IL NOSTRO RAZZISMO

A volte capita di essere razzisti: tutti noi, indistintamente, almeno una volta nella nostra vita abbiamo avuto un pensiero razzista. Non credo di certo alle anime belle, io. Se, caro lettore, ti senti di già offeso, non sei onesto e puoi girar pagina. Quello di cui voglio parlare oggi è dell’origine del razzismo: come si può diventare razzisti? Non affronterò di certo il tema dal punto di vista storico o accademico: lo affronterò sulla base di semplici deduzioni che secondo il mio modesto parere possono avere, seppur in minima parte, del vero in esse. La mia idea è di un razzismo di origine economica. Tranne infatti per chi crede veramente nell’esistenza di razze superiori (tale tipologia non rientra nel mio articolo), il razzismo più diffuso è quello del buon padre di famiglia che, allo stremo delle forze su un Cotral in partenza dall’Anagnina, se ne esce con qualche imprecazione sui “neGri che non pagano il biglietto”. Si potrebbe considerare tale individuo come razzista? Assolutamente no. Perché la maggior parte dei fenomeni razzisti di questo tipo si verifica nei quartieri disagiati, nelle condizioni peggiori di esistenza dove tutto è fatica e privazione: insomma dove i mezzi di sostentamento (e i posti a sedere sul pullman) cominciano a non bastare per tutti. Io credo fermamente che in un mondo ideale di benessere e prosperità le discriminazioni non esisterebbero: l’uomo è un animale sociale; se tutti sono con la pancia piena nessuno litiga e siamo tutti amici. Quante anime belle ci sono ai Parioli? Lascio il conto a voi. Quando le cose cominciano ad andar male si diventa più aggressivi e intransigenti: allora, per esempio, si comincia a rumoreggiare per i figli di stranieri che non pagano la mensa a scuola. Io non trovo nulla di strano in ciò, credo sia profondamente legato alla nostra struttura sociale: nei momenti di difficoltà si guarda di traverso lo straniero, mica il compaesano (se poi le cose si fanno davvero brutte anche il compaesano diventa un nemico, pensiamo alla Firenze di Dante). Quello che semplicemente cerco di sostenere è che il razzismo e ogni altra forma di discriminazione hanno nella maggior parte delle volte una semplice origine economica: se devo spiegare ai miei cittadini che dei soldati moriranno per andare a colonizzare il Congo gli dico che moriranno per delle risorse naturali o per civilizzare, in virtù della superiorità morale su cui ogni discriminazione si basa, il popolo di quella terra lontana? Ogni forma di discriminazione ha sempre avuto alla base origini economiche: dalla cacciata degli ebrei in Spagna al lavoro afroamericano negli Usa il razzismo era la “colla morale” necessaria per giustificare tali azioni. Il capitalismo predatorio che stiamo conoscendo da anni genera tensioni sociali e disuguaglianza: la crescita dei partiti di estrema destra è un chiaro segnale del malcontento che prima o poi viene in superficie. E il sinistroide che si limita a bollare tali formazioni politiche semplicemente con “movimenti razzisti” non capisce le difficoltà che le classi medio-basse stanno attraversando: la sinistra ha da tempo abbandonato la difesa delle classi subalterne per arroccarsi su torri d’avorio, armata di magliette rosse e gessetti colorati, lasciando le battaglie sociali alla destra. Quindi vogliamo sconfiggere ogni forma di discriminazione? Diamo un lavoro onesto e dignitoso ad ogni essere umano, una casa spaziosa e del buon cibo per tutti: il razzismo sparirà senza neanche accorgersene.

Marco Pochesci

 

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