Docenti-genitori: la strada del dialogo

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di MARIA SILVESTRINI

L’antefatto è datato 5 gennaio 2018, congresso nazionale dei Maestri Cattolici in udienza da Papa Francesco. Presenti numerosi rappresentanti tarantini dell’associazione insieme a tanti serrani guidati dalla rappresentante della sezione locale AIMC Annamaria Rano e dalla past president del Serra club Taranto Mariangela Tarantino. In quell’occasione Papa Francesco, da ex insegnante, vedendo quello che è accaduto dagli anni Settanta in poi, si disse convinto che «il patto educativo tra scuola, famiglia e Stato si e’ rotto».
WEB - Papa Francesco e Desideri

Stimolati dall’incontro con il Santo Padre le due associazioni, venerdì 13 aprile nel salone della Biblioteca Acclavio, hanno voluto organizzare un momento forte di riflessione e confronto “La strada del dialogo”. Dopo i saluti della presidente del Serra Maria Cristina Scapati e della prof.sa Annamaria Rano per l’Aimc, la parola è passata agli esperti. Ospite d’eccezione il presidente nazionale dell’AIMC Giuseppe Desideri, con lui Elisabetta Scalera, Dirigente scolastica dell’Istituto Vico-De Carolis, la dott. ssa Anna Saccomanni, pedagogista, mons. Ciro Alabrese, direttore dell’Ufficio diocesano per l’Educazione, a guidare l’incontro la direttrice di Radio Cittadella Gabriella Ressa.
“Si parla da anni di patto educativo – ha detto il presidente Desideri – ma questo non può essere solo un patto formale, una indicazione istituzionale, parole vuote che richiamano una necessità stringente: quella di dare ai nostri ragazzi modelli e valori condivisi”. In questa sfida culturale sono decisive le basi che vengono poste negli anni dell’educazione primaria dei bambini. Non si tratta di dare conoscenze ma di insegnare il rispetto delle regole, di individuarle insieme genitori ed insegnanti, di ricostruirle e riviverle insieme. I nostri alunni sono figli e cittadini per questo è necessario avere una visione comune e sinergica, le differenze di ruolo ci sono e vanno valorizzate nell’intento di raggiungere l’obiettivo comune. La scommessa è quella di cooperare a formare ragazzi aperti e interessati alla realtà che li circonda, capaci di cura e di tenerezza, liberi dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi. Questo purtroppo è un malsano senso di modernità che va riconvertito, e il rimedio è fare in modo che gli adolescenti possano respirare un’aria diversa, più sana, più umana. Questo l’obiettivo che ci poniamo da educatori.
Uno dei fattori che rende maggiormente problematica l’intesa genitori-docenti è nel crollo di reputazione della categoria degli insegnanti. Gli evidenti segni di delegittimazione sono il più grave ostacolo alla capacità di lavorare insieme. Bullismo e aggressioni a scuola sono la realtà quotidiana o solo una bolla mediatica? C’è una narrazione forte in questo senso, ma aldi là delle azioni è il valore simbolico del gesto che indica la nuova emergenza. La scuola è il più significativo e pervasivo servizio pubblico del nostro Paese e questi gesti tendono a ridurne valore e ruolo in maniera devastante. “Bisogna prendere atto dei mutamenti che hanno riguardato sia la famiglia sia la scuola, e rinnovare l’impegno per una costruttiva collaborazione, per il bene dei bambini e dei 
ragazzi Ma prima ancora bisogna favorire una nuova complicità tra insegnanti e genitori. Anzitutto rinunciando a pensarsi come fronti contrapposti, colpevolizzandosi a vicenda, ma al contrario mettendosi nei panni gli uni degli altri, comprendendo le oggettive difficoltà che gli uni e gli altri oggi incontrano nell’educazione, e così creando una maggiore solidarietà: complicità solidale”. Queste le parole del Papa il 5 gennaio riprese in modo diverso sia dalla preside Elisabetta Scalera che dal genitore e pedagogista Anna Saccomanni.
Proprio la prof. Scalera ha riportato nella realtà della sua scuola al quartiere Tamburi, quartiere a ridosso dell’ILVA e quindi a grave rischio ambientale, le suggestioni dell’invito di Papa Francesco a ricostruire il patto educativo. La sinergia nel plesso è stata ricercata attraverso iniziative mirate, dal progetto “A scuola senza zaino” fino alla riqualificazione degli interni fatta in collaborazione fra genitori, alunni e docenti, una modalità per lavorare insieme che ha mostrato come sia possibile portare nella didattica innovazione e corresponsabilità.
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Anna Saccomanni, quattro figli tutti nella scuola primaria e secondaria, parla della sua esperienza personale e della necessità di seguire i giovani con uno sguardo d’amore, evitando confronti e conflitti. Mai porsi in contrasto con gli insegnanti, mai delegittimare il loro ruolo. E soprattutto l’educazione come fonte per sviluppare il senso di responsabilità, senza slogan ma capace di confrontarsi con le scelte ed i gesti della vita quotidiana.
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“I figli sono le frecce al nostro arco”, don Ciro Alabrese prende in prestito alcune parole del Salmo 127 per dare un messaggio di speranza. La crisi della didattica ed i nuovi media sono il passaggio cruciale di una fase di cambiamento storico molto importante che dobbiamo gestire con la capacità di guardare lontano mostrando la strada. Occorre recuperare il significato della corresponsabilità educativa in un contesto di emergenza sociale e dal momento che questa sinergia non avviene più in modo ‘naturale’, bisogna favorirla in modo progettuale, anche con l’apporto di esperti in campo pedagogico. La strada del dialogo è aperta, i docenti non abbiano timore a fare il primo passo.

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