Eurosia. Come un fiore di campo

Si scrive da come si vive

È uscita il 30 Agosto 2018 la nuova biografia di Paolo Rodari, Eurosia, come un fiore di campo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2018. All’indomani, di «ufficiale», stesa con cuore pulsante dal figlio frate minore francescano P. Bernardino Angelo Barban (1897-1980), aveva raggiunto nel 2014 la sua nona edizione, addirittura con una traduzione nella lingua più utilizzata al mondo che è l’Inglese, si era resa necessaria una biografia – per così dire – agile e in «briciole», composta, infatti, di ventotto capitoli perfettamente amalgamati tra di loro.

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Paolo Rodari, autore di “Eurosia, come fiore di campo”

Ciò che, rispetto alla precedente, fa la differenza è il fatto inedito che sia stata scritta da uno che, quale sposo, papà e «laico», è riuscito indubbiamente a scorgere proprio i tratti distintivi che Benedetto XVI aveva delineato nel Breve Apostolico di Beatificazione: «Mulier se ipsa invenire nequit nisi amorem donando»: «una donna non può ritrovare se non donando amore agli altri». In realtà, colui o colei che vive oggi in una famiglia sa al meglio che l’amore si satura soltanto nella reciprocità, di generare figli e nell’educarli ad essere tali. Non vi è figlio senza genitore, senza mamma e papà, e viceversa. Anche per i figli della Chiesa e nella Chiesa. Ovviamente a questo primo tratto di originalità si salda il secondo che sta nell’aggiornamento all’attualità di quanto il primo biografo non avrebbe potuto scrivere, essendo venuto a mancare nel 1980, ed essendosi, poi, sviluppato un singolare e spontaneo movimento di devozione.

Da quest’angolo visuale, come correttamente annota l’Autore, la Chiesa diocesana di Vicenza e l’Ordine Francescano dei Frati Minori, cui rimane giuridicamente affidata la Vice-Postulazione della «causa» di canonizzazione, hanno intercettato la «fama sanctitatis» – per usare il linguaggio tecnico – inalveata nel tessuto ecclesiale e popolare soprattutto dopo l’evento della Beatificazione. Evento che da un punto di vista teologico segna un punto di partenza, non di arrivo. Grazie all’interessamento dei Parroci che si sono succeduti, in particolare dell’attuale don Dario Guarato, animatore instancabile per la devozione alla Beata «Mamma Rosa», si osserva l’inarrestabile quanto spontaneo diffondersi – con ammirazione della stessa diocesi berica – anche all’estero, dal Canada al Pakistan fino all’Australia, solo per citare due luoghi tra loro agli antipodi, della conoscenza e del numero di coloro che si rivolgono con fede all’intercessione di Rosa, generosa anche nell’ottenere miracoli e grazie da Dio. Questa progressiva estradizione – è opinione di chi sta scrivendo – è certamente da ascriversi all’identità di «terziaria francescana», ossia di colei, Rosa, che volle vivere lo spirito del Poverello di Assisi (1182-1226), da laica, come lo sono tutti i «francescani secolari» del mondo.  La simpatia che San Francesco suscita oltre i confini del tempo e dei luoghi, ha ulteriormente connotato la statura esistenziale di Rosa perché i terziari francescani, da sempre, l’hanno sentita una di loro. Fino alla decisione, tanto inaspettata, quanto commovente, presa nel 2017, di dichiararla loro patrona per l’intera regione del Veneto.

Chi arriverà alla fine di questo libro difficilmente non ne uscirà cambiato. Anche Francesco d’Assisi e Ignazio di Loyola (14491-1556) si convertirono, leggendo, in prigione, l’uno il Vangelo, l’altro la vita di alcuni Santi. In realtà, affiora dalle pagine di Paolo Rodari una sovrabbondanza simbolica o poetica che io lessi solo in Gloria, ossia nella conclusione dell’Opera Omnia del teologo svizzero Hans Urs von Balthasar (1908-1988). Viene, infatti, intercettato il «passaggio epocale» (Papa Francesco) che stiamo vivendo, il quale chiede di avere il coraggio di allontanarsi dalla riva e affrontare il mare aperto. La nave di Pietro trasmutata nella nave di Paolo al capitolo 27 degli Atti degli Apostoli può rischiare il naufragio. Ma siamo forti della parola del Signore: nessuna vita sarà perduta. Scrive Balthasar: «Ancora adesso, nelle terre di Carewall, tutti, raccontano quel viaggio […]. Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume per noi. E qualcuno – un padre, un amore, qualcuno – capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume – immaginarlo, inventarlo – e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.

Ritaglio

Quarta di copertina del testo di Paolo Rodari

Questo, davvero sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe finalmente, umano». Per questo, prima di dire un «Amen» al termine di ogni nostra preghiera, ricordiamoci che Dio, quel bambino umano che è in noi, ci sta ascoltando. Perché Rosa, come un fiore di campo ci insegna che Dio ascolta soprattutto la voce dei bambini, anche quando sono vecchi, da ché i fiori non hanno età, nel campo della terra senza il male in cui siamo nati.

                      Gianluigi Pasquale OFM Cap.
Pronipote

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P. Gianluigi Pasquale OFM Cap

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