È finito Sanremo… (ed inizia il mio blog)

È finito il Festival di Sanremo… e vorrei iniziare il mio blog con alcune considerazioni su questo avvenimento. Avrei voluto scrivere di politica, perché è la cosa che mi interessa di più, ma ho preferito partire con un po’ di leggerezza.

Come tutti gli anni ho seguito il Festival, che dà un’immagine della nostra povera Italia.

Le lamentazioni di Ultimo circa il risultato mi è sembrato tipico di un ragazzo arrogante come i giovani che la Celentano “osava” criticare ad Amici. Le regole si mettono in discussione prima e non perché non vinci.

Edizione abbastanza buona, anche se con “troppo Baglioni”, ma nemmeno una donna sul podio (a differenza delle tre del 2012: Emma Marrone, Arisa, Noemi) e non certo, come ha affermato Renga, perché gli uomini cantano meglio e hanno voci migliori

Io, lo dico subito, stavo per Loredana Berté e per Enrico Nigiotti (domani per San Valentino mi regalerò una confezione dei suoi Baci…) ma sono molto contenta di Mahmood (italiano!).

Cosa avrebbero dovuto dire Van de Sfroos e Madonia/Battiato quarto e quinto nel 2011 vedendo sul podio al 3° posto Al Bano?

Mi è piaciuta la varietà (non sempre buona) e i giovani (per me sconosciuti) a battersi con i big. La cosa che ho gradito meno, probabilmente per deformazione professionale, sono stati i testi delle canzoni. Forse il rap costringe ad abbinamenti di parole nemmeno per ossimoro, ma tra il senso da ricercare ed il non senso ci corre tantissimo. Ogni ragazzo pensa di comporre poesie che a volte sono solo dei testi che non ne hanno la struttura e il ritmo.

Ecco, molti testi di questo anno o sono espliciti e per questo non contengono nessun messaggio da raccogliere (vedi Rolls Royce) o hanno la difficoltà di parlare di sentimenti e umanità in modo semplice e alto insieme, come la splendida “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane dello scorso anno: una canzone sul tema dell’immigrazione vista dagli occhi puri di un bambino.

Quest’anno si cercano parole nuove… Ultimo le chiede a Dio, forse perché non si fida così tanto di se stesso, ed Einar pensa che con parole nuove possa riconquistare il suo amore.

Non c’è stato impegno “politico” quest’anno, nemmeno etico. Sono solo canzonette

Aspettavo “Dov’è l’Italia” di Motta ma non ne ho trovato niente… non è perdersi, è non sapere di cosa si vuole parlare. Aspettavo qualcosa di più da “I ragazzi stanno bene” dei Negrita perché lo scontro generazionale è politica… Ma al di là della banalità che i giovani hanno “il fuoco nelle vene”… nient’altro.

E devo essere sincera mi aspettavo molto di più da Daniele Silvestri, anche se forse il più impegnato quest’anno, ma avrei voluto che fosse più incisivo, sgradevole e non corretto… perché le discrepanze sociali ed etiche devono essere affrontate e non pensare solo di piacere al pubblico radical chic.

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