Diamo ad Ada quel che è di Ada

Ada Hegerberg, attaccante dell’Olympique Lione, è la vincitrice del Pallone d’Oro femminile, assegnato per la prima volta da France Football lo scorso 3 dicembre. Il trionfo della norvegese è presto diventato virale: ma non per i suoi meriti sportivi. Dopo la premiazione, infatti, la Hegerberg si è ritrovata sfortunatamente protagonista di un triste siparietto condotto da Martin Solveig. Il DJ francese ha pensato bene di chiedere alla neo vincitrice di festeggiare twerkando. Conclusione: Ada Hegerberg, che, giustamente sconcertata, rifiuta, momento di imbarazzo generale, e sipario.

Il maschilismo dilagante non è certo una novità, e la gaffe in mondovisione è stata ripresa da giornali, siti web e TG di tutto il mondo. Sono piovute critiche (giuste) nei confronti di Martin Solveig, che si è poi scusato. Il video della premiazione rimbalza da un social all’altro, e ancora una volta ci si ritrova a fare i conti con un sessismo becero, diventato normalità.

Oltre al danno, la beffa. Perché la condanna dell’episodio ha messo in secondo piano il trionfo di Ada Hegerberg, che sarebbe dovuta finire sulle prime pagine per il suo successo. Basta fare una ricerca veloce su Google, per vedere che, anche nei pochi articoli dedicati esclusivamente alla vittoria del Pallone d’Oro, la calciatrice viene elogiata prima per il suo aspetto fisico, e solo dopo per il talento che mostra sul campo da gioco.

Perché, invece, non parlare del suo trionfo come si parla di quello di Luka Modrić? Perché non sottolineare che a vincere il primo Pallone d’Oro femminile della storia è una ragazza norvegese di 23 anni, che da quando, nel 2014, è approdata all’Olympique Lione, ha battuto record su record portando la sua squadra a dominare sia in Francia che in Europa? Perché non ricordare che ha portato a casa tre Champions League di fila, laureandosi capocannoniere anche nella scorsa edizione con la bellezza di 15 reti? Perché non far notare che, forse, dovremmo averla già sentita nominare, dato che nella stagione 2015/16 si era aggiudicata lo UEFA Women’s Player of The Year?

Perché, purtroppo, ci riduciamo a parlarne come “la bella norvegese a cui Martin Solveig ha chiesto di twerkare”. Perché c’è qualcosa che non va. Perché nessuno ha dato ad Ada quel che è di Ada. 

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