Il cardinale Salazar: “È triste che nella Chiesa ci sia gente che attacca il Papa”

Il cardinale Salazar: “È triste che nella Chiesa ci sia gente che attacca il Papa”

L’arcivescovo di Bogotá e presidente del Celam non esclude che nuove crisi per gli abusi sessuali su minori possano esplodere in altri Paesi dell’America Latina

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«È triste pensare che, dentro la Chiesa, ci sia gente che attacchi e accusi il Papa». Il cardinale Rubén Salazar Gomez, arcivescovo di Bogotá in Colombia e presidente del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), considera «indubbiamente» ingiuste le critiche contro Francesco circa il suo operato sulla spinosa questione degli abusi sessuali del clero sui minori. E non esclude che nel prossimo futuro un’altra crisi possa esplodere a causa degli attacchi commessi in passato da preti in alcuni Paesi dell’America, come accaduto in Cile e negli Stati Uniti. Tuttavia assicura che la Chiesa non ha paura della verità: «Non ci preoccupa che si cerchi e che si scavi. La verità, anche se dolorosa, ci rende liberi». Di passaggio in questi giorni a Roma per l’ultima visita annuale dei vertici del Celam, il porporato, intervistato da Vatican Insider, traccia un bilancio della sua presidenza e affronta questioni di attualità ecclesiastica.

La sfida più attuale per la Chiesa di oggi sembra essere il ritorno di una crisi per gli abusi sessuali del clero su minori in vari Paesi. Come si vive questo in America Latina?  

«È una situazione che inevitabilmente coinvolge tutta la Chiesa. Già in America Latina abbiamo il dolorosissimo caso del Cile, ma sappiamo che anche altri Paesi non siamo esenti da casi simili perché non abbiamo approfondito ciò che è successo 50, 60, 70 anni fa, come è accaduto negli Stati Uniti ad esempio. Posso dire con la coscienza pulita che, negli ultimi anni, abbiamo agito come dovremmo agire; nonostante questo, non sappiamo cosa sia effettivamente successo 30 o 50 anni fa. Non vogliamo incolpare i precedenti vescovi, ma la situazione era diversa. Il grande problema di fronte a questi eventi passati, a mio parere, è che nel giudicarli si vogliano applicare i criteri attuali a quelle situazioni».

Quindi non esclude che possa verificarsi un’altra crisi in futuro a causa di abusi del passato in un paese dell’America Latina? 

«Non è una ipotesi da scartare. Comunque, penso che ci sia un atteggiamento di perfetta apertura della Chiesa, non ci preoccupa cosa si cerchi, cosa si scavi, che ci sia qualcuno che provi a scoprire tutta la verità perché siamo convinti che la verità ci rende liberi, anche se queste verità sono terribilmente dolorose e angoscianti. Dobbiamo ripensare molte cose nella formazione dei sacerdoti, nella vita stessa del clero, nell’esercizio del ministero, nel modo in cui molti punti sono collegati all’interno della Chiesa. Tutto ciò è purificante, anche quando è estremamente doloroso».

  Quali aspettative ha dall’incontro convocato da Papa Francesco a febbraio 2019 con tutti i presidenti delle Conferenze episcopali per affrontare il problema degli abusi?  

«Quando ero presidente della Conferenza episcopale della Colombia, già dieci anni fa la questione era stata sollevata per la prima volta chiaramente in un’assemblea generale dei vescovi. Da allora abbiamo avuto una coscienza molto chiara sulla necessità di stabilire politiche per la protezione dei minori, come pure il fatto che certe situazioni devono essere evitate, che le precauzioni devono essere prese in tutti i campi in modo che queste situazioni non si possano verificare mai più. L’aspirazione che c’è da sempre è, in primo luogo, che il crimine venga punito, poi il risarcimento alla vittima e l’adozione di misure preventive per evitare che tali casi si ripetano in futuro».

Cosa pensa degli attacchi contro Papa Francesco su questo tema? 

«Per noi che conosciamo tutta la preoccupazione del Papa e la sua reale volontà di evitare il ripetersi di tali situazioni e che si ripari ai danni causati alle vittime, è triste pensare che ci sia dentro la Chiesa gente che lo sta attaccando e accusando, in un campo peraltro in cui lui sta operando con piena sincerità».

  Li vede, quindi, attacchi ingiusti? 

«Indubbiamente».

Parlando invece del lavoro al Celam, qual è il suo bilancio?  

«Chiaramente quando si fanno bilanci ci sono luci e ombre. Luci perché si è continuato a svolgere un lavoro sviluppato da oltre 60 anni e, soprattutto, dopo Aparecida, 11 anni fa, la missione del Celam ha intrapreso una direzione speciale che cerchiamo di approfondire. Ombre perché rimane sempre il sinsabor di non essere stati in grado di raggiungere tutti i vescovi dell’America Latina e dei Caraibi per sostenerli, che è la nostra funzione. Sicuramente a causa della mancanza di risorse, forse abbiamo bisogno di assumere metodologie più moderne. Anche se non facciamo un bilancio definitivo perché abbiamo ancora circa sei mesi di lavoro, vediamo già che avremmo potuto fare molto di più in diversi campi».

Su cosa vi siete concentrati in questi anni? 

«Stiamo cercando di programmare la missione del Celam in un periodo più lungo di tempo. Abbiamo il 2033 come meta, perché quell’anno si compieranno i duemila anni della Resurrezione di Gesù Cristo, e nel 2031 il 500° anniversario dell’apparizione della Vergine di Guadalupe in Messico, decisivo per l’evangelizzazione dell’America Latina. Vogliamo vedere quale sarà la direzione del Consiglio in questi anni, provando a dare una risposta alle grandi sfide di questo tempo della vita della Chiesa e della società».

  Quali sono questa sfide? 

«Anzitutto quella di portare il Vangelo al mondo di oggi, questo ogni volta acquisisce proporzioni e forme diverse a seconda degli ambienti. La grande domanda è la seguente: come si evangelizza? Come si porta la testimonianza cristiana nel mondo di oggi? Ora, specialmente in America Latina, dobbiamo prendere in considerazione diversi aspetti come i profondi cambiamenti politici in vari Paesi, il problema della migrazione che è estremamente grave, la presenza di miseria e povertà, la sfida della disuguaglianza, non solo in campo economico».

 Ogni 10-15 anni approssimativamente ha luogo una conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano. Sono trascorsi già undici anni dalla celebrazione dell’ultimo incontro di Aparecida, in Brasile. Si sta preparando una nuova conferenza? 

«Credo che sia prematuro pensare ad una nuova conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano, anche perché non abbiamo assimilato sufficientemente il documento di Aparecida e, ancor meno, il magistrale documento di Papa Francesco Evangelii gaudium. Abbiamo anche la Laudato si’, che promuove nuove forme di evangelizzazione. Credo che ancora non convenga organizzare un nuovo evento ecclesiale che si concluda con un altro documento. Dobbiamo ancora riflettere fino in fondo su quelli che già abbiamo».

https://www.lastampa.it/2018/09/19/vaticaninsider/il-cardinale-salazar-triste-che-nella-chiesa-ci-sia-gente-che-attacca-il-papa-9tLOuvAtxPlN1MnEZBbzbK/pagina.html

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