La vacanza migliore

Nel cuore dell’estate viene da interrogarsi sui viaggi e le vacanze, che milioni di persone fanno quasi tutti contemporaneamente nel mese di agosto intasando strade, autostrade e spiagge. Molti decidono di andare all’estero, e spesso non si riesce a capirne il motivo, visto che nella nostra Italia abbiamo il patrimonio culturale più grande del mondo, un mare e delle montagne meravigliose; in molti casi, quindi, il motivo di questi lunghi viaggi è quello di poter dire… di esserci stati, magari vantandosene con amici e parenti. Vanno eccettuati da questo numero, ovviamente, coloro che vanno all’estero per un preciso motivo culturale, come ad esempio quelli che si recano in Grecia per vedere i luoghi in cui è nata la nostra civiltà; ma il loro numero non è molto elevato, perché i più fanno questi lunghi viaggi perché è ormai diventata una moda, non per encomiabile interesse artistico o letterario. Magari, quando sono sul posto, vanno anche a vedere le rovine di Delfi o il Museo Archeologico di Atene, ma dopo aver osservato con una certa attenzione i primi reperti si sbrigano a dare uno sguardo fuggitivo a tutto quel che rimane, tormentati dal caldo o dal desiderio di fare un bel bagno nel mare Egeo. In molti casi, poi, la vacanza all’estero si trasforma in una fatica, più che in un vero e proprio relax: ci sono i problemi legati all’aereo (attesa negli aeroporti, ritardi ecc.), quelli del trasporto locale, dell’hotel, delle temperature proibitive di questo periodo ecc. Le escursioni, poi, richiedono spese e fatica, e spesso viene in mente al turista stesso che non ne sarebbe valsa la pena. Il risultato è che molte persone tornano a casa più stanche di quando sono partite ed il sospirato riposo si è rivelato in realtà una fonte di stress più pesante di quanto si sarebbe potuto immaginare.
Anche chi sceglie una vacanza sul territorio nazionale, al mare o in montagna, finisce spesso per dover affrontare disagi che fanno pentire di essere partiti: primo tra tutti il viaggio su strada o autostrada, in cui bisogna affrontare un traffico caotico e soffocante, con lunghe file dentro l’auto sotto il sole ai caselli autostradali o all’ingresso delle località di villeggiatura. Chi prende una casa in affitto, inoltre, è praticamente costretto a fare una vita simile a quella che faceva a casa, e questo vale sopratutto per le donne, spesso obbligate a tener pulito l’appartamento, fare la spesa, cucinare, lavare i piatti, fare la lavatrice ecc. Non sarebbe stato meglio restarsene a casa e riposare? Chi invece va in albergo dove tutto è compreso spende cifre astronomiche per pochi giorni di vacanza e può trovare anche lì problemi non secondari, come ad esempio vicini di stanza che rientrano alle 4 del mattino facendo baldoria, cibo di scarsa qualità, personale scortese e altro del genere.
Si potrebbe concludere che le vacanze, nella maggior parte dei casi, non realizzano l’obiettivo che dovrebbero avere, quello cioè di costituire un periodo di riposo fisico e mentale di cui c’è necessità dopo quasi un anno di ininterrotto lavoro. Ma di restare a casa non se ne parla nemmeno! Le vacanze ormai, nell’immaginario popolare, sono diventate una necessità assoluta (un “must”, come si dice oggi facendo offesa alla nostra lingua) per essere considerate persone degne di rispetto. Chi non viaggia e non fa vacanze viene guardato come un “diverso”, come un essere strano e misterioso che non sa adeguarsi alla vita di oggi e su di lui (o lei) si scatenano ironie e persino giudizi negativi di natura morale. Eppure, a ben vedere, le vacanze migliori sarebbero quelle di chi resta a casa propria e durante quel periodo si occupa dei suoi interessi culturali o pratici, staccandosi con il pensiero dal lavoro e dalla routine quotidiana. Solo chi agisce così può dire di essersi veramente riposato, di aver sfruttato quel periodo per pensare un po’ a se stesso, ai progetti della sua vita, ad arricchire le proprie conoscenze, senza il tormento delle spiagge affollatissime piene di maleducati o delle sfibranti code in autostrada. Con ciò non voglio dire che viaggiare sia di per sé sbagliato, e del resto anch’io ho visitato diversi paesi d’Europa; ma la motivazione di ciò deve essere veramente valida, perché se qualcuno va ai Caraibi solo per godersi il mare di quei luoghi può andare tranquillamente in Sardegna e troverà spiagge ed isole più belle di quelle tropicali.
Quello che io trovo assurdo, per concludere questo post, non è l’idea del viaggio in sé, ma le motivazioni che certe persone hanno per parteciparvi; e va anche detto che, secondo la giusta osservazione di Seneca, i viaggi non servono neanche per liberare la mente perché i nostri problemi e le nostre angosce, come fastidiosi compagni, ci seguono ovunque andiamo.
Ma forse io esprimo queste idee in conseguenza dell’età, perché comincio ad avere un numero di anni tale da trovare nella propria casa il miglior luogo dove poter vivere. Del resto esiste sull’argomento un detto che ho sempre ricordato, il quale afferma che per viaggiare occorrono tre cose: tempo, denari e volontà. Ciascuna delle età della vita manca di uno di questi elementi: da giovani, infatti, si ha tempo e volontà di viaggiare ma mancano i denari; nella mezza età, quando si hanno i figli piccoli o frenetici ritmi lavorativi, si ha denaro e volontà ma ci manca il tempo libero; quando si è anziani, infine, si avrebbero tempo e denaro ma manca la volontà di muoversi, perché l’età e lo stato di salute inducono molti a restarsene volentieri a casa. E siccome io sto entrando in questa terza fase della vita ne risento anche gli effetti e spesso preferisco, come dice una trasmissione televisiva, viaggiare soltanto con la fantasia.

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