogno di appartenere al genere umano che sta dando il peggio di sé e che sembra aver perso ogni barlume di etica. Raramente ho fatto cenno a fatti di cronaca di questo tipo, non lo faccio perché mi sento inerme… incapace di difendere le mie simili, oltre che me stessa. Non lo faccio per rispetto alle vittime e perchè – onestamente – c’è chi ha saputo parlarne meglio di me riuscendo a esprimere più compiutamente i pensieri di quanto avrei saputo fare io, come ad esempio qui Gaberricci. Ho letto che dovrebbe esserci una maggiore attenzione a queste tematiche, aumentare le ore di educazione civica come se bastassero due nozioni in più a evitare il ripetersi di questi episodi, e non si trattasse invece di smuovere e rivedere secoli di retaggi culturali. Vorrei poter chiedere ad Alessio Giannone: quando è stato pubblicato lo studio che mette in relazione l’abbandono scolastico con i casi di omicidio in Puglia? E anche se ci fosse, è inconfutabile che si verificano atti di violenza anche in regioni dove si legge di più e allora… cosa c’è? Fa più intellectual-chic ammazzare in Trentino Alto Adige che è la nostra regione più virtuosa in fatto di libri?

P.s. Ah dimenticavo: mi sono laureata nell’Augusta Perusia con un blasonato docente di origine genovese che alla vigilia della discussione della mia tesi mi ha candidamente detto: «Lei meriterebbe il dottorato di ricerca, ma sa’ devo rispettare i baronati locali»… e la Puglia è ben lontana dall’Umbria.

 

 

 

 

 

ANGELO FALONE: «UN ERRORE L’ESPULSIONE DI VIVIANI DAL PD»

Un errore l’espulsione di Gabriele Viviani dal PD. Se errore c’è stato, questo risulta fin troppo grande e senza alcuna vera motivazione.

Il fatto che Gabriele abbia cercato un chiarimento sulla sua esternazione social sulla questione immigrazione clandestina, questo chiarimento è stato di fatto tempestivo e fattore di grande umiltà, proprio per il fatto che la denuncia alla commissione nazionale di garanzia PD avrebbe comunque dovuto e potuto ascoltare l’ex segretario di Alba Adriatica, non garantendo il suo diritto alla difesa. La possibilità di essere sentito avviene ovunque, persino nelle aziende private, ove le questioni disciplinari sono regolamentate da leggi che tutelano comunque le maestranze, in democratica gestione della problematica tra le parti.

Questo nel PD non è avvenuto, e spero vivamente che Viviani faccia ricorso proprio per spiegare i fatti, e sapersi difendere senza che nessuno faccia oltremodo pressioni, come è accaduto già con esponenti regionali del partito, i quali probabilmente non conoscono neanche il tentativo fatto da Gabriele ad un noto sito di informazione locale.

Concludo dicendo che non credo ci sia un atto persecutorio, anche se tutto potrebbe farlo pensare, e non credo neanche c’entri con la questione congressuale, infatti la politica ha le sue dinamiche, si va a scadenza naturale di un mandato, ove era già prevista da tempo la consultazione degli iscritti nel mese di Ottobre 2017. Rimane personalmente il rammarico di una questione che poteva essere gestita in modo diverso, considerando la nostra formazione garantista e democratica, da sempre sinonimo di intelligenza politica e dell rispetto della dignità umana.

Falone Angelo

Responsabile regionale ReteDem Abruzzo

Quinta e ultima tecnica per essere positivi

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La meditazione.

La meditazione, quinta e ultima (ma non per questo meno importante) tecnica che vi suggerisco, è molto efficace per aumentare la positività, perché permette di stabilire una connessione tra mente, corpo e anima, tranquillizza, rilassa, aiuta a concentrarsi su se stessi e sul pensiero positivo. Con occhi chiusi, in posizione seduta, eretti, con le mani sulle cosce, i palmi rivolti verso l’alto, in un luogo tranquillo, magari in penombra, iniziate a respirare , lentamente, facendovi invadere dall’aria, fonte di vita , di ossigeno , svuotate la mente dai pensieri, facendovi pervadere da uno stato di serenità e pace, amore e realizzazione. Piano piano, praticando ogni giorno con costanza questa tecnica, aprirete gli occhi sul mondo e vedrete delle cose che prima non vedevate, vi sentirete davvero bene  e la gioia vi pervaderà insieme alle cose positive che avverranno.

