La lasagna

Avete mai immaginato un mondo senza lasagna? Spero proprio di no. Deve essere un mondo triste, molto infelice. E chissà come sarebbe il mondo senza quelle infinite rimpatriate tra parenti, in cui vengono fatte miliardi di domande imbarazzanti a cui si fa fatica a rispondere. È anche grazie a loro che la lasagna rende questo mondo un po’ più umano. E allora perché sembra l’inizio di un qualcosa di parecchio triste?

Perché sembra essere in pericolo il motivo per cui viene cucinata. La lasagna è stata per anni il piatto domenicale preferito dalle famiglie italiane – io azzardo a dire del mondo -, il piatto intorno cui riunirsi e condividere momenti di gioia e anche dolori. La lasagna è nata per la famiglia e, analizzando i dati offertici dall’Istituto della famiglia, in un periodo compreso tra il 1970 e il 2005, capiamo che la lasagna è in serio pericolo perché anche la famiglia lo è.

In circa 40 anni si è dimezzato il numero dei figli per donna (da 2,4 a 1,2), il numero dei figli naturali, nati, cioè, fuori dal matrimonio è cresciuto dal 2.2% al 17%, il numero dei matrimoni è diminuito di 150000 unità e una famiglia su 4 è formata da una sola persona. Un risultato di cui non vantarsi. Ma dov’è che è nato il problema?

Innanzitutto io credo vada stabilito cosa significa famiglia. Per lo Stato italiano e per la Costituzione famiglia significa “società naturale fondata sul matrimonio”, quindi una condivisione di beni e vite basata su un accordo burocratico e religioso. Con il mutare dei costumi e della cultura, il termine famiglia viene sempre meno associato a quell’accordo formale che è il matrimonio e sempre più vicino al significato di società naturale. Famiglia è tutto ciò che per condivisione di sangue, di beni o di un futuro viene accomunato sotto un unico tetto, ideale più che fisico. Famiglia è una mamma, un papà, dei figli; famiglia sono anche due persone, dello stesso sesso o no è importante che si amino, che vogliono condividere il resto dei loro giorni con la persona che amano. Insomma alla base del termine non vi è più un accordo formale ma una scelta affettiva.

Con la rivoluzione culturale e sessuale del ‘68 sono stati sdoganati moltissimi temi e sono stati portati nelle case degli italiani, con l’intento di cambiare completamente la visione della vita di milioni di persone. Fino a quel momento la donna, pur avendo un peso sociale molto forte all’interno della vita quotidiana di ognuno di noi, non aveva un vero e proprio potere politico e civile all’interno della struttura statale. Pur votando le donne, inizieranno ad assaggiare una piccola fetta di emancipazione solamente da quel periodo in poi. Le donne prima non lavoravano, si dedicavano solamente ai bisogni della casa e chi gestiva il cosiddetto focolare non lo faceva per scelta ma per obbligo. È solamente con la rivoluzione del ‘68 che le donne iniziano ad avere un conto personale in banca, la possibilità di uscire per lavorare e ad essere indipendenti dal marito o padre. Un risultato grandioso. Se non fosse che veniva meno quell’importante figura sociale che era la casalinga. Ora i molti mi tacceranno di sessismo e di essere un sostenitore di una società patriarcale ormai morta, ma io nego. Sarebbe da ipocriti pensare che il mondo possa essere lo stesso ma per questo, a differenza di chi crede che la donna sia soltanto uno strumento, io credo anche che vadano offerti alla donna gli strumenti giusti per conciliare le due cose. Aiuto in casa, incentivi economici e sociali per chi ha intenzione di continuare a lavorare e fare carriera. Chi più ne ha, più ne metta. Perché la donna ne ha diritto quanto l’uomo. Va garantito tutto ciò che permetta di farlo senza urlare al sessismo all’inverso. La dignità della donna vale almeno quanto quella della mamma e viceversa. Una donna migliore sarà sicuramente una mamma migliore.

Se la rivoluzione del ‘68 ha iniziato questo trend negativo, la crisi economica che ha colpito l’occidente negli ultimi anni ha fatto in modo di protrarlo avanti nel tempo. Sono poche le coppie italiane che possono permettersi di mettere su famiglia. Instabilità economica e precarizzazione del lavoro sono parole ormai all’ordine del giorno. È venuto meno il fascino del matrimonio, è venuta meno la possibilità di dar vita ad un’altra creatura ed è venuta meno quella progettualità che sta alla base di ogni famiglia. Perché è impossibile progettare senza certezza del domani, perché è immorale mettere al mondo un figlio a cui non si può garantire un futuro migliore di quello dei suoi genitori e perché si è perso il senso della serenità. Anche se in controtendenza i matrimoni civili crescono, oggi troviamo 150000 matrimoni in meno e una famiglia su quattro formata da una sola persona. Scenari che fanno accapponare la pelle.

Per non parlare poi dell’enorme stallo che vivono ogni giorno le coppie di fatto, ovvero quelle coppie sentimentalmente legate ma senza la possibilità di legarsi giuridicamente. Una vergogna se pensiamo che in Italia è stata fatta solamente nel 2016 una normativa che lo permettesse, la legge Cirinnà. Non un vero e proprio punto di arrivo ma un punto di partenza.

Per concludere, devo dire che è difficile cambiare la tendenza ma non impossibile. Serve il coraggio di mettere mano dove veramente l’aiuto serve. Uno Stato che non riesce a proteggere i propri figli è un vero e proprio fallimento istituzionale. Figuriamoci uno Stato che proprio non li fa nascere. E figuriamoci uno Stato che ha tolto la centralità sociale alla famiglia. Checché se ne voglia, la famiglia resta pur sempre il nucleo fondante di una nazione e perdere un tassello così importante della nostra storia significa legarci le mani. L’uomo è un animale sociale e la famiglia ne è la sua più chiara realizzazione.

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