Caserta. ‘Focus’ sulla frutticoltura del pesco e dell’albicocco da ‘Terra di Lavoro’ al litorale domitio

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Viaggio nelle piccole imprese del settore agricolo in Terra Aurunca di Mauro Lucio Novelli.

Dal lavoro agricolo si ricavano guadagni del tutto onesti e sicuri.

La sana e giusta barriera alle ecomafie.

Il parere di Francesco Chianese, imprenditore agricolo di Sessa Aurunca (di Mauro Lucio Novelli).

La peschicoltura in Campania rappresenta senz’altro una dei comparti prevalenti: essa, infatti, esprime quasi il 60% del quantitativo totale di pesche e nettarine prodotto nel Mezzogiorno ed il 27% circa del quantitativo nazionale.

La produzione si concentra essenzialmente in due aree: nella provincia di Caserta, dove nel 2005 sono state prodotte oltre 230.000 t. di pesche e percoche e 50.000 t. di nettarine, e nel salernitano dove la produzione delle pesche nello stesso anno ha superato le 40.000 t, mentre le nettarine hanno conseguito circa 25.000 t. di prodotto.

Nelle stesse aree dove è diffuso il pesco si concentra anche la coltura di albicocco che, al contrario della precedente, non ha quasi mai conosciuto periodi di crisi di mercato, anche se ha una diffusione limitata in termini di superfici.

Nella provincia di Napoli si coltivano circa 4.000 ettari, 900 nella provincia di Caserta e 400 nella provincia di Salerno.

Sulla raccolta delle pesche e delle albicocche sono tornato ad intervistare Francesco Chianese che tiene un importante azienda agricola nel comune di Sessa Aurunca.

Nella precedente intervista tenutasi nel mese di maggio Chianese sottolineò il duro lavoro di preparazione nei campi e la cura delle piante prima della raccolta che il coltivatore le considera con il massimo rispetto sperando sempre nella clemenza delle condizioni atmosferiche nel periodo primavera-estate.

Nella breve intervista che c’è stata con l’agricoltore della “ Terra Aurunca” in questo mese di giugno -sottolineo, alquanto piacevole-, Francesco Chianese con la sua schiettezza ha evidenziato la sua fede politica (Governo del cambiamento con Cinque Stelle) e ha rivolto un invito al nuovo governo per cambiare la politica agricola europea non troppo vicina alla civiltà contadina italiana.

Inoltre Chianese ha voluto evidenziare che tutti i suoi operai sono in regola e che alla fine il duro lavoro dei campi ricambia con generosità il lavoro del contadino che non ha orari ma solo amore per la propria terra.

E per questi sani e giusti motivi il governo non può perdere tempo per rilanciare l’agricoltura in Italia ma specialmente in Terra di Lavoro quale barriera sana e naturale alle ecomafie.

A conclusione di questo articolo consiglio di leggere questi due importanti libri che secondo il mio parere danno una importante visione di quanto sia importante l’agricoltura .

1)Agricoltura su piccola scala, sovranità alimentare e necessità del ritorno alla terra per la salvezza del genere umano: è quanto propone Sergio Cabras, da 30 anni a diretto contatto con la terra per scelta di vita, nel suo libro, fresco di stampa, “Terra e futuro”.

Un testo fondamentale che si batte per la difesa del mondo contadino tradizionale nel rispetto delle differenze tra comunità rurali locali sia a livello ambientale che culturale. Invece chi vuole andare a ritroso nel tempo consiglio anche di leggere.

2) Introduzione alla lettura del “De Agri Cultura”, la più antica opera latina giunta a noi nella sua interezza.

Il testo è un manuale di tecnica agricola, suddiviso in 162 capitoli, ognuno dei quali dedicato ad un tema specifico.

Nella prefazione, Catone afferma che l’attività agricola è benemerita, per il suo valore morale.

Il contadino viene perciò esaltato come unico buon cittadino (definito “vir bonum” nei “Praecepta ad filium”): fra gli agricoltori provengono, infatti, gli uomini più temprati e i soldati più valorosi.

*[( statistiche fonte Regione Campania)]

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(Mauro Lucio Novelli – Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)
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