Il caos

Sin título-3La tempestività infierisce? Come si sopravvive a se stessi? Perché le parole ultimamente fanno cagare?

Tutti a prendercela con il nostro secolo. L’anno zero e cazzate del genere (certo belle cazzate, ma elusive)!

La colpa non è mica del tempi, dato per certo che il tempo è uno spazio incerto, ed il suo scorrere siamo noi poveri esseri umani, inclini al nuovo per trovare un pretesto, qualcosa da prendere a calci quando viene a mancare una necessità, quando qualcosa nel nostro semplice universo si blocca e va in frantumi.

I metri, i km, le distanze percorse e da percorrere, non sono altro che una buona inventiva per mantenersi in forma. Non siamo noi ad essere in movimento, ma ciò che ci sta attorno, sotto le scarpe o sopra i capelli.

Ma arrivando al dunque, immaginate cosa c’è alla base di tutto ciò? Lo dico io? La calma.

Troppa. Una pace tremenda! Mi sveglio la mattina e mi chiedo insistentemente dove cazzo è finito il caos?

No, non parlo di nessuna guerra. La guerra vera è quella che facciamo ogni giorno, anche se abbiamo paura ad ammetterlo, l’uomo adora la guerra perché vive! Diffidate da chi dice di odiarla, essi sarebbero pronti ad ammazzare chiunque, se la pelle a rischio fosse la loro. Siamo uomini infondo, ed esserlo è un ponte nascosto verso l’erroneità.

Il caos è il vuoto. Il nulla!

Quando avete un bicchiere vuoto davanti, state osservando il caos in una delle sue forme. Questo foglio su cui piazzate gli occhi, pochi istanti fa era solo ed esclusivamente caos. Non capite? Vi assicuro che le vostre mani vuote in questo momento sono la forma più estrema di caos.

Francesco D’Assisi (lasciando stare la sua religiosità di cui in questo momento non ce ne frega nulla!), restando con il culo di fuori davanti a parenti ed amici, abbandonando il tutto per approdare nel nulla creò il caos (tanto per fare un esempio).

Quando Sartre tentò di scrivere un libro sul nulla, non riuscendoci, cercò comunque di creare il caos. Lui era avanti.

Un altro esempio che adesso mi viene in mente è Son House un vecchio blues man che scrisse un testo e lo incise senza musica, ascoltandolo noterete come le parole si disperdano in un meraviglioso nulla che l’autore stesso ha definito caos. Per due minuti siamo noi e la nostra immaginazione a creare i suoni ed il ritmo che fa da cornice al brano.

Bene, arrivati a questo punto emerge da se il fulcro del mio discorso.

Il nuovo non è mai esistito, per arrivare al futuro vero, quello che appartiene ad ognuno di noi singolarmente e non collettivamente, l’unica strada da percorrere, l’unica soluzione possibile è il regresso!

Già, il regresso fino al caos, al nulla, dove tutto ciò che è vuoto necessita di essere colmato. Non è detto che il contenuto sia migliore, ma avrà di certo dentro ciò che ci ha spinto ad agire. E non è forse questo il senso della vita? Trovare ciò che ci spinge ad agire?

Bene umanoidi, allora, non abbiatene paura, il caos è l’unica cura!

Osvaldo Risiglione

I Commenti sono chiusi