DIVINA COMMEDIA E CINEPANETTONI

Avete presente la DIVINA COMMEDIA? Tutto ciò che Dante aveva descritto in maniera elaborata nelle sue tre cantiche? Probabilmente ricorderete senza troppi problemi alcune vicende narrate lì dentro, come ad esempio il tragico epilogo di Paolo e Francesca; inoltre non so se lo sapete ma nel nostro immaginario abbiamo la suddivisione di Inferno, Purgatorio e Paradiso proprio grazie a quest’opera. Forse perché la commedia per eccellenza è proprio la sua. Oltretutto il titolo originale, con cui lo stesso autore aveva designato la sua opera era proprio Comedia (probabilmente pronunciata con accento tonico sulla i); l’aggettivo Divina le fu attribuito dal Boccaccio nell’opera Trattatello in laude di Dante. Ecco ora che avete in mente il Sommo Poeta  cancellate completamente tutto ciò che viene narrato nel poema e resettate la vostra mente.

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 In Italia forse (e ahimè dico purtroppo) la commedia più famosa non è affatto quest’opera dalla metrica perfetta ma qualcosa che non c’entra assolutamente niente con essa. Ho fatto un gioco ed ho chiesto a più di qualcuno qual è il tipo di commedia che conosce maggiormente e ne ho sentite delle belle. La risposta più frequente è stata LA COMMEDIA ALL’ITALIANA. Ma non quel filone cinematografico sorto nel nostro paese durante gli anni cinquanta. Non quello che veniva così definito dal celebre regista Mario Monicelli: «La commedia all’italiana è questo: trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che distingue la commedia all’italiana da tutte le altre commedie…». Non quello che si chiama così per la parafrasi del film Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi. Ma un altro tipo, completamente differente. Faccio riferimento alla commedia sexy all’italiana, quel genere di serie B degli anni settanta-ottanta, nato durante il decadimento della cultura cinematografica italiana, nel pieno degli anni di piombo. Questo sottogenere si basava sulla ripetizione di cliché e stereotipi, in cui l’elemento principale era far ridere il pubblico medio-basso con situazioni paradossali piene di battute volgari e allusive. A dire il vero, però, non è neanche questa la commedia più nota. È quella che tutti noi conosciamo da 35 anni a questa parte e che durante il periodo natalizio vediamo ovunque. Naturalmente sto parlando del film comico-demenziale, meglio noto come cinepanettone.

immagine.pngQuesto neologismo, coniato nel 1997 per indicare in maniera dispregiativa i film della coppia Boldi–De Sica, con il passare del tempo ha perso la connotazione prettamente negativa ed è entrato nel linguaggio comune. L’italiano medio ci va pazzo e tutti gli anni non vede l’ora che arrivi metà dicembre per andare al cinema (ci va solo in quell’occasione) a gustarsi il nuovo prodotto che farà una montagna di incassi, perché, a dire il vero, il cinepanettone è tanto disprezzato quanto visto, sebbene le facce siano sempre le stesse (abbastanza invecchiate), le parolacce, i peti e le battute di cattivo gusto idem, per non parlare delle gag ripresentate fino allo sfinimento (mariti cornuti ed equivoci ne abbiamo?). Bisogna dire però che questo fenomeno (trash) completamente nostrano è del tutto unico; al punto che è stato analizzato dall’esperto britannico di cinema italiano, Alan O’Leary nel suo Fenomenologia del cinepanettone (2011). Il professore ha parlato di realismo grottesco per definire il cinepanettone, utilizzando come strumento d’analisi la categoria del carnevalesco di Bachtin.

Per i fan più agguerriti lascio una chicca. Boldi e De Sica hanno finalmente fatto pace. Dopo 13 anni i due si sono riappacificati e questo Natale uscirà Amici come prima, che li vede di nuovo insieme sul set. Per questo dobbiamo solamente dire grazie a Yotobi.

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Sara Schiavella

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