Gaza, fuoco su un kibbutz ucciso un bimbo israeliano Hamas giustizia 18 “spie”.

Daniel“Colpo di mortaio partito da una scuola dell’Onu” Nella Striscia i “collaborazionisti” fucilati in pubblico.

ASHKELON – Un bambino di cinque anni ucciso in un kibbutz da un colpo di mortaio (sparato da una scuola dell’Unrwa, secondo lo Stato ebraico), una sinagoga distrutta da un razzo, missili in tutto il sud e su Tel Aviv. E diciotto “collaborazionisti” assassinati a sangue freddo a Gaza. Il venerdì della vendetta, promessa da Hamas dopo che gli israeliani avevano ucciso tre comandanti militari (e probabilmente anche il capo delle brigate Ezzedin al-Qassam Mohammed Deif) è andato come a Gaza avevano programmato. Forse, dal loro cinico punto di vista, anche meglio, con il primo morto di Israele dopo la rottura della tregua decisa da Hamas martedì scorso. Oltre cento razzi sono partiti da Gaza e la risposta israeliana non si è fatta attendere.

I caccia e gli aerei senza pilota hanno bombardato la Striscia fin dal mattino, poi, dopo la morte del bimbo e le parole di Netanyahu («Hamas pagherà a caro prezzo questo terribile attacco terroristico») in serata i raid sono diventati massicci provocando almeno cinque morti tra i palestinesi. In difficoltà dopo la morte dei suoi capi militari, Hamas ha risposto con il pugno di ferro anche all’interno della Striscia. «Operazione strangolamento» l’hanno chiamata con macabra fantasia, quello che altro non è che l’assassinio di chiunque sia sospettato di aver collaborato con Israele.
E chi, magari per caso, passava vicino alle case dei comandanti bombardate e distrutte dalle bombe israeliane è automaticamente un sospetto, chi ha manifestato qualche dissenso nei confronti di Hamas lo è altrettanto, chi si rifiuta di fare da scudo umano è un traditore. Le foto e i video di quanto successo sono eloquenti. I militanti a volto coperto e armati fino ai denti si ergono a giudici assoluti di altri uomini a cui hanno messo una sorta di sacco in testa: saranno impiccati davanti alla moschea poco dopo che erano usciti dalla preghiera del venerdì, oppure saranno fucilati in un cortile del comando di polizia vicino all’università. Il tutto davanti a centinaia di persone, corse lì per loro volontà o perché costrette. «In tempi di guerra nessuna clemenza è possibile», la spiegazione di chi si è autonominato “tribunale rivoluzionario”. Ed è polemica per un tweet del governo israeliano, che ha usato la foto dell’uccisione di James Foley per associare Hamas con i jihadisti dello Stato Islamico che hanno tagliato la testa al giornalista americano ostaggio.

Da La Repubblica del 23/08/2014.

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