Buona meditazione!!

 

 

La furia del terremoto

Anche se non è un vero e proprio anniversario… Per non dimenticare (dopo la recente tragedia in Messico).

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Le “grida” del sisma sono state percepite dalla riviera riminese alle soleggiate terre partenopee. Quasi 700 anime sono state travolte dalla crudeltà della natura, una furia inattesa che ha strappato 296 persone dalle braccia dei cari sconvolti. Il terremoto del 24 agosto 2016 ha cominciato ad Accumuli la sua avanzata. Erano le 3:36 quando, ad 8 km di profondità, un evento sismico di grande portata poneva l’epicentro della distruzione. I cittadini, rapiti da un sonno profondo dovuto alla tarda ora, non hanno avuto tempo di reagire; per chi la tragedia l’ha vissuta, come per chi ne ha solo percepito l’eco, è sempre difficile riportare l’accaduto. Le immagini più commoventi e le testimonianze più malinconiche giungono dai corpi senza vita delle vittime e dalle telefonate fatte alle forze dell’ordine. Una coppia di giovani innamorati abbandonava questo nostro mondo infame in una stretta carica del rammarico dei soccorritori, mentre un ragazzo spendeva i suoi ultimi istanti per salutare la madre. Ogni Stato piange i nostri morti, i politici partecipano ad una gara di ipocrita solidarietà, ma i precedenti raccontavano già di una città quasi completamente rasa al suolo ed ora ci si domanda perché un campanile sia franato sull’esistenza innocente di una famiglia ignara. Se da un lato prevedere i terremoti è impossibile, dall’altro la prevenzione è praticamente nulla. Le ristrutturazioni dovrebbero essere incentivate, invece i costi risultano spesso proibitivi, in più le opere pubbliche compiute si sgretolano, come la sabbia friabile di cui sono sature. Interessi e denaro governano il mercato e progettano case popolari destinate a crollare. Intanto la popolazione si divide fra chi crede di poter fare realmente qualcosa e chi solca l’onda della novità, senza sapere dove questa porti. Si attaccano i migranti, a cui è, a detta di molti, concesso di stare in albergo, ma su questo non entro in merito e si denunciano emergenze fantasma che non esistono davvero. Tutti si credono filosofi, ma facendo i moralisti speculano su vite stroncate col preciso intento di alimentare una polemica a sfondo sociale. Internet ha dato agli “stupidi” la possibilità di esprimersi, questo è il vero male del mondo. Si propongono modelli innovativi per la prevenzione, dopo, sempre dopo… Perché i fondi per la messa in sicurezza non sono mai giunti a chi di dovere? In Emilia le donazioni per i terremotati svanirono nel nulla, come le loro speranze di avere una vita normale. In questo modo gli interessi avranno sempre la meglio sulla solidarietà, che intanto diminuisce. Sul web bufale prive di fondamento si susseguono, fra chi si improvvisa un politico fingendo di promulgare leggi proprie e chi propone di devolvere in beneficenza il montepremi del superenalotto, senza sapere che non si può certo costringere un ente privato a disfarsi del proprio patrimonio; opportunisti in cerca di seguito ci sono sempre. I tempi sono lunghi, ma almeno si tentano rimedi: i terremotati de L’Aquila attendono ancora un’abitazione. Seguire il modello giapponese è sicuramente giusto, ma perché non lo si è fatto prima? Le spese di restauro sono più dispendiose di quelle per la prevenzione. Il colpo più duro inflitto all’opinione pubblica arriva però da un paese che si era detto tanto amico; le vignette satiriche francesi hanno infatti disgustato più del terremoto stesso. Loro si sono dimostrati quantomeno coerenti con la politica di diffamazione che seguono. Quando ad essere attaccati furono i Musulmani fu facile per noi difendere il giornale parigino, pur non avendolo, probabilmente, mai letto. La satira francese non lascia scampo a nessuno, non prova rimorso e non ha pietà, per questo suggerisco di ignorarla. Giunti a questo punto, sono davvero poche le cose a cui prestare attenzione. Adesso, tutti si dicono tristi, ma quando a soffrire è un disgraziato che non fa rumore nessuno ne compiange il martirio. Si è parlato troppo e a sproposito, quel generoso silenzio che tanto ci asseconda nei momenti più bui, appare ora dimenticato e segregato da una blasfemia ipocrita e senza pudore. E’ giusto vigilare sul nostro mondo, sui nostri fratelli ed è caritatevole condividerne dolori e gioie, ma il raccoglimento più sincero risiede forse nella nostra quotidiana riservatezza. Il denaro governa questa nostra esistenza di sventure, in cui i veri sopravvissuti non sono i pochi scampati alla furia della natura, ma i rari volti capaci di dissolvere le apparenze.

