BI24_FLASH_W PETRO MICCA/6. Visto da sinistra… Roberto Pietrobon: “Un uomo coraggioso, ma anche un eroe involontario…”

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_Roberto Pietrobon
Consapevole di iscrivermi d’ufficio tra gli “antipatizzanti”, non riesco proprio a celebrare con tutte le “glorie e gli onori” il povero Pietro Micca, mio concittadino che, fin da bambino, ho letto in ogni angolo di Biella e della Provincia: dalla toponomastica alle scuole, dalle società sportive alle statue che ne magnificano il gesto.
Non ce la faccio, prima di tutto, perché il soldato-minatore di Sagliano, non credo avesse intenzione di perdere la propria vita a soli 29 anni. Il “sacrificio” o, come si dice oggi il “martirio”, non era parte della cultura cattolica di allora (e, per la verità, neppure di quella di oggi), per questo propendo a ritenere che Pietro Micca, più che per il sacro fuoco patriottico, fosse stato mosso, nel posizionare l’esplosivo che gli causò la morte, da un più prosaico bisogno di obbedire agli ordini impartiti.
Esattamente come avviene per tanti altri “eroi”, che la retorica bellica celebra in ogni angolo del mondo per giustificare l’estremo sacrificio, utile a continuare questa o quella guerra ma che, in verità, sono solo pedine in mano al generale o al graduato di turno.
Certo, qualcuno dirà, meglio essere sotto i Savoia che cadere in mano al Re di Francia. Ma la domanda nasce spontanea: ne siete davvero sicuri? Ci sono sovrani che hanno fatto davvero gli interessi dei loro popoli?
E, per ritornare ai giorni nostri: ci sono governanti che fanno guerre per tutelare i propri o gli altrui cittadini? Davvero crediamo che esista un interesse nazionale e non – di contro – l’interesse solo delle classi dominanti che comandano quello stato? L’elenco potrebbe essere infinito e, a guardare la mappa dei conflitti che proprio adesso, in questo momento, stanno insanguinando la terra, anche gli esempi non mancherebbero. Soldi, ricchezze, approvvigionamenti alimentari o energetici, posizionamenti strategici per fini geopolitici: queste sono le ragioni delle guerre moderne ma, lo erano, anche per quelle passate.
Pietro Micca fu sicuramente un uomo coraggioso e, il coraggio, va sempre riconosciuto, soprattutto quando, alla fine, si perde anche la vita. Ma la guerra, il morire per essa, non dovrebbe mai divenire oggetto di culto. Perché gli eroi, quelli veri, quelli che, appunto, nessuno considera eroi, potrebbero semmai essere i tanti senza volto e senza nome che cadono inutilmente in ogni conflitto.
Soprattutto perché civili inermi: bambini, donne, anziani che hanno la sola colpa di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Oppure coloro che, in silenzio, le vite le salvano: medici, infermieri, ma anche operatori sociali, insegnanti, sacerdoti di strada, volontari, cooperanti… uomini e donne senza uniforme che combattono, tutti i giorni, contro povertà, ingiustizie, ignoranza, fame, miseria o malattie. Per me questi non sono eroi, sono però modelli positivi, persone che, da genitore, io porto di esempio ai miei figli. Per questo, come il grande poeta tedesco Bertolt Brecht, anch’io penso che “sventurata la terra che ha bisogno di eroi.

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