La dimensione etica del lavoro nell’era del lavoro digitale – Bruxelles

Come capitale del Belgio e allo stesso tempo cuore dell’Unione Europea, Bruxelles è una città che non riposa mai. E quindi anche noi, Tiziana e Silvia, nuove civiliste appena atterrate in Belgio, ci siamo subito ritrovate positivamente travolte dal dinamismo di questa città, e dalle mille possibilità, sia culturali che istituzionali, che ha da offrire.

La prima settimana di servizio ci ha portato infatti nel cuore del quartiere europeo per il seminario “La dimensione etica del lavoro nell’era del lavoro digitale. Industry 4.0”, organizzato dalle Acli in collaborazione con EZA (Das Europäische Zentrum für Arbeitnehmerfragen). Per noi che abbiamo solo marginalmente partecipato alla sua organizzazione, occupandoci solo degli ultimi tocchi finali, è stata un’occasione unica per approfondire un argomento estremamente attuale e di grande interesse. Mondo del lavoro e digitalizzazione sono temi ricorrenti e particolarmente cari a noi che apparteniamo alla generazione Y, i cosiddetti nativi digitali, che dovranno sempre di più confrontarsi con un’evoluzione rapida e continua del mondo del lavoro.

I lavori del seminario si sono tenuti presso la sede CESE (Comité économique et social européen), dove i numerosi interventi hanno prima introdotto il tema della progressiva digitalizzazione del mondo del lavoro, e hanno poi posto l’accento sull’importanza del lavoro come stabilizzatore sociale, che deve necessariamente essere tutelato in quanto fondamentale per la dignità della persona. I momenti di dialogo e di dibattito che questo seminario ha generato, hanno evidenziato che, se attualmente una delle conseguenze più visibili e immediate della digitalizzazione del mondo del lavoro è la diminuzione della forza lavoro stessa, bisogna altresì tenere in considerazione che si apriranno (o si sono già aperte) altre, nuove opportunità lavorative legate al mondo digitale; opportunità sulle quali bisogna obbligatoriamente investire per evitare la doppia ricaduta negativa di perdita di lavoro e allo stesso tempo mancanza di lavoratori specializzati. Ed è qui che l’Europa deve rimanere fedele al lavoratore e alla persona, creando, dunque, un ambiente dove tecnologia e innovazione siano funzionali alla realizzazione umana e professionale del lavoratore in quanto persona

Da sinistra a destra: Silvia, Europa e Tiziana.

Il secondo giorno di seminario per noi è stata una scoperta continua, perché mentre alla sede CESE si susseguivano interventi e dibattiti, noi civiliste, insieme ad altri giovani Aclisti, siamo stati invitati a visitare il Parlamento Europeo. Senza ombra di dubbio, la visita al Parlamento Europeo è stata un’esperienza veramente indimenticabile. Un’occasione unica per conoscere le istituzioni europee e il loro funzionamento, l’ambiente e il clima che le caratterizzano, in altre parole conoscenze che nessun manuale, esame universitario o percorso di studi ti permette di acquisire. Vedere e toccare con mano il Parlamento, assistere al via vai delle persone che lavorano al suo interno, ci ha fatte riflettere su come L’Europa e le sue massime istituzioni non siano dunque un’entità astratta, citata di sfuggita negli articoli di giornale e letta sui libri; si tratta invece di una realtà tangibile, che influisce in maniera concreta su molti aspetti quotidiani della vita dei cittadini europei. Basti pensare alla facilità con cui siamo arrivate in questo Paese, senza passare lunghi controlli alla frontiera, senza nemmeno chiedere visti o cambiare valuta, senza più preoccuparci se una telefonata ai nostri amici e familiari in Italia possa costarci una fortuna.

Insomma, non avremmo mai pensato che il nostro percorso di servizio civile potesse iniziare con un’occasione così unica, un inizio che è sicuramente di buon augurio per il resto dell’anno a venire.

Silvia Cantinotti e Tiziana Leonardi

 

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