“Come state a pesce?” – La Pozzuoli del mare, tra uomini e mercato

zz  tav. 1 -Porto di Pozzuoli.jpgIl porto di Pozzuoli ha una gloriosa e bi-millenaria storia alle spalle. La struttura ricettiva per le navi è completamente cambiata: non attraccano più navi mercantili provenienti da ogni angolo del Mediterraneo, ma più semplicemente maestosi traghetti della Caremar  e di altre compagnie, che assicurano i collegamenti verso Procida ed Ischia.

Vi è poi un settore dedicato alle imbarcazioni da diporto ed un ampio spazio che accoglie i pescherecci, che assicurano ogni giorno, d’estate e d’inverno, un rifornimento costante di pescato, per soddisfare le richieste, non solo dei ristoranti della zona, ma anche i palati più raffinati ed esigenti.

Come state a pesce?
Se questa celebre quanto maliziosa frase di Totò fosse rivolta ad uno dei tanti venditori al minuto del mercato ittico di Pozzuoli, la risposta perentoria e veritiera sarebbe sempre la stesa: “Ne ho di freschissimo, odoroso e soprattutto gustoso, potete scegliere tra varie specie e dimensioni”.

zz  tav. 5 - Imbacazioni piccole.jpgPer descrivere con precisione e dovizia di particolari quanto esposto sui banchi di vendita, ci vorrebbe l’inimitabile pennello di Giuseppe Recco, in grado di fissare sulla tela il delicato momento del trapasso tra la vita e la morte, la bocca spalancata alla ricerca disperata di ossigeno, le squame che lentamente virano di colore e la rigidità cadaverica, che lentamente fa variare la curvatura del pesce.

Le massime esperte di rigidità del pesce sono naturalmente le donne, le quali girano attente tra i banchi e nello scegliere la merce valutano con attenzione la fisiologica curvatura e la lucentezza degli occhi.

Nel mercato ittico di Pozzuoli la vendita al dettaglio incontra quella all’ingrosso. Il mercato è famoso soprattutto per i crostacei, in particolare per i gamberoni e i granchi, piatto fisso dei menù della Vigilia. È possibile trovare anche specie di importazione, in arrivo dai mari di Sicilia e Calabria.

zz  tav. 8 - Varie specialità di pescato.jpgLa pesca e le attività ittiche hanno avuto un ruolo centrale nella storia e nella cultura puteolana. Per secoli, i pescatori di Pozzuoli hanno percorso in lungo e largo l’’alto Tirreno, esportando le loro tecniche marinaresche insieme alle tradizioni millenarie di cui erano depositari.

I pescatori sono una razza in estinzione, che giorno dopo giorno lotta eroicamente per sopravvivere. Le loro storie familiari, i loro racconti, la loro lingua costituiscono un’’importante testimonianza storica, che ci permette di comprendere i profondi cambiamenti avuti dalla comunità puteolana nell’’ultimo secolo.

Il mercato ittico di Pozzuoli, più semplicemente conosciuto come “mercato del pesce“, è una vera e propria istituzione per cuochi e massaie di Napoli e dintorni. E chi lo conosce è disposto anche ad andarci alle prime luci dell’alba.

Inizialmente situato sul porto, il mercato del pesce di Pozzuoli si è spostato in via Fasano, nelle vicinanze dello stazionamento dei bus Eav. Luogo di culto per i professionisti della cucina, ma anche per i semplici curiosi, esso è uno di quei luoghi dove poter respirare a pieni polmoni la tradizione napoletana.

Il fascino dell’andirivieni notturno (in realtà mattutino) cancella i talvolta fastidiosi odori del pesce che da queste parti raggiunge ottimi livelli di qualità. Non è un caso che il mercato sia letteralmente preso d’assalto nei giorni di festa come Natale e in ogni periodo dell’anno in cui la tradizione suggerisca portate di mare.

Organizzato in tanti piccoli stand, il mercato ha forse perso un po’ della magia data dal porto e dalla sua atmosfera, ma mantiene intatta la qualità di un luogo che caratterizza in modo pregnante la vita di Pozzuoli ed il suo passato. Tuttavia per i puteolani il vero mercato del pesce era esclusivamente quello che si svolgeva al porto e questo, forse, è solo quel che ne rimane. Come abbiamo anticipato, il mercato rappresentava una particolare attrattiva per i forestieri e visitatori della città, che potevano così spendere le ore mattutine in cerca del miglior pescato, tra un caffè e una chiacchiera coi pescatori.

Quel che è certo è che il mercato del pesce di Pozzuoli rimane uno dei principali centri campani per le spese ittiche. E, come in ogni mercato, solo chi arriva presto trova la merce migliore!

zz tav. 11 - Il mitico Procolo.jpgTra le figure storiche del mercato ittico di Pozzuoli, che insieme ai pescatori completano la filiera del mare, è d’obbligo citare Procolo, detto Scintillante, perché come ci spiega testualmente il personaggio: “Mio padre Salvatore, detto Autore, vendeva solo alici. Brillavano e allora nacque il soprannome Scintillante. Tutti venivano a vederlo mentre vendeva i pesci, era divertente, faceva un po’ di teatro coi suoi richiami: “’I bbott’ in cielo, ‘i bbott’ in terra… m’i mangio crude, m’i mangio cotte… ah n’atu muorz’, ah n’atu muorz’!”. Poi a casa non diceva una parola.

“Io e i miei fratelli abbiamo ereditato il ‘contronome’  Scintillante, perché in 60 anni non abbiamo mai venduto alici che vengono da fuori, mai. Una volta siamo rimasti per due mesi senza alici e non ne abbiamo acquistate di altra provenienza. Sarebbe come vendere alici che hanno già un giorno: non hanno lo stesso sapore. Altri pesci li puoi conservare, anche per due giorni. Le alici no”.

Accanto a Procolo è presente Daniele Esposito, suo genero e braccio destro, che si lascia coinvolgere nell’intervista. La sua testimonianza si rivela interessante, non solo perché aggiunge ulteriori particolari sull’attività di vendita, ma anche perché nelle sue parole si riflette la saggezza del bravo apprendista.

Dopo aver lavorato per alcuni anni a Brescia come carpentiere, è voluto tornare alla natìa Pozzuoli in cerca di un impiego. Anche se fare il pescivendolo non era il suo sogno, ci dice di sentirsi fortunato del lavoro che svolge ormai da dieci anni.

“Sicuramente è un mestiere disgraziato per gli orari, ma almeno mi garantisce la libertà. E poi mi permette di dedicare tempo alla famiglia”.

Alla domanda su cosa gli abbia trasmesso Procolo del suo modo di lavorare, risponde: “Il mio primo pensiero quando mi sveglio sono il lavoro, i pesci, la preparazione del banco, i clienti. La colazione la facciamo, se la facciamo, quando abbiamo pensato a tutto. Spesso ordiniamo il caffè, ma lo beviamo freddo perché siamo concentrati sul lavoro. Forse questo suo modo di fare è un po’ maniacale, ma ha preso anche me”.

In realtà, ci sembra che Daniele abbia ereditato da Procolo quel sentimento, misto di piacere e dovere, che spinge una persona a svolgere il proprio mestiere con dedizione e cura per ogni singolo particolare. Non è mania, si chiama ‘professionalità’, anche quando si tratta di togliere via le teste alle alici.

Achille della Ragione

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