Balena blu, l’identikit delle vittime. Genitori attenzione: i vostri figli si lasciano prendere per mano da sconosciuti e condotti verso la morte. Come prevenire

Gioco mortale della balena blu, come riconoscere i segnali degli adolescenti per capire il disagio. Genitori attenzione: salviamoli da sconosciuti che li conducono alla morte

di Marco Magliozzi*

Viviamo nel mondo delle mode, che nascono e muoiono in un ciclo costante. Alcune restano, alcune vanno via, altre si modificano in base ai cambiamenti della società.

Nella maggior parte dei casi seguire una moda è innocuo, vedi il modo di vestirsi o magari il desiderio di possedere ed esibire un nuovo smartphone che fa tendenza, ma purtroppo ve ne sono alcune che rischiano di essere deleterie e, addirittura in alcuni casi… mortali.

Tra queste, una delle più pericolose, è il Blue Whale, la Balena Blu.

“The Blue Whale Challenge” è una vera e propria sfida (challenge), nata in Russia.

Sfida che attira e coinvolge giovani ragazzi dai 9 ai 16 anni. I giovani vengono contattati tramite social da un tutor che li invita a portare a termine alcune missioni: una al giorno per 50 giorni. Non si tratta di semplici sfide che, se completate, conducono a una ricompensa, bensì delle prove che cercano di annullare l’autostima del ragazzo fino al convincimento che la sua vita non valga nulla per portarlo al suicidio.

“Follia!”, direte voi.

Esatto, peccato che questo genere di sfida metta radici forti e inestricabili in tutti quei ragazzi che sono già di per sé altamente influenzabili, insoddisfatti dalla vita, infelici, con una personalità debole e non ancora completamente sviluppata. Parliamo ovviamente di giovani che vivono nel pieno periodo della pre-adolescenza, che è caratterizzato, appunto, dalla strutturazione della propria individualità, del proprio carattere, delle proprie abitudini, convinzioni e valori, un terreno fertile dove tutto può crescere, anche le erbe velenose.

Cosa fare, quindi, per prevenire che questo accada?

Autostima, autostima e autostima.

Questa è la parola chiave.

I giovani di oggi sono costantemente bombardati da modelli di riferimento fuorvianti. Calciatori belli e ricchi, modelle snelle ed eleganti, personaggi televisivi carismatici e irraggiungibili, youtuber o blogger che inneggiano alla loro bravura dall’alto del loro illusorio piedistallo.

Il tutto condito da una facilità di interazione disarmante, che passa attraverso i social, la televisione, internet.

Un mondo, una società che urla una sola frase: “Tu non vali niente e per valere qualcosa devi essere come sono io”.

A ciò aggiungiamo situazioni familiari molto spesso difficili, genitori in conflitto o che si stanno separando, genitori divorziati ma legati da cattivi rapporti, che raramente si accorgono dei disagi dei figli.

I genitori perdono quindi il loro ruolo chiave di figure di riferimento.

Ecco che appare un “salvatore”, un qualcuno che prende per “mano” questi ragazzi dalla bassa autostima, li convince ad accettare una sfida, facendo leva sulle loro incertezze e debolezze. E da lì, la discesa verso la morte è quasi assicurata.

A meno che non venga fatta prevenzione.

Prevenzione vuol dire accorgersi, in tempo, delle difficoltà del ragazzo. Qualsiasi segnale può essere colto come un campanello di allarme: le piccole insoddisfazioni, gesti di insicurezza, la tendenza nel ritirarsi dalla cerchia di amici, l’essere schivo e meno propenso all’interazione con gli altri, la dipendenza da smartphone o da computer, bassi voti a scuola.

Sono solo alcuni esempi di segnali che un genitore, chi ne fa le veci o altre figure di riferimento, dovrebbe riuscire a cogliere.

Sono richieste di aiuto, che spesso gli adolescenti, per spirito di ribellione o contrasto con l’autorità (nella maggior parte dei casi genitoriale), non mostrano. Aiuti che, se non ascoltati, sfociano nel “fai da te”, che spesso porta all’autodistruzione. Un adolescente, a volte, non sa come prendersi cura di sé e si lascia accudire da chi afferma invece di saperne di più.

Prevenzione vuol dire anche nutrire nuove e più salutari abitudini, a partire da una migliore comunicazione con il ragazzo, una comunicazione efficace, uno scambio relazionale che non sia solo “com’è andata a scuola oggi” ma anche “come stai?”, “cosa possiamo fare per te?”. Un dare importanza alle emozioni e non solo ai risultati, e avere un occhio attento e vigile nei confronti dei cambiamenti improvvisi.

Prevenzione vuol dire anche far scoprire ai ragazzi che esistono tantissimi altri modi per divertirsi, lontani dallo schermo di un cellulare o di un televisore, far scoprire la bellezza di una lettura, o di una gita all’aperto, o di una visita in un museo di una città d’arte.

Prevenire vuol dire anche parlare apertamente con i ragazzi del concetto di “morte”, ancora un tabù, un discorso off-limit per molte famiglie, come se ci fosse qualcosa da nascondere o da temere. La morte è parte integrante della vita, l’ultimo tassello. È un fenomeno naturale che gli adolescenti possono vivere però con leggerezza, rischiando di dare troppo poco valore alla loro vita stessa. Parlare di “morte”, parlare di “suicidio”, è un modo per informare, sensibilizzare su questi temi e dare quindi il giusto peso anche alle scelte future.

Prevenzione vuol dire far scoprire ai ragazzi le loro reali potenzialità, risorse, energie, rendendoli esseri unici, esseri umani che valgono a prescindere, non solo in base ai risultati scolastici o in base a quanto siano obbedienti e disciplinati.

Prendiamoci cura dei giovani. Ne hanno bisogno, ma non ce lo diranno mai.

  • Curiosità

Alla fine della loro vita, le balenottere azzurre, quando si accorgono di avvicinarsi alla morte, si allontanano dai loro simili e nuotano a largo, lasciandosi cullare dal mare. Alcune finiscono spiaggiate, altre trasportate dalle correnti.

Il nome “Blue Whale” prende spunto proprio da questa sorta di rituale finale: andare letteralmente incontro alla morte.

A differenza di una balena, un giovane può scegliere!

Nessun ragazzo si avvia, naturalmente, incontro alla morte. C’è sempre qualcuno che lo incoraggia e lo influenza negativamente.

Un giovane può scegliere di vivere! E vivere una vita piena, serena, positiva.

Sappiate infatti che la balenottera azzurra ha anche altre meravigliose abitudini. La madre resta vicinissima al proprio cucciolo (per ben sei mesi), tutto il tempo necessario grazie al quale sarà pronto per essere indipendente, completamente in grado di nuotare serenamente lontano dai propri simili e procacciarsi da solo il cibo.

Siate un esempio per i vostri figli e siate il loro trampolino di lancio verso l’indipendenza. Altrimenti, saranno altri a prendere il vostro posto, con il rischio che il trampolino sia invece un tuffo nel vuoto.

*psicologo ed esperto di prevenzione

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