Il Processo al Cimitero

“Demagogìa s. f. [dal gr. δημαγωγα; v. demagogo]. – In origine, genericam., arte di guidare il popolo; in seguito (già presso gli antichi Greci), la pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, spec. economiche, con promesse difficilmente realizzabili: fare della d.; discorsi che sono pura d.; rifuggire da ogni forma di demagogia. Anche, il regime politico basato su tale metodo, che rappresenta la forma corrotta della democrazia o una simulazione di questa.” (Treccani)

Il 14 agosto alle 11:50 Genova può portarsi alle spalle l’ignobile attributo di città teatro del G8 del 2001 e finalmente abbracciare un nuovo epitaffio per coloro che, come 17 anni fa, possono essere considerate vittime di uno Stato negligente e disinteressato verso i propri cittadini.

Se l’articolo, come effettivamente è, possedesse un incipit del genere, potrebbe risultare quantomeno fastidioso alla lettura per gli abitanti di Genova o per chiunque possieda una certa sensibilità su simili tematiche. Sarebbe spiazzante cominciare la narrazione di un evento così tragico addossando la colpa su qualcuno ancor prima di aver dato il giusto tributo ai defunti e ai familiari delle vittime. Neanche il tempo di contare i cadaveri ed il dito è già sollevato verso i presunti colpevoli. No, non sarebbe un gesto di classe.

Vorrebbe dire istituire il processo direttamente al cimitero proprio durante la celebrazione del funerale.

“Una preghiera per i morti di Genova, un pensiero per i feriti, un grazie per i soccorritori, un impegno: trovare i responsabili del disastro e fargliela pagare. Un abbraccio ai fratelli Molisani!”

Dodici ore e trentasei minuti dopo il crollo.

“Nel 2018 non è possibile morire così. Se ci sono vincoli europei che ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le scuole dove vanno i nostri figli o le autostrade su cui viaggiano i nostri lavoratori, metteremo davanti a tutto e a tutti la sicurezza degli Italiani. Domani sarò a Genova, per ringraziare i soccorritori, per stare vicino alle famiglie delle vittime e per accertare le responsabilità”

Otto ore e dieci minuti dopo il crollo.

“In una giornata così triste, una notizia positiva.
La nave Ong AQUARIUS andrà a Malta e gli immigrati a bordo verranno distribuiti fra Spagna, Francia, Lussemburgo, Portogallo e Germania.
Come promesso, non in Italia, abbiamo già fatto abbastanza. Dalle parole ai fatti!”

Sei ore e cinquantaquattro minuti dopo il crollo.

Probabilmente è così che funziona la politica: da un problema è necessario estrapolarne le cause e proporre soluzioni. Lascia forse un senso di disagio la caccia al responsabile, come se si dovesse trattare di una vendetta, di uno sfogo di rabbia su chi ha la colpa, come a cancellare con il processo il dolore delle persone senza più amici e familiari.

Fa ancora più paura se ci si toglie il beneficio del dubbio e si pensa ad una strumentalizzazione della situazione volta ad addossare colpe sui propri nemici.

“strumentalizzare v. tr. [der. di strumentale]. – 1. Servirsi di qualcuno o di qualcosa, o anche di un evento, di un fatto, di una situazione, esclusivamente come mezzo per conseguire un proprio particolare fine, non dichiarato ed estraneo al carattere intrinseco di ciò di cui ci si serves. la culturagli intellettualiil terrorismo fu da alcuni strumentalizzato a fini politicis. il malcontento o il malessere della popolazione” (Treccani)

Dopo il crollo, la compagnia Autostrade per l’Italia che aveva in manutenzione l’opera, è stata messa sotto accusa da parte dell’intera comunità e del sistema politico. Già da tempo, precedenti cariche governative e professori avevano segnalato l’instabilità del ponte e le preoccupanti condizioni in cui verteva. Progetti di manutenzione erano stati avviati assieme ad un bando che si sarebbe chiuso a Settembre, data che appare ora quanto mai tardiva. Comprensibile senza dubbio trovare delle responsabilità all’interno della dirigenza della compagnia per infrastrutture.

D’altro canto, rimane difficile trovare un nesso soddisfacente tra una poca attenzione da parte delle autorità e degli attori coinvolti e l’Unione Europea.

«Se i vincoli esterni ci impediscono di spendere per avere strade e scuole sicure, allora mette davvero in discussione se sia logico seguire queste regole – ha detto Salvini – Non ci può essere alcun compromesso tra le regole fiscali e la sicurezza degli italiani» (Sole 24ore)

Da Bruxelles la risposta arriva sotto forma di una nota della Commissione Ue che non vuole entrare in “uno scambio politico di accuse”, ma sottolinea che “l’Italia è uno dei principali beneficiari della flessibilità all’interno del patto di stabilità e crescita“, il che “ha permesso all’Italia di investire e spendere negli ultimi anni molto di più”. L’esecutivo comunitario ricorda poi che per il nostro Paese sono stati stanziati “2,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 in fondi strutturali e di investimento europei per infrastrutture di rete, come strade o ferrovie“. E che lo scorso aprile la Commissione ha approvato un piano di investimenti per le autostrade italiane, che “consentirà di portare avanti circa 8,5 miliardi di euro di investimenti, anche in Liguria” (LaRepubblica.it)

Qual è il punto?

L’Unione Europea è in parte colpevole per le costrizioni all’Italia negli interventi sulle infrastrutture o deve essere colpevole?

La Nave Aquarius con i migranti a bordo verso altre coste può davvero portarci serenità in un giorno così nero?

Questa non vuol esser né un’invettiva contro il governo né una difesa dell’Unione Europea o un’accusa a chicchessia, in un disperato tentativo di coprire la tristezza con la rabbia. Questa è e rimane piuttosto una mera riflessione, alla luce di quanto accaduto e delle precedenti dichiarazioni del Ministro dell’Interno.

Cos’è che vogliamo trovare, soluzioni o colpevoli?

Matteo Caruso


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