LA VIA CRUCIS PER OTTENERE