BULLISMO: NON SOLO SU 13 CASSETTE

E’ la serie tv del momento, una di quelle seguite con il fiato in gola da ragazzi di ogni età e disponibile sulla piattaforma Netflix: sto parlando di ” Tredici” (nota anche come “13 Reasons Why“). La serie tv, costituita da due stagioni e una terza in progetto, ruota attorno al suicidio di una ragazza, Hannah Baker, vittima di bullismo e del suo relativo suicidio per tredici motivi che registra in delle cassette prima di togliersi la vita.

Questo articolo, però, non vuole soffermarsi su una serie tv che tratta del bullismo al liceo, perché non è solo tra i banchi di scuola che si può diventare un “bersaglio facile” da colpire. L’intervista che segue riguarda una ragazza contro cui si è accanito un gruppo appartenente ad un fandom famoso, di come si è sentita e di cosa ha fatto per uscirne fuori. Lo scopo è quello di far capire che le parole hanno un peso e che nessuno merita di soffrire. Come ha colpito lei, il bullismo poteva colpire chiunque di noi, e la parola d’ordine è “REAGIRE“, mai rimanere impassibili davanti agli insulti. Spero che questa intervista sia un monito (come lo è Tredici) e una “ciambella di salvataggio” per chi si sente, come Hannah o la ragazza che ho intervistato, vittima dei bulli.

  1. Ti senti vittima del bullismo?

No, ma solo perché ne sono uscita subito. Ho subìto il bullismo perché oggettivamente ciò che mi è successo è così definito, ma non mi sento una vittima. Ho deciso, però, di parlare pubblicamente per aiutare tutte quelle persone che non hanno la forza di reagire e per far capire alla gente che un commento o un messaggio negativo possono comunque fare molto male.

  1. Come è iniziato tutto?

Non lo saprei dire con certezza, mi sono trovata improvvisamente nell’occhio del ciclone: facevo parte di un gruppo molto unito e da un momento all’altro me lo sono ritrovata contro. Forse per via di un mio amico che vedevano in modo negativo, (o che magari avrebbero voluto nella loro vita), forse perché tendo a difendere a spada tratta chi viene accusato senza motivo e lì mi è capitato più volte.

  1. Questo tuo amico sa di tale accanimento nei tuoi confronti?

Sa poco. Glielo avevo accennato e mi ha dato un grandissimo consiglio: “le haters odiano e odierebbero qualsiasi cosa tu faccia. Tanto vale vivere la propria vita come si vuole.” Non parlo molto di quel periodo, e a maggior ragione non ne parlavo quando lo stavo vivendo. Sono molto riservata, tendo più ad ascoltare piuttosto che sfogarmi io per prima.

    4. I commenti sulla tua persona sono stati prevalentemente sui social?

Assolutamente sì. A me non hanno mai detto nulla in faccia, anche se avrebbero avuto più occasioni per poterlo fare.

     5. Sono passati anni, la storia va ancora avanti?

Sì, ma non come prima. Non trovano più una scusa per insultarmi o per iniziare discussioni senza senso, però continuano a controllare ciò che faccio, probabilmente ne parlano tra loro e finché si limitano solo a questo mi va bene.

  1. Qual è la tua reazione quando leggi che ancora oggi la gente parla di te?

Se leggo di loro è perché le mie amiche mi mandano degli screen dove sono io l’argomento centrale. Inizialmente mi metto a ridere, perché ciò che dicono su di me lo trovo divertente; se toccano i miei affetti però, mi arrabbio perché penso che nessuno debba permettersi di giudicare le persone che ho accanto. In entrambi i casi, poi, mi intristisco perché se si interessano ancora a ciò che faccio, probabilmente hanno una vita vuota e questo mi dispiace.

  1. Quale credi sia una possibile soluzione a questo “confronto”?

Le ho provate tutte: ho risposto a tono, magari sono stata anche io una bulla e di questo mi scuso, perché per difendermi ho sicuramente usato parole forti, ma alla fine ho seguito il consiglio che mi ha dato il mio amico e sono andata avanti con la mia vita, fregandomene di quello che avrebbero poi detto.

  1. Il modo in cui loro ti hanno trattata ha avuto ripercussioni sulla tua vita?

Sì. Mi sono chiusa ancora di più, limitando i miei rapporti solo alla famiglia e a pochissimi amici. Mi chiedevo sempre se qualcuno mi parlava solo per riferire poi le cose a loro o se perché effettivamente interessato alla mia persona. Tramite passaparola condizionavano gli altri su quello che pensavano di me, anche se non mi conoscevano, per questo motivo ho costruito un muro così spesso che mi sentivo in pace solo quando rimanevo sola. Faticavo ad alzarmi dal letto, nei giorni in cui non lavoravo potevo anche passare più di dodici ore al buio nella mia stanza. Cominciavo ad avere attacchi di panico a lavoro, perché non potevo controllare il telefono e avevo il terrore potessero iniziare una nuova discussione contro di me, dato che faceva parte della mia quotidianità. Fortunatamente è tutto durato pochi mesi, perché poi ho conosciuto il “The Family Business” che mi ha davvero cambiato la vita. Queste nuove amicizie fanno veramente parte della mia famiglia, tanto che con alcuni di loro passo anche il giorno di Natale.

  1. Cosa ti ha aiutato molto?

I miei amici, tutti quanti. Quattro mesi dopo quel periodo mi sono avvicinata molto al “The Family Business” (così abbiamo chiamato da subito il nostro gruppo): mi sostengono, mi supportano e se c’è da rispondere a qualche mia haters lo fanno senza problemi. Non sono tutti di Roma, purtroppo, e almeno una volta all’anno ci incontriamo per trascorrere una settimana insieme. I restanti undici mesi siamo comunque molto uniti, grazie Whatsapp e Skype. È per questo che ho deciso di rispondere a queste domande: essere presi di mira dai bulli non è facile, io stessa qui ho raccontato pochissimo di ciò che in realtà mi è successo. Se non avessi avuto tutti loro, probabilmente non ce l’avrei fatta. Certe frasi, anche se scritte da dietro uno schermo, possono dare comunque le stesse emozioni di quando si dicono in faccia, bisogna fare attenzione ai messaggi che vogliamo trasmettere. Io spero che ogni ragazzo vittima di bullismo abbia almeno un amico a cui aggrapparsi, e se così non fosse, sono pronta ad esserci io, essendoci già passata.*

  1. Che consiglio vuoi dare a chi come te ha subito forme di bullismo/cyberbullismo?

    La cosa più importante è reagire. Non siamo mai come gli altri ci vedono: siamo come noi vogliamo essere. Bisogna trovare il coraggio e la forza di uscire, rimanere soli va bene solo se si comincia un cammino interiore, non si può rimanere chiusi dentro casa a piangersi addosso. Abbiamo bisogno di luce nella nostra vita, e quella si trova fuori. Siamo tutti importanti in questo mondo e tutti noi ci meritiamo amore. Appena si comincia a ragionare in questo senso, acquistiamo potere e lo togliamo alle persone che vogliono oscurarci.

*Se volete mettervi in contatto con la ragazza, mandatemi un messaggio e io vi indirizzerò a lei.

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