I MIGLIORISTI SON TORNATI

I MIGLIORISTI SON TORNATI

È facile constatare come la vecchia sinistra scissionista non sia riuscita ancora a capire cosa stia succedendo alla nostra democrazia.

Teniamo presente, come esempio, le parole di Enrico Rossi, uno dei più convinti sostenitori del nuovo partito: Liberi e Uguali. Quelli che ritengono di essere i migliori tutti: i miglioristi di un tempo.

Facciamo le cosiddette pulci a loro, visto e considerato che a noi le fanno sempre con dovizia di particolari e con insistenza noiosissima, col rischio evidente di essere altrettanto pignoli e noiosi anche noi. Più che altro per cercare di capire.

Ecco il pensiero, da vecchio migliorista degli anni 1980, che il Presidente della Toscana Enrico Rossi scrisse sulla sua pagina Facebook, dopo l’assemblea (forse la prima e l’unica) del loro nuovo partito, forse non c’era ancora Grasso:

Da questa assemblea parte una battaglia che avrà un orizzonte lungo. Dovremo costruire un grande partito che si ispiri agli ideali del socialismo coniugati con umanesimo e democrazia. Noi siamo una grande sinistra che ha nella sua storia un grande rivoluzionario socialista come Gramsci. Noi siamo il voto utile che non andrà mai con la destra”.

Parole emblematiche, significative, molto più degli slogan ad effetto contenuti, successivamente, nei discorsi di Grasso. In poche parole ha condensato la cultura politica che sottende il suo nuovo movimento o partito, l’ennesimo a sinistra della sinistra.

Ma che significano?

Vediamo un po’.

Si parla di “Orizzonte lungo”. Che cosa intende?

Non quello terrestre, ovviamente, ma quello politico. E come al solito si usano parole che non dicono niente, astratte e con poco senso.

Il problema di questa sinistra, cui fa riferimento Rossi, non consiste tanto nell’individuare l’orizzonte (chi non vuole benessere, democrazia, pace, giustizia e libertà?), quanto nel non riuscire a rendersi conto di quanto sia enorme l’intreccio di cause ed effetti che lo sposta in avanti. Niente di concreto.

Molto grave è il fatto di non aver compreso che è impossibile riproporre le ricette di sempre, pensando così di poter ripartire da un daccapo mentre nel frattempo è cambiato tutto.

Si parla di ”Costruire un grande partito

Benissimo. Tuttavia se si pensa alla lunga storia politica, e anche personale, dei soggetti che lo stanno costruendo qualche perplessità sorge spontanea riguardo al suo futuro.

Ricordiamo la vicenda delle liste Arcobaleno, Altra Europa con Tsipras, Rivoluzione civile costruite in fretta e furia nell’immediata vigilia di importanti scadenze elettorali e implose subito dopo con il rituale strascico di scissioni.

Ora gli stessi soggetti, con altri nomi, si aggregano con aree politiche e persone con storie assai diverse tra loro e dalle loro. Soggetti che hanno votato per il governo Monti, il fiscal compact e il pareggio di bilancio in Costituzione e che poi hanno sostenuto, qualcuno col mal di pancia ma tanti altri con convinzione, tutte le riforme fatte dal governo Renzi.

Tanto più se Liberi e Uguali dovesse confermare quanto da tempo Bersani e i suoi vanno dicendo, circa la possibilità di sostenere un eventuale governo a cinque stelle. A meno che, indipendentemente da chi siederà a Palazzo Chigi, non preferiscano starsene al calduccio di una opposizione di bandiera.

Si parla di “ispirarsi agli ideali del socialismo coniugati con umanesimo e democrazia”.

Ma forse che il socialismo non contiene già in sé umanesimo e democrazia? Quando il socialismo ha perso questi altri due elementi si è trasformato nella mostruosità stalinista.

Perché allora auspicare che i valori del socialismo si coniughino con quelli dell’umanesimo e della democrazia? Qualcosa ancora non va da quelle parti?

Il tema è attualissimo e rimanda inevitabilmente ad una certa storica ambiguità, non solo lessicale, che ha caratterizzato per molti anni gran parte della sinistra italiana: l’aver adottato nel proprio nome il termine “comunismo” in tutte le sue declinazioni, l’essersi ispirata, e per diverso tempo anche legata, ai vari regimi comunisti e contemporaneamente parlare di socialismo. Mai come in questo caso la forma è stata così tanta sostanza, al punto da venire sfruttata al meglio dalla DC per decenni.

Interessante è il richiamo a Gramsci definito un grande rivoluzionario socialista e magari, Rossi sta ricordando la frattura insanabile che nel 1921 si determinò tra Gramsci e l’ala estrema guidata da Bordiga e le altre che da allora si sono susseguite nella sterile gara a chi era ed è, più gramsciano.

Infine si parla de: “il voto utile che non andrà mai con la destra”.

La questione è chiarissima e non è andare con la destra, quanto piuttosto, nella attuale situazione, favorire il successo della destra.

Sarebbe questo un voto utile? Sarebbe voto utile utilizzare il consenso ricevuto, piccolo o poco più grande che sia, e metterlo a disposizione di un governo guidato formalmente da Di Maio, ma in realtà comandato da personaggi a dir poco ambigui?

Oppure il voto è utile per favorire, di fatto, la vittoria di chi ha caratterizzato il suo ventennio di potere con scandali pubblici e privati e leggi ad personam lasciandoci per eredità il baratro in cui molti sono precipitati e che altri sono riusciti ad evitare per puro miracolo?

Conclusione: saranno pure Liberi (D’Alema permettendo) ma restano sempre Uguali a prima, ambigui e pericolosi, tanto più perché, oggi come oggi, sono al servizio delle destre leghiste e grilline.

Ricordate i miglioristi degli anni ’80? Sono tornati.L’ambiguità persiste, non hanno capito niente del Pd..

I miglioristi pensavano che fosse possibile trasformare il Pci in un partito social democratico e riformista, senza dover necessariamente passare attraverso una drastica rottura col suo passato e una radicale revisione della sua storia ed ideologia. Riproporre oggi il migliorismo non avrebbe perciò senso, è una storia finita. Un senso, invece, potrebbe averlo riflettere criticamente su quella esperienza e sulle ragioni, ancora oggi attuali, della sua sconfitta, per trarne insegnamenti utili al processo di riforme avviato dal governo Renzi.

 

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