BI24_FLASH_W PIETRO MICCA/5. Visto da destra… Andrea Delmastro: “Subito non venne celebrato: troppo umile. Ma è un esempio”

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_Andrea Delmastro
Pietro Micca, gli invasori francesi, quelle gallerie e quella miccia. Non sono uno storico e, quindi, nulla posso dire della portata storica dell’evento. So che la tradizione vuole che Pietro Micca, per impedire ai francesi di completare l’assedio di Torino, allontanò bruscamente un compagno e poi diede fuoco ad una miccia dentro un galleria da cui non uscì vivo.
Nell’immediatezza non venne celebrato: era troppo popolare, per estrazione, Pietro Micca per divenire un eroe. Al tempo del rigido, dinastico e aristocratico, apparato militare sabaudo un umile minatore era visto con deciso pregiudizio e non poteva certo diventare un eroe. Lentamente però la sua figura emerse.
In pieno risorgimento Pietro Micca assurse a protomartire dell’epopea risorgimentale italiana ed entrò nel pantheon di quegli uomini che sono stati di esempio per numerose generazioni. Durante il fascismo, in epoca di mobilitazione e nazionalizzazione della masse, Pietro Micca era il minatore di umile estrazione che, per amore di Patria, sacrificava la sua vita e, diventato eroe, allungava la sua esistenza nelle memorie patrie.
Inutile dire che nell’Italia repubblicana l’altalenante storia di Pietro Micca, con il suo simbolico messaggio di sacrificio per la Patria, troverà ben poco spazio, reo, peraltro, di essere di umile estrazione e quindi inaccettabile vessillo del patriottismo, dell’eroismo nazionale, dell’etica dei doveri e del sacrificio.
Anche questo periodo culturale, contrassegnato dalla aberrante convinzione che sarebbero beati i popoli che non necessitano di eroi, pare chiudersi ed oggi, anche per il tramite di Pietro Micca ci troviamo di fronte all’enigma della cultura dell’eroismo. Da Omero in avanti le civiltà si sono fondate sugli eroi e sulla loro funzione educativa, sulla loro capacità di subordinare il loro egoismo personale ad un interesse superiore e comunitario.
L’eroe è l’idea, incarnata in una persona, che non si vive solo per se stessi, ma anche per chi ci seguirà. L’eroe, per definizione, ci rimanda ad un universo comunitario dove l’uomo è anche in funzione del processo spirituale a cui concorre, nel gruppo familiare e sociale, nella nazione e nella storia, dove il valore delle tradizioni, delle memorie, delle lingue e dei costumi non sono vincoli, lacci e lacciuoli da cui liberarsi per essere moderni, ma radici profonde a cui aggrapparsi per guardare al futuro.
L’eroe ci ricorda quotidianamente che noi viviamo, qui, oggi, in questo luogo, ma dobbiamo essere all’altezza di chi ci ha preceduti e generosi con chi verrà. L’eroe è proprio questo legame intergenerazionale che è venuto a mancare in una Nazione che ha sperperato, divorando ingenti risorse e scaricando i costi sulle future generazioni, immemori degli esempi di chi si era sacrificato per le generazioni successive.
Quanto bisogno di eroi! Quanta necessità di legame intergenerazionale! L’eroe ci dovrebbe ricordare paradigmaticamente che la terra nella quale viviamo è frutto dei sacrifici di chi ci ha preceduto e che siamo parte di qualcosa che è destinato a durare ed andare avanti anche quando non ci saremo più.
Se non comprendiamo questo legame intergenerazionale che ci differenzia dal mondo animale e vegetale, se, tramite gli eroi, non ci riapproprieremo di questa grande avventura comune, che attraverso il filo delle nostre vite lega il passato con il futuro, qualunque sacrificio ci sembrerà troppo grande e la nostra vita si farà infinitamente più piccola. Ma Pietro Micca ci dice ancora qualcosa di più! Ci racconta che le origini umili non impediscono di diventare eroe, che si può essere eroe per vocazione o per occasione, ma che l’eroe è reale e tutti possiamo esserlo se riscopriamo il senso del raccordo fra le generazioni.
L’eroe sa sempre quel che deve fare e in quale momento lo deve fare, perché deve essere all’altezza di chi lo ha preceduto e non perde mai di vista chi verrà. No l’eroe non è inattuale, ma soprattutto quando l’eroe diventa inattuale ci rubano il futuro perché il legame intergenerazionale salta e con essa la solidarietà fra le generazioni che costruisce il tessuto nazionale, prevalendo l’egoismo, le presunte furbizie e le scorciatoie di coloro che si ammantano di scetticismo e di superiore disincanto.
E ancora l’eroe, con la sua capacità di donare senza nulla chiedere se non il ricordo, è la figura chiave per contrastare, l’edonismo diffuso, il mito del benessere materiale, l’utilitarismo che ha ridotto uomini e rapporti a cose e contratti e il consumismo più sfrenato perché l’eroe non consuma, ma si consuma per gli altri”.

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