Il treno torna a Cave, passato e futuro

L’arrivo del treno a Cave è stato un evento che ha generato molto clamore. Tra la felicità di molti e le critiche di altri, il vagone ha trovato il suo posto presso la ex stazione di Cave, proprio dove, un tempo, erano presenti le rotaie. In virtù della notevole visibilità legata a questo evento abbiamo deciso di contattare David Nicodemi, uno dei principali protagonisti dell’arrivo del treno a Cave.

David_Nicodemi

Partiamo subito con le domande.  Come è nato il progetto per riportare il treno a Cave?   
«Consentiteci prima di dire che siamo stati veramente onorati di aver lavorato con il Comune di Città di Cave e di aver contribuito fattivamente alla buona riuscita di questa iniziativa, unica nel suo genere. Lo affermo con sincera convinzione, anche a nome e per conto della Cooperativa Sociale ARS onlus e del suo Presidente, l’amico Alessio Cellanetti. L’idea di riportare il treno a Cave, uno dei luoghi simbolo delle Ferrovie Vicinali, è nata nel 2015, durante una riunione del Comitato Tecnico, istituito dall’Amministrazione Comunale per le celebrazioni del centenario della Ferrovia di cui facevo parte insieme al Sindaco Angelo Lupi, all’assessore alla Cultura Silvia Mancini, all’Ingegner Umberto Foschi, al Dottor Francesco Morabito e allo stesso Cellanetti. Ovviamente la partecipazione era a titolo gratuito».

Ebbene?
«Con Alessio stavamo parlando dei musei ferroviari europei e del materiale rotabile di interesse storico ancora a disposizione, anche nel Lazio, anche della linea per la quale stavano organizzando il centenario. Quando il Sindaco, incuriosito dagli argomenti trattati, ci chiese, “ma ci sono davvero dei convogli disponibili?” E noi, tra stupore e compiacimento, “sì, ci sarebbe la possibilità”, per poi aggiungere lapidari: “ma signor Sindaco sta dicendo davvero?”. Soprassedette, ma capimmo al volo che l’idea gli interessava; tant’è che appena espletata la prima parte delle celebrazioni, nel dicembre del 2016, con la presentazione del libro rievocativo “Il Treno per Cave”, che, con rammarico, non potei seguire per gravi ragioni personali, l’iniziativa prese corpo. L’obiettivo era chiaro, da un lato riscoprire le radici storiche, dall’altra donare alla Comunità un nuovo e originale spazio per le manifestazioni socio-culturali».

Com’è avvenuto l’incontro con la Città di Cave?   
«Personalmente ho sempre avuto un buonissimo rapporto con la Città di Cave. Nel 2010 fu l’unico Comune, tra quelli contattati, a darmi la possibilità di consultare l’archivio storico, molto ordinato, dal quale ho tratto documenti e notizie preziose per le mie ricerche sulla gloriosa ferrovia. Ricordo con emozione quelle giornate passate tra gli incartamenti, e poi le passeggiate al corso, la quiete, la pizza da Graziella e le bevute alla fonte di Santo Stefano, un’esperienza indimenticabile. Esemplare la disponibilità dell’allora Sindaco e degli impiegati comunali, tra cui la signora Rossana Unioli. Clima che abbiamo ritrovato cinque anni dopo, nel 2015, quando ci mettemmo a disposizione dell’Amministrazione Comunale per collaborare alla manifestazione dei 100 anni della ferrovia. Un nuovo colpo di fulmine. Stucchevole, lasciatemelo dire, il proficuo rapporto tra il Comune e la Pro-Loco, che camminano in perfetta simbiosi, altro aspetto interessante che meriterebbe un’attenzione particolare».

