La Chiesa e la Mafia

Don Puglisi, Don Diana e quei sacerdoti o religiosi che hanno combattuto la mafia hanno fallito tutti nel loro intento. E volete sapere perché? Perché la mafia esiste ancora ed è più forte di prima. Il loro sacrificio è servito solamente ad ispirare storie da raccontare nelle fiction di Rai Uno il lunedì in prima serata oppure a scrivere libri o ad organizzare quelle specie di inutili fiaccolate che si svolgono lungo i corsi principali dei paesi. Se aspettiamo che la mafia venga sconfitta da un prete possiamo stare freschi. Allora come sconfiggiamo la mafia? Col pugno di ferro come fece Mussolini quando inviò in Sicilia il prefetto Cesare Mori che andò a prendere questi codardi di mafiosi per i coglioni ad uno ad uno nelle loro residenze. Perché è li che stanno i mafiosi: a casa loro. E tutti lo sanno. Mi dispiace per chi è affascinato dal mondo dei sogni ma questa è la cruda realtà. Anzi, secondo me la Chiesa deve completamente mettersi da parte nelle questioni di lotta alla mafia perché ha la fedina penale macchiata: non fingiamo di non ricordare che qualche decina di anni fa riciclava i soldi sporchi di sangue di Cosa Nostra, mi riferisco al periodo di quando ci fu la scalata di Antonveneta di Calvi. Quindi finiamola di prenderci tutti per il culo. La Chiesa lasci perdere la lotta alla mafia e continui a fare ciò che sta facendo: un lifting antirughe per rinnovare la sua freschezza ed attirare polli con i gesti moderni di Papa Francesco e le suorine mandate di proposito che cantano in TV.

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