Belt & Road Initiative – Il “piano Marshall” di Pechino

Settembre 2013 – Astana, Kazakistan; il Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping esprime per la prima volta la volontà del governo di Pechino di creare una nuova via commerciale: la “nuova via della seta”.

Questa via prenderà successivamente il nome di Belt & Road Initiative (BRI).
Il progetto, costo stimato di 900 miliardi di dollari, prevede la creazione – o la miglioria – di porti, ferrovie, autostrade e gasdotti. Praticamente tutto ciò che possa favorire lo spostamento di merci e l’approvvigionamento di materie prime da e per Pechino.
L’iniziativa cinese coinvolgerà 65 nazioni su tre diversi continenti – Europa, Asia e Africa – coprendo più della metà della popolazione mondiale.
Il progetto prevede sei corridoi terrestri che collegheranno la Cina all’Europa – passando per l’Asia centrale fino a Madrid – e al sud-est asiatico. Inoltre è prevista anche una nuova via marittima che possa collegare i porti cinesi con i porti europei, passando per l’Oceano Indiano, le coste dell’Africa orientale ed entrare nel Mediterraneo tramite il canale di Suez.Belt & Road map

Fondamentale in quest’ultimo caso il ruolo dell’Italia. Nel 2017 l’ex primo ministro Paolo Gentiloni propose la candidatura di Trieste, Genova e Venezia come possibili porti d’approdo per i mercantili cinesi.
Recentemente il vicepremier Luigi Di Maio in visita al China International Import Expo ha ribadito la volontà del governo italiano di partecipare al progetto.

L’interesse cinese per i porti europei è già molto alto. La COSCO, compagnia di Stato cinese che si occupa di logistica via mare, controlla di fatto i porti spagnoli di Valencia e Bilbao, il 40% del porto di Vado Ligure, il porto del Pireo in Grecia e pare molto interessata alla costruzione di un nuovo molo nel porto di Trieste.
Il capoluogo friulano potrebbe quindi diventare il principale porto d’approdo per le merci cinesi destinate al mercato est europeo e balcanico.

Gli investimenti cinesi in Europa hanno sollevato non poche critiche da parte dell’Unione Europea che preoccupata per la trasparenza degli appalti concessi da Pechino, sostiene che il progetto sia un ostacolo al libero mercato. Infatti investire nelle aziende di stato cinesi è praticamente impossibile per gli europei a causa delle politiche del Partito, mentre il mercato europeo è tendenzialmente aperto a qualsiasi investitore.
Il governo cinese si guarda bene dal negoziare direttamente con l’UE, ma lo fa con i singoli paesi membri. L’Italia ed ogni paese europeo coinvolto dovranno quindi essere abili nel negoziare contratti vantaggiosi per tutte le parti chiamate in causa e non solo per le singole aziende cinesi.

Importante sottolineare come la decisione del presidente statunitense Trump di uscire dal Trans-Pacific PartnershipTPP – e di abbandonare la politica estera tracciata da Obama nel Pivot To Asia possa lasciare la strada spianata a Pechino nell’aumentare la propria influenza in Asia centrale e nell’Indocina.

Luigi Maria Barbella

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