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La differenza tra noi e loro: matrimonio gay in UK?

 

Photo by DAVID ILIFF. License: CC-BY-SA 3.0

L’Italia non dispone di alcuna legge che garantisca alle coppie di fatto, eterosessuali ed omosessuali, alcuni o tutti i diritti che si acquisiscono con la celebrazione del matrimonio civile o concordatario, riservati alle coppie eterosessuali. Il primo tentativo di inserire una legge sulle unioni civili nella legislazione italiana giunse nei tardi anni ottanta, senza che nemmeno le proposte presentate venissero calendarizzate per una discussione. Il disinteresse dell’allora parlamento verso la questione va contestualizzato: in quegli anni l’idea del matrimonio gay, in tutto il mondo, era ancora ben lontana dall’essere attuata e fu solo nel 1989 che la Danimarca diventò la prima nazione a riconoscere diritti di coppia alle persone omosessuali, attraverso un istituto di unioni civili. Da allora però sono stati fatti molti passi avanti, anno dopo anno. Così oggi il matrimonio gay è legale in Argentina, Distretto di Città del Messico, sette degli USA, Sudafrica, Canada, Portogallo, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Islanda. Eppure qui si parla solo di ‘matrimonio egualitario’ ovvero dell’estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali. Civile e in alcuni casi non solo, visto che certe fedi hanno deciso di abbracciare anche i gay.  Nella maggioranza dei casi però, si parla di ‘unioni civili’, istituti che non vanno confusi con il matrimonio. Come quest’ultimo, esse costituiscono un ‘contratto’ ma, a seconda di come vengono studiate, garantiscono determinati diritti. Le unioni civili danesi, ad esempio, conferiscono gli stessi identici diritti del matrimonio pur avendo un nome diverso. Le unioni civili tedesche garantiscono gran parte di quei diritti. I PACS francesi sono un po’ più limitati. Per darvi un’idea, i famigerati DICO sarebbero stati una forma lieve di PACS, per di più formulati diversamente (da leggersi: peggio). Sarebbe impossibile descrivere ogni legislazione, tutte diverse tra loro o quasi. Francia, Danimarca, Germania, Irlanda, Finlandia, Andorra, Lussemburgo, Liechtenstein, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia e Croazia in Europa (così come Colombia, Brasile, Uruguay e altre nazioni nel mondo) hanno un qualche tipo di unione civile. L’Italia no.

In questa panoramica ho volontariamente lasciato indietro il Regno Unito. Là, il matrimonio, è riservato alle coppie eterosessuali; le unioni civili che garantiscono gli stessi diritti, adozione compresa, sono riservate alle coppie omosessuali. Pochissimi mesi fa, il governo inglese, guidato dal conservatore Cameron, aveva aperto alla celebrazione di unioni civili in luoghi religiosi, lasciando ad ogni fede la libertà di consentirle o meno. Oggi però, lo stesso governo (che corrisponderebbe alla destra italiana ma mai paragone sarebbe tanto azzardato) ha concluso che non basta: fonti di Downing Street, dove è sita la residenza del premier, hanno fatto sapere che il governo intende modificare la legislazione per fare in modo che anche le coppie omosessuali possano accedere al matrimonio. Non è stato detto dai giornali che io sappia ma è probabile che, al contempo, si introduca anche la modifica che permetterebbe alle coppie eterosessuali di accedere alle unioni civili, istituendo così una perfetta uguaglianza di fatto e di nome.

Perchè, se già le unioni civili garantiscono gli stessi diritti del matrimonio, adozione compresa, un governo di centro-destra sente la necessità di intervenire sul diritto di famiglia aprendo il matrimonio agli omosessuali? Dopo tutto, il Regno Unito è la nazione che, secondo una classifica dell’ILGA (una associazione mondiale di difesa dei dirtti LGBT) meglio si posiziona in Europa, scavalcando addirittura i paesi nei quali il matrimonio gay vige già da anni. La risposta è molto semplice: nel Regno Unito hanno già capito che l’ineguaglianza, anche solo ‘di nome’ non è trascurabile. Ed è vero. Lo so, a molti sembrerà eccessivo. Penserete: “questi gay, cosa vogliono di più?”. Ma io vi chiedo: avreste il coraggio di dire lo stesso sulle persone di colore? Infondo, negli USA del segregazionismo, mica gli si negavano gli autobus e  le scuole. Avevano autobus e avevano scuole, proprio come i bianchi. La differenza, stava nel fatto che c’erano autobus per neri e autobus per i bianchi. All’inizio, quasi tutti pensavano fosse cosa normale e giusta. “Separate but equal”, separati ma uguali. Col tempo però, ci si è resi conto che quella dottrina aveva sostenuto un immenso e sempre più intricato apparato di discriminazione, legislativa e sociale. Legislativa perchè, in un certo senso, era sancito sulla carta una separazione. Sociale perchè una parte era, evidentemente, ritenuta inferiore. Perchè la separazione, altrimenti? E si sa, chi è ritenuto inferiore, viene trattato da inferiore. Fino a quando una sentenza della Corte Suprema non smantellò quel vergognoso apparato di discriminazione, decenni dopo. Negare il matrimonio civile agli omosessuali, è un’operazione identica a quella. Significa creare due autobus: uno per le persone etero e uno per quelle omosessuali. Significa affermare legislativamente una maggiore dignità delle persone eterosessuali. Significa stabilire che gli omosessuali non hanno quella dignità civile per poter accedere all’istituto per eccellenza, tanto che per evitare quel ‘rischio’ si è sentito il bisogno di crearne uno apposito di ripiego. Il Regno Unito, anzi, di più, la destra del Regno Unito ha capito questo concetto. Ecco perchè, nonostante le fortissime proteste dell’ex Arcivescovo di Canterbury, nonostante petizioni con quasi duecentomila firme, nonostante la minaccia di rivolta di parte dei cristiani (cosa li danneggi da causare una reazione così piena d’odio non s’é ancora capito), oggi il governo inglese ha confermato le sue intenzioni. Il ministro per le Pari Opportunità ha dichiarato: “Il governo sta promuovendo una società giusta in cui le persone si rispettino. Credo che se una coppia sia ama e vuole impegnarsi per una vita in comune dovrebbe avere la possibilità di celebrare un matrimonio civile, a prescindere che si tratti di una coppia di omosessuali o di eterosessuali. Non vogliamo cambiare il matrimonio religioso, o chiedere ai gruppi religiosi di andare contro le proprie tradizioni.” Probabilmente, l’annuncio ufficiale della riforma sarà dato durante il discorso di primavera della Regina Elisabetta.

E l’Italia? Beh, di matrimonio civile non ne vogliono sapere nemmeno i partiti che si definiscono progressisti. E da quello che so, al momento, il programma del PD non è chiaro nemmeno sul tema delle unioni civili. Poi si chiedono perchè i giovani fuggono dall’Italia. Non biasimateli! Non si tratta solo di soldi ed opportunità, si tratta anche della voglia di non essere messi all’angolo dalla società. Da una parte c’è un paese il cui governo lavora per una sempre maggiore affermazione dell’uguaglianza, un paese che gli dà la protezione contro gli omofobi, un paese che gli offre la possibilità di mettere su famiglia. Dall’altra c’è un paese dove gli negano una legge contro l’omofobia, dove gli negano perfino i più elementari diritti di coppia, dove i politici possono permettersi di paragonarli ad una pisciata sulla pubblica via. Se foste in loro, cosa scegliereste? Non vi sentireste presi in giro sentendo qualcuno dire “Rimanete qui!”. E per cosa? Per farsi sbeffeggiare ancora un po?

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