LA POLITICA DEL FIGLIO UNICO IN CINA

La Cina oggi è una grande potenza economica, ma ogni anno milioni di bambini vengono uccisi a causa del duro regime di controllo sulle nascite imposto dal governo, che applica la pianificazione delle stesse come una scelta politica fondamentale.
Nel 1979 il governo cinese ha imposto tre dure leggi sulla politica del figlio unico nell’ambito della Pianificazione Familiare per contrastare il fortissimo incremento demografico del paese. Le leggi sul controllo delle nascite parlano molto chiaro: in Cina è vietato procreare senza il consenso del governo. All’epoca, dopo che vennero immediatamente censite, soprattutto in alcune province, a tutte le donne in stato interessante furono quindi ordinati aborti e sterilizzazioni e così molte di loro furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e a rifugiarsi presso parenti residenti in altre province.
Nelle zone rurali più povere del Paese mettere al mondo una figlia femmina è considerato quasi una maledizione, una sciagura, perché per una famiglia cinese averne una sola significa vedere la propria dinastia estinguersi.
In Cina spariscono oggi oltre due milioni di bambine, vengono uccise appena nascono, appena il loro corpicino nudo testimonia la loro condanna a morte: l’essere femmine. Spesso nei quartieri poveri di alcune città, la gente cammina per strada come se fosse cieca, non vedendo i cadaverini nudi gettati sui marciapiedi, come abbiamo letto in alcune testimonianze durante il nostro lavoro di ricerca.
Dal governo cinese i decessi di queste bambine sono registrati come morti da polmoniti o crisi respiratorie. Un modo per non farsi strappare le proprie figlie è quello di non iscriverle all’anagrafe, così esse saranno per sempre relegate nel buio dell’anonimato.
Nel 2005 il giornale inglese “The Guardian” ha pubblicato un agghiacciante articolo che illustra come una compagnia cinese usi i feti abortiti e la pelle dei prigionieri giustiziati per la fabbricazione di prodotti cosmetici, così rivela un dipendente della fabbrica stessa.
Ma rispetto al paese degli anni ‘70, la Cina di oggi “invecchia” e secondo i recenti dati dell’Ufficio Nazionale di statistica appare pronta a ripensare la politica del figlio unico inaugurata nel 1979.
Non si tratta di riflessioni che cambieranno la strategia generale del paese, ma si pensa che ci sarà un ammorbidimento delle norme affinché questa politica sia vissuta meno pesantemente. Per questo, il governo cinese ha chiesto agli uffici della propaganda di cambiare gli slogan usati dal 1979 per la politica del figlio unico e i media statali si sono impegnati affinché questi spariscano.
I funzionari cinesi continuano però a pensare che la politica del figlio unico sia ancora necessaria a causa del sovrappopolamento.

A cura di Giulia Leoni, Silvia Magni, Klaudia LLambro, Alice Pistillo, Cecilia Stanzione,Yonida Zani, classe 1UC

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