Genocidio Ruanda: tempo di kwibuka

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Ricordare, unire, rinnovare”, si legge su grandi cartelloni installati agli incroci della capitale Kigali.

A vent’anni da uno dei più sanguinosi genocidi, un milione di persone massacrate, il Ruanda commemora quella terribile ecatombe con una settimana di lutto nazionale e un mese di iniziative rivolte al kwibuka, il ricordo.

Era il 6 aprile del 1994 quando fu abbattuto l’aereo con a bordo i presidenti del Ruanda, Juvenal Habyarimana, e del Burundi, Cyprien Ntaryamira, di ritorno da un vertice in Tanzania dove erano andati per tentare di trovare una soluzione agli scontri fra le etnie dell’area. Da allora gli “squadroni della morte” di etnia hutu, attuarono a colpi di machete il genocidio dei tutsi, la minoranza che però aveva in mano tutte le leve del potere.

Di quei giorni, di quegli orrori le testimonianze dei sopravvissuti, che non dimenticano: “Ancora oggi non riesco a dimenticare le scene di morte e violenza che ho visto. Ho perso molti parenti e amici in quei giorni, la mia famiglia è stata decimata.  Da allora, ogni anno, aprile è diventato il mese della tristezza e degli incubi”, racconta uno degli scampati.

E pur essendo oggi il Ruanda un Paese profondamente mutato, in aprile tornano in mente i versi di T.S.Eliot da “La terra desolata”:

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.

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