Chi si ricorda

Mi ricordo un vecchio

seduto

storto,

che ci parlava

di staffette

e partigiani,

della paura

di morire

e della voglia

di morire

da antifascisti.

Mi ricordo le fotografie

di scheletri

di ebrei,

di rom,

di pazzi,

di gay,

degli amanti

della libertà,

delle scarpe

dei cadaveri

di uomini

uguali. A distinguerli

un diverso

simbolo

cucito sul petto,

un numero sull’avambraccio.

Mi ricordo anche delle foibe,

del Tibet,

dei GULag,

di quello che ho imparato

prima degli smartphone,

che oggi della Siria,

di Afrin,

delle sue ragazze,

violentate

combattenti

schiacciate,

dei Curdi

e dei cinesi

dietro agli schermi,

controllati anche nelle stanze

più private,

nel dialogo

con la papier toilette,

dei palestinesi,

dei migranti

morti in mare

o di freddo alla frontiera,

del fascismo,

mascherato da patriottismo,

che è razzismo,

che è omicidio a sangue freddo

di un vu cumprà

su Ponte Vespucci,

dell’Olocausto

della memoria,

non si ricorda più nessuno.

Io mi ricordo questo lungo elenco

di cose, di fatti

e mi ricordo una scritta sul muro

che diceva, mi pare:

“Bambini,

ricordatevi di essere

antifascisti!”

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