Quale valore aggiunto può apportare tale monumento alla città di Cave e ai cittadini?   
«La carrozza storica del 1930, ospitata nel piazzale della vecchia stazione delle Vicinali, arricchisce il già florido patrimonio culturale ed artistico comunale, aiuta a conoscere e a interpretare il passato, indissolubilmente legato alla Roma-Fiuggi-Frosinone. Tali infrastrutture, siano esse ferrovie secondarie economiche, come nel caso della Fiuggi, o tramvie interurbane, come nel caso della Rete dei Castelli Romani, permisero ai territori di uscire dall’isolamento secolare, ne favorirono lo sviluppo urbanistico, sociale e culturale nonché gli scambi commerciali. Hanno ricoperto un ruolo determinante, tanto da entrare nell’immaginario collettivo. In questo contesto, la musealizzazione del convoglio delle Vicinali non può fare altro che avvalorare il legame tra i cittadini e la loro terra natia».

Un’attrazione come questa ha un seguito numeroso di appassionati? Ci sono altre opere simili nei dintorni?
«Intorno al turismo ferroviario c’è un microcosmo, non smetterò mai di ripeterlo; un universo immerso, variegato, costituito da appassionati, associazioni, fondazioni, riviste, fotografi e modellisti, sparsi ovunque e, per fortuna, in continua crescita. La forza prorompente di questo ambiente sta nel fatto che è formato da donne e uomini di ogni estrazione sociale, che se codificata può dare benefici e soddisfazioni. Il Sindaco Angelo Lupi ha avuto una grande intuizione, ha saputo cogliere l’attimo, interpretare, spingendo sull’acceleratore, le potenzialità che questa passione può offrire. E, infatti, in poche settimane, il sito è divenuto meta ambita e ricercata, tanto da consacrare definitivamente tale iniziativa, unica nella regione Lazio. Città di Cave è stata, infatti, la prima Amministrazione pubblica a cimentarsi nel turismo ferroviario, strumento utile anche per far conoscere le bellezze della Comunità che rappresenta, in modo efficace e rapido».

Quali sono state le maggiori difficoltà da superare?   
«La nostra Cooperativa ha seguito, e supportato, l’Amministrazione in ogni fase del progetto. Dalla richiesta di acquisizione delle carrozze alla Regione Lazio e all’Atac, cedute a titolo gratuito, al trasporto e la ristrutturazione. Le incombenze non sono mancate, come sempre, pensate solo ai traslochi, dal deposito di Centocelle alla carrozzeria e poi a Cave, oppure al duro lavoro svolto sulle altre carrozze, che avevamo a disposizione, alle quali sono stati sottratti pezzi interi, necessari al restyling. È stata un’impresa titanica, ma la passione e la determinazione ci ha consentito di superare gli ostacoli, anche perché, in fase di studio, avevamo previsto tutto. O quasi. Parallelamente a questo, mentre il Comune predisponeva il piedistallo nel ventre della vecchia stazione, altra opera cruciale, abbiamo curato la mostra storico-fotografica, il libricino di presentazione ad essa collegata e il modellino in 3D del trenino, consegnato al Sindaco, realizzato su progetto dell’amico Marco Ciaffei».

Sono previsti anche altri sviluppi futuri?   
«Con gli amici della Pro-Loco di Città di Cave, dinamica al pari dell’Amministrazione, fatto eccezionale, stiamo vagliando ogni opportunità per dare il giusto risalto alla carrozza storica, che rappresenta un punto di partenza, una leva con la quale sensibilizzare le Istituzioni laziali ad abbracciare il turismo ferroviario, in ogni sua forma e aspetto. E dato il successo riscontrato, l’esperienza di Città di Cave costituisce la base su cui fondare il Treno Storico della Tuscia sulla ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo; progetto al quale stiamo lavorando da tempo con il Comitato TSRL, l’associazione TrasportiAmo e i Comuni del versante nord, malgrado la ritrosia dimostrata da Atac SpA e il torpore della Regione Lazio. L’idea è quella di istituire il treno composto dalle vetture storiche della linea, quelle scampate dalle sciagurate demolizioni, messe in atto dall’Azienda Capitolina. Un gesto scriteriato, frutto dell’ignoranza e della miopia dell’attuale management aziendale, che in un colpo solo ha sottratto alla collettività un patrimonio di grande valore. Ma il tempo, e il beneficio d’anagrafe, ci darà ragione».

Ringraziamo David, che in veste di Vicepresidente della Soc. Cooperativa ARS onlus, ha cortesemente risposto a tutte le nostre domande.

Mattia Chiacchiararelli

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