Fede e ragione: a vent’anni dalla pubblicazione dell’enciclica una conversazione al Lions Club Taranto Host

 

l'enciclica

di Maria Silvestrini

“La fede e la ragione sono come due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della Verità”. Le parole iniziali dell’Enciclica Fides et Ratio che San Giovanni Paolo II pubblicò nel 1998, sono state l’incipit della serata voluta da Sergio Pavone, presidente del Lions Club Taranto Host, per approfondire quel desiderio di conoscenza e verità che affonda nel cuore di ogni uomo. Ingegnere ma profondo conoscitore delle humanae litterae, Sergio Pavone, nel suo anno di presidenza sta proponendo agli amici lions una serie di argomenti assai stimolanti e ‘controcorrente’. Dal diabete alle energie da fonti rinnovabili, dal clima alle radici cristiane dell’Europa, studiosi e scienziati hanno espresso la loro opinione stimolando intensi dibattiti.

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Relatore, nella serata dell’8 marzo, il nostro Arcivescovo mons. Filippo Santoro, socio onorario del Lions Club e padrone di casa per luogo ed argomento. Nel Salone dell’Arcivescovado il tema “Fede e ragione dinanzi al mistero” è stato al centro di una riflessione tesa a smontare l’inconciliabilità fra i due termini. “Questo accade – ha detto l’arcivescovo – quando noi abbiamo della ragione un concetto schematico, lasciamo che essa si fermi all’interno di opzioni già note, riconosciute e definite. La ragione deve essere invece come una finestra aperta sulla realtà, prima di ascoltare la voce dei filosofi deve ascoltare la voce delle cose. Quando la ragione si spalanca e si allarga alla vita si scopre la bellezza dell’incontro, la profondità di un approccio diverso dalla ragione scientifica, il ritmo e la passione che ci spingono alla ricerca dell’infinito”. Nell’enciclica la ragione si apre al mistero ed il mistero è la realtà che trovi nella vita e parla di qualcosa di più grande e più vero. Quando questa realtà comincia a mostrarsi ci troviamo di fronte alla Rivelazione, allora incontriamo la Fede.

Fede e Ragione da ipotesi filosofica diventano fatto concreto nella realtà del mondo che viviamo, se sappiamo guardarla con quell’audacia che spinse l’Ulisse dantesco ad attraversare le Colonne d’Ercole perché “fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza”. Il fatto dell’Incarnazione, di Dio che si fa uomo come noi, ci mostra l’inaudito realismo dell’amore divino. L’agire di Dio, infatti, non si limita alle parole, anzi potremmo dire che Egli non si accontenta di parlare, ma si immerge nella nostra storia e assume su di sé la fatica e il peso della vita umana. Questo modo di agire di Dio è un forte stimolo ad interrogarci sul realismo della nostra fede, che non deve essere limitata alla sfera del sentimento, delle emozioni, ma deve entrare nel concreto della nostra esistenza, deve toccare cioè la nostra vita di ogni giorno e orientarla anche in modo pratico. La condizione dell’uomo alla ricerca del mistero è in questo dinamismo del quotidiano. Nella Storia il Mistero si è rivelato. Nell’Incarnazione si realizza l’incontro fra Dio e l’Uomo. La bellezza immaginata da Platone e dai filosofi greci ci viene incontro con un’esperienza d’amore e la Ragione quando incontra l’Amore trova il suo compimento.

Il Vero, il Bene, il Bello, sono un impegno etico che trascende nel mistero quando si guarda in profondità l’Uomo e la realtà in cui vive. Leggendo il meraviglioso “libro della natura” si può, con gli strumenti propri della ragione umana, giungere alla conoscenza di Dio Creatore; ma quanto essa raggiunge acquista pieno significato solamente se il suo contenuto viene posto in un orizzonte più ampio, quello della fede. C’è dunque nell’uomo una “capacità metafisica” che si libera quando la ragione guarda alla vita.

Nel Salone dell’Arcivescovado un pubblico numeroso ed attento ha seguito la lezione di don Filippo arricchendo con spunti interessanti l’approfondimento di uno dei temi filosofici più esaltanti del nostro tempo.

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