Clima mite, prezzi bassi e natura al top: il Giappone è la meta d’autunno

E ‘quasi un segreto, tanto è ben custodito. La stagione migliore per visitare il Giappone non è l’inizio di aprile, quando avviene l’annuale ed effimera esplosione del sakura, la fioritura dei ciliegi che non danno frutto, ma l’autunno inoltrato, tra metà ottobre e l’inizio di dicembre. Il clima è più mite che in Italia, la cucina stagionale è la più buona e varia dell’anno, il prezzo dei biglietti aerei è il più basso e la natura offre qualcosa che davvero compete con il sakura, sia visivamente sia “filosoficamente” come celebrazione e simbolo della caducità e impermanenza delle cose: le foglie d’autunno (momiji), che trasformano molti boschi e giardini del Sol Levante in un trionfo di rosso e giallo.

Mentre i fiori di ciliegio sbocciano prima al sud e lentamente risalgono a nord-est (come riportano puntigliosamente i telegionali), per le foglie d’autunno è ovviamente il contrario (e anche lo spostamento della linea dei momiji fa notizia): prima in Hokkaido da metà settembre, poi nel Tohoku (Giappone settentrionale) da inizio ottobre a inizio novembre. Nell’area di Tokyo il tempo delle foglie d’autunno è da fine ottobre ai primi dicembre, mentre nell’area di Kyoto-Osaka e nel Kyushu si rischia di dover aspettare la metà di novembre. Tempistica dilazionata, dunque, rispetto all’Italia.

Natura e cultura si sposano spesso bene, nel senso che templi, santuari e musei si trovano in mezzo a boschi che di solito si colorano, consentendo di abbinare escursioni e visite a monumenti storici o a installazioni artistiche.

Tohoku 
Una delle regioni più interessanti per ammirare le foglie d’autunno è il Tohoku, che però viene ancora quasi del tutto trascurata dai turisti italiani (e non solo): è l’unico strascico, nel settore dei viaggi, dell’incidente nucleare di Fukushima-Daichi, che pare completamente dimenticato se si pensa ai continui massimi storici di turisti stranieri nel Sol levante (italiani compresi).

Tokyo
Tuttavia, pochi passano per la città di Fukushima con lo Shinkansen per recarsi più a nord. Forse è stress mentale non del tutto conscio, ma attualmente non c’e’ alcun problema di radiazioni e le prefetture più settentrionali, com Akita o Aomori, al tempo del momiji offrono scenari impressionanti. A Tokyo città tra i punti più centrali, spicca il parco adiacente alla Tokyo Tower. Ma le escursioni autunnali migliori – se si guarda all’abbinamento natura/cultura – sono nelle zone di Nikko (con digressioni a Irohazaka e Chuzenji) e di Kamakura.

Kyoto
A Kyoto anche alcuni dei templi più noti, come il Tokufuji o il Kiyomizudera, offrono splendide visioni autunnali, ma se arrivate prima della metà di novembre (e anche un po’ oltre) sarete troppo in anticipo (vanno bene anche i primi di dicembre). Se pensate di tornare a primavera, allora è consigliabile visitare l’area di Yoshimo, oltre Nara: è davvero al top, sia per il momiji sia per il sakura.

fonte:http://www.ilsole24ore.com/viaggi.shtml