Il cambiamento? Sì, ma solo apparente…

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di Alfio Franco Vinci
Il Gattopardo, presente nel blasone di GIUSEPPE Tomasi, duca di Palma, principe di Lampedusa, barone della Torretta e grande di Spagna, è una delle più celebrate opere letterarie del secolo scorso, sicuramente grazie anche ad una eccezionale rappresentazione cinematografica.
L’autore, Giuseppe Tomasi, non si poté godere il successo; morì infatti nel 1957, un anno prima della pubblicazione del romanzo e cinque anni prima dell’uscita del film.
Tutte le sue opere vennero pubblicate postume; forse non aveva bisogno, ne’ di fama ne’ di denaro, o forse per via del suo carattere schivo e riservato .
Probabilmente era afflitto ante literam dal male oscuro individuato da Sciascia con la definizione “sicilitudine“
Comunque sia sessanta anni fa, con il Gattopardo, l’autore ci cala in una realtà di cento anni prima, e quindi chi legge oggi entra in un contesto di 160 anni fa.
Cos’è cambiato, in Sicilia e non solo?
Poco o niente .
I cambiamenti, tranne quelli estranei alla macchina del potere, sono stati solo apparenti e, almeno in Sicilia, influenzati dalla mollezza, prima greca e poi araba, in salsa borbonica.
D’altra parte, 160 anni fa, Giuseppe Tomasi fa dire al Gattopardo “se tutto deve rimanere com’è è necessario che tutto cambi”
E così ci ritroviamo con un Paese che va letteralmente a pezzi e poi sott’acqua, per via di una gestione del territorio che è servita solo a rastrellare denari per le tasche individuali e valanghe di voti.
Ogni occasione è stata ed è buona per acquisire clientes e, grazie ad essi, rafforzare il proprio potere politico ed economico.
La nuova compagine governativa non è messa molto meglio di quelle del passato;
Una volta si gioiva di un terremoto per avviare una lucrosa ricostruzione ed oggi si aspetta che crolli un ponte per dare il via a condoni edilizi tombali.
Il Gattopardo, il racconto di un sistema di potere che si ricicla e si rigenera automaticamente; la prima, la seconda repubblica, mani pulite e chi più ne ha più ne metta, non ci hanno insegnato niente o quasi.
La permeabilità della politica rispetto al malaffare,il ripetersi di eventi “a loro insaputa“, l’occupazione surrettizia di spazi impropri da parte di lobby che, abbandonata la propria mission originaria, non solo si strusciano,ma diventano esse stesse potere, ci hanno portato ad un punto difficilmente reversibile.
Sindaci che mentono e tentano di imbrogliare le carte anche davanti a nove bare; altri disperati di non poter mettere subito mano a ricostruire ciò che la natura violata ha distrutto con rabbia.
Questo abbiamo ogni giorno sotto i nostri occhi;
Questo consegneremo ai nostri figli ed ai nostri nipoti, senza nemmeno il conforto di un giro di valzer con la bella Angelica Sedara, sia pure con qualche anno in più.

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