CE LA FARÀ MINNITI?

CE LA FARÀ MINNITI?

E se sì, come?

Qui sta il grande dilemma, perché all’ex ministro dell’Interno non basta vincere, magari al congresso del partito, magari con un accordo di natura correntizia.

Deve spuntare una vittoria netta e decisa, alle primarie.

E per arrivarci deve dimostrare di avere doti di leader, ora, nelle prossime settimane, non domani, quando e se dovesse diventare segretario.

Minniti ha alcune leve dalla sua.

La prima: l’essere stato un buon ministro dell’Interno, capace di governare sul fronte esterno la questione dell’immigrazione.

Ma non ha avuto il tempo di governarla sul fronte interno e su questo punto deve formulare proposte concrete e concorrenziali con quelle di Salvini.

Questa è questione cruciale sulla quale il Pd ha perso voti e che si connette con la sicurezza e la legalità.

Deve convincere milioni d’italiani che la sinistra non ha più le debolezze di un tempo sul tema e che garantire la sicurezza significa soprattutto, tutelare i più deboli.

La seconda leva a suo favore è la sua meridionalità.

Questa lo può favorire nel recupero di consensi nelle aree ove il m5s ha fatto il pieno.

Ancora una volta la proposta che deve formulare deve essere convincente per quei meridionali, soprattutto giovani, ai quali è stata tolta la speranza.

Hanno finito per credere al pifferaio magico che ha promesso un reddito per tutti.

Ma la questione meridionale non si risolve con lassistenzialismo, bensì dando opportunità di lavoro e di crescita.

Minniti deve proporre un disegno non demagogico, ma realistico di rilancio.

È condivisibile la sua tesi che se il Mezzogiorno non decolla, l’Italia intera non è competitiva.

In fin dei conti, Minniti deve disegnare una visione globale per la ripresa del Paese caduto nelle secche del nazional populismo.

Se ci riesce, la sua leadership decolla.

Allora potrà affrontare la questione del Pd che deve uscire dall’arrocco, allargarsi e dialogare con nuove forze sociali e diverse aree di consenso.

Minniti può combinare le qualità dell’uomo nuovo con l’esperienza del veterano della politica.

Ma ha poco tempo per dimostrare di essere un leader.

 

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