Guerra e Pace

Rispondo, con la mia personale opinione, al comunicato apparso sul sito del Miur in relazione agli attentati di Parigi

14 novembre 2015

Attacchi di Parigi, lunedì momento di riflessione

I gravissimi fatti di Parigi rappresentano un attacco al cuore dell’Europa senza precedenti. Un attacco al quale dobbiamo subito dare una riposta, innanzitutto educativa e culturale. ¿#PorteOuverte, Porta Aperta, è stata la parola d’ordine lanciata sui social network dai cittadini di Parigi subito dopo gli attacchi terroristici, per offrire un riparo a chi era in strada terrorizzato. Una reazione di grande civiltà e coraggio.

Porta Aperta deve essere anche la nostra risposta. Non possiamo restare indifferenti, paralizzati e chiuderci nelle nostre paure. Per questo, invito le scuole, le università, le istituzioni dell’Alta formazione artistica e musicale a dedicare, nella giornata di lunedì, un minuto di silenzio alle vittime della strage parigina e almeno un’ora alla riflessione sui fatti accaduti. Porte Aperte significa anche coinvolgere la cittadinanza, le famiglie.

Le nostre scuole, le nostre università, i nostri centri di ricerca sono il primo luogo dove l’orrore può essere sconfitto, a diversi livelli di consapevolezza, che resta l’antidoto più efficace di fronte alla violenza e a questa guerra senza frontiere e senza eserciti. I nostri ragazzi hanno il diritto di sapere, di conoscere la storia, di capire da dove nasce ciò che stiamo vivendo in queste ore. Il nostro patrimonio di valori può essere difeso solo se le nuove generazioni sono aiutate ad uscire dall’indifferenza. Non possiamo cambiare ‘canale’ davanti a queste immagini di morte. Dobbiamo parlarne con i nostri studenti e aiutarli a capire che c’è e ci potrà sempre essere un principio di ricostruzione della nostra identità in cui credere e riconoscersi. E dobbiamo aiutarli a rifiutare, oggi più che mai, qualsiasi tentazione xenofoba o razzista. È già successo tante volte nella storia, siamo figli e nipoti di persone che hanno dato la vita per affermarlo. L’educazione è il primo spazio in cui riaffermare i nostri valori, le nostre radici, quindi la nostra libertà. Grazie ragazzi, grazie insegnanti, professori e ricercatori per il vostro impegno e per la vostra testimonianza.

Firmato
Stefania Giannini

16/11/2015

Carissima Dott.ssa Stefania Giannini

Io sono con lei molto d’accordo. Peccato che in Italia nelle scuole elementari esiste una materia che si chiama religione ed una che si chiama alternativa, alternativa non alla religione ma come lei ben sa al Cristianesimo. Mi chiedo, non è religione la loro? Non è religione unica, come lo è la storia, la geografia, la letteratura e la matematica? Ogni cultura ha il suo diritto di esistere; sarebbe molto bello dire coesistere. Accade in un paese “civile” che i bambini musulmani vengano separati dai cristiani e portati in un’altra aula, a non fare nulla! E si insegna non di certo l’uguaglianza, l’amore, la pace, e come potremmo conquistarla in un sistema così retrogrado. Forse siamo troppo vigliacchi per maturare il bisogno di pace. Perdoni la mia personale opinione: sarebbe molto bello se dai muri scendessero le croci e ogni bambino potesse raccontare il proprio sacrosanto Dio. Più istruttivo, un atto di alta cultura. Ma in Italia non si ha ancora il coraggio di integrare le differenze, non è affatto un paese moderno, ristagna nelle proprie credenze non guardando altrove. La guerra comincia anche così, dicendo ad un bambino “esci dall’aula perché credi in un altro Dio, che non è il mio”. E i governi, di cui lei fa parte, non avranno rispetto e sufficiente amore per il proprio paese finche continueranno a finanziare armi e distruzione, guerre e potere. Il terrorismo ha radici ben radicate nell’odio che gli stessi paesi così detti civili hanno generato. Può esistere pace in un mondo così? Io dal canto mio posso insegnare ai bambini tutte le alternative che vuole, ma lei, può cambiare l’insegnamento in: Religioni?

Oggi la stessa Francia ha risposto bombardando Raqqua, in Siria, siamo in guerra, sicuramente è il momento di riflettere un attimo, e sicuramente non è il momento di restare in silenzio.

Firmato

Antonella Bove

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