IL CONVITATO DI PIETRA (visibile)/ Statista politico cercasi e intanto si vota contro tutto per non avere niente

   di Stefano Parente

I politici di ogni schieramento incontrano soprattutto gli imprenditori in queste settimane di campagna elettorale. Per due motivi: uno nobile di ascoltare la parte produttiva del paese, e uno interessato:  finanziarsi la campagna elettorale. La classe media e i poveri devono accontentarsi di sentirli in televisione snocciolare le loro “ricette” senza un confronto o un contraddittorio.

Questa passione per le relazioni privilegiate con la classe élitaria, imprenditoriale e intellettuale, fa si che venga meno la capacità degli stessi politici di interessarsi alle reali esigenze dei cittadini (della sua maggioranza). Esigenze, quelle del popolo, che sono “intercettate ” unicamente con l’ausilio degli istituti demoscopici al solo fine di esser tradotte in slogan e in frasi ad effetto dai vari ghost writer dei politici. L’unico interesse è il consenso elettorale.

Non esiste più un confronto con le parti sociali e le basi dei partiti, tutto viene deciso dai vertici, e ai vertici non interessa il popolo. In un paese dove il 30% della ricchezza è detenuto da 14 famiglie, dove la classe media si assottiglia sempre più e la povertà aumenta, servirebbero delle politiche per invertire la rotta, con ricette nuove e un cambio di passo. Ma non avendo la minima idea di come fare, e non avendo interesse a farlo, finiscono col strizzare l’occhio alla demagogia e alla pancia di quella maggioranza di paese arrabbiato di cui necessitano il consenso per governare.

Un paese a cui si racconta tutto e il contrario di tutto,  tentando di spostare le loro colpe (i fallimenti politici di questi 25 anni ) su altro.  Altri poveri,  altre etnie,  l’Europa, l’euro, la crisi, ecc ecc  Solo con la politica si possono migliorare le condizioni di vita di un popolo; l’antipolitica o il populismo  non possono essere d’aiuto. Il problema che di politica non se ne vede, e si ha a che fare con oratori furbi che mirano solo al consenso. E così gli italiani dovranno accontentarsi anche questa volta di votare contro.

Contro gli stranieri che “portano via il lavoro ” (che non c’è ed mal retribuito). Contro dei finti politici  (a favore di altri finti politici). Contro le tasse (che servirebbero per i servizi delle classi meno abbienti, cioè la maggioranza). Di certo il 4 marzo, purtroppo, non potrà votare a favore di qualcosa e di se stessa. Ci vorrebbe uno statista e non se ne scorge nemmeno l’ombra.

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