Farzana, 25 anni, uccisa perché voleva amare

Una macabra conferma, una di quelle storie così brutte da lasciarti una rabbia dentro che ti divora come un tarlo avido. La conferma dell’ignoranza imposta e del progresso negato che uccide vittime innocenti.

È incredibile come questa storia, che apprendo soli pochi minuti fa mentre sono in treno e leggo le news, si colleghi con violenta naturalezza al tema che ho voluto trattare nel post di ieri: le tante,troppe donne uccise nei tristementi noti “delitti d’onore” ancora diffusissimi in quei paesi dove regna ancora la legge delle usanze tribali; un regno sanguinario di maschi-padroni che impone il proprio dominio sui membri della famiglia, soprattutto sulle donne, a suon di violenze e soprusi.

Spesso a monte di tutto questo orrore ci sono situazioni debitorie pregresse e, come fosse una semplice merce di scambio e non esseri umani che meritano il rispetto della propria dignità, le figlie vengono vendute come spose per estinguere questi debiti.

Questa è la storia di Farzana, una giovane donna di venticinque anni che voleva solo amare. Farzana era bellissima, amava i colori accesi, come quelli dei drappi e dei sandali che era solita indossare: forse la voglia di dare luce a quel mondo buio di violenze di suo “padre” Mohammad Azeem e dei fratelli maschi verso tutte le donne della loro famiglia.

Amava un vedovo vent’anni più grande di lei, Iqbal; e adorava prendersi cura dei suoi cinque figli: una mamma giovane e piena d’amore.
Farzana Parveen e Iqbal avevano così deciso di coronare il loro sogno d’amore, sposandosi. E nel giovane ventre della giovane e bellissima sposa cresceva il frutto del loro amore, un figlio, che sarebbe nato tra sei mesi.

Un matrimonio felice e spontaneo,come tutti i matrimoni dovrebbero essere, ma anche coraggioso visto il divieto del violento padre di lei che aveva vietato queste nozze.

27 Maggio 2014, Lahore, Pakistan: Farzana, accompagnata da Iqbal, sta salendo la scalinata che porta al tribunale, per testimoniare contro la calunnia del “padre” Mohammad, che si era rivolto alla giustizia dichiarando che Iqbal aveva rapito sua figlia,per costringerla a sposarlo.

Tutto accade in pochi, terribili istanti: davanti alla Corte, Farzana viene strattonata dal “fratello” per portarla via. Dapprima lei riesce a scappare e viene mancata dal colpo di fucile esploso dal “fratello”. Poi cade a terra e una pioggia incessante di mattoni, provenienti da un cantiere adiacente, e un’interminabile sequenza di bastonate da parte di suo “padre” e dei suoi “fratelli” la uccidono sul colpo.

Gli assassini scappano e soltanto il padre,poche ore dopo, si consegna alla polizia, ma senza mostrare il minimo pentimento: “E’ un delitto d’onore [...] Aveva insultato la famiglia, s’era sposata senza il nostro consenso, non ho rammarico”, dichiarerà questo aguzzino definito solo anagraficamente “padre” con arroganza e con la freddezza di ciò che realmente è: un assassino.

Una trama che si ripete all’infinito. Se in Afghanistan le donne uccise annualmente nei “delitti d’onore”, in Pakistan la situazione è ancora più drammatica: il report annuale della Human Rights Commission of Pakistan, o piú sinteticamente HRCP, intitolato “State of Human Rights in 2013″ presentato lo scorso Aprile parla di ottocentosessantanove donne assassinate per lo stesso motivo!

Nello scrivere di getto questo post dal treno, mi chiedo soltanto una cosa: E’ servito a questo il processo di democratizzazione che l’Occidente ha esportato in queste zone? E la formazione e l’istruzione per prevenire simili orrori? Continuo a rispondermi allo stesso modo: la garanzia del rispetto dei diritti umani cozza contro gli interessi di chi ha imposto le “missioni di Pace”.

[Fonti: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2640632/Stoned-death-marrying-man-loved-Woman-attacked-sticks- bricks-20-members-OWN-family-broad-daylight-Pakistan.html ; http://www.pakistantoday.com.pk/2014/04/24/national/869-women-killed-for-honour-in-2013-hrcp/ ]

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