GUERRA E RIVOLUZIONE

Tolstoj rappresenta uno dei massimi scrittori del suo tempo: i suoi romanzi hanno guidato intere generazioni e plasmato schiere di pensatori illustri. Ma il Tolstoj narratore non rappresenta la totalità dell’uomo: al suo fianco si erge il Tolstoj pensatore sociale e politico autore del pamphlet “Guerra e rivoluzione” (recentemente edito da Feltrinelli e contenente un saggio inedito di Roberto Coaloa) guerra e rivoluzione.jpge di altri numerosissimi testi di carattere impegnato e critico nei confronti della società dell’Uomo. Tolstoj in quest’opera assume una posizione fortemente antistatalista: rappresenta una forma di organizzazione della vita umana superata e violenta. Posizione che ispirerà lo stesso Gandhi: non a caso la “grande anima” intrattenne un lungo carteggio con il pensatore russo e più volte definiti costui come il suo maestro. Lo Stato rappresenta per l’autore di “Guerra e pace” il dominio di pochi su molti, fondato sulla privazione della terra natale dell’uomo e sulla coercizione violenta. Non a caso lo Stato è sempre retto dai peggiori individui e risponde alle esigenze di una ristretta oligarchia responsabile dell’abbruttimento della vita di milioni di uomini: quest’ultimi sarebbero capaci di auto-organizzarsi in comunità spontanee fondate su collaborazione e cooperazione. Quello che ostacola la caduta degli stati e dei governi corrotti è l’idea inculcata nelle masse della necessità dello Stato per garantire la protezione dal Nemico e della proprietà privata. Tolstoj denuncia che il nemico esiste solo a causa dei governi e delle mire individualistiche dei governanti e che l’uomo non è, per natura, portato all’aggressione del prossimo: ciò che causa guerre e violenze sono gli interessi dei pochi al potere e non a volontà dei molti. Plasmati da questa menzogna gli individui vivono nell’angoscia dell’impossibilità del perseguimento di una vita all’insegna della moralità e dello sviluppo interiore e si “abbruttiscono” nell’alcol e in piaceri effimeri, accettando questa sudditanza in maniera volontaria e consapevole.  Certamente il testo di Tolstoj va letto nel presente: quanta violenza accettiamo per mantenere lo status quo in cui viviamo? Siamo coscienti che il nostro tenore di vita genera male e sofferenza nel mondo. Ci distraiamo con svaghi, hobby e un consumismo sfrenato per nascondere la chiara evidenza di essere responsabili, tutti di tutto. È una verità da tenere sempre a mente: solo con il miglioramento morale riusciremo davvero ad emanciparci come essere umani. La lettura di questo provocante scritto può essere una prima tappa.

Marco Pochesci

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