IL PIANO DI CALENDA SULL’ILVA ERA MEGLIO

IL PIANO DI CALENDA SULL’ILVA ERA MEGLIO

L’accordo Di Maio è peggiorativo al 97%.

È vero, è l’accordo di Calenda, ma su due punti aggiustati, per salvare la faccia a Di Maio e così il nuovo testo peggiora il testo di Calenda.

Confrontiamo i due testi.

Occupazione: 10 mila assunti da Mittal (Calenda), 10.700 (Di Maio).

Meglio quest’ultimo, direte. No. Il contrario.

Nel piano Calenda si affidava, a due società (di Invitalia), per l’esternalizzazione dei servizi a Taranto e Genova, l’assunzione di 1500 persone.

Il totale di Calenda faceva, perciò 11.500 assunti.

Quello di Di Maio, invece, fa 10.700.

Dove stanno gli 800 lavoratori che mancano all’appello?

Sono già esuberi?

Da mantenere in Cig?

Le due società scompaiono (perché?).

Gli esuberi (800 subito e altri che dovessero manifestarsi) sono caricati su Mittal. Che, ovviamente, ha fatto i suoi piani per 10.000 lavoratori.

Ora promette di assumerne, in futuro 11.500. In futuro.

Con Calenda e le due società (ora scomparse) sarebbero stati assunti subito.

Bah.

Temo che resteranno esuberi per tutta la durata dell’accordo.

Poi diventeranno esodati.

È certo.

Secondo punto. Strategico.

Calenda consentiva, giustamente, di poter aumentare il tetto delle 6 milioni di tonnellate, prodotte da Ilva senza burocratici vincoli.

Per la competitività di un impianto siderurgico i volumi prodotti sono tutto.

L’accordo Di Maio, inopinatamente e per pura demagogia, vincola i 6 milioni di tonnellate.

In modo assurdo: possono aumentare solo a parità di emissioni.

Con questa idiozia decine di impianti e centrali elettriche sono state chiuse dalla magistratura.

Non sempre è possibile, tecnicamente, aumentare la produzione a parità di emissioni.

Si apre la strada di contenziosi infiniti, richieste di costi all’azienda fuori piano, blocchi e chiusure.

E qui Emiliano ci metterà del suo, imponendo tutti i vincoli burocratici che la sua fervida mente, può inventare.

E Ilva riprecipiterà nel caos.

In definitiva, il piano Calenda era meglio.

(Umberto Minopoli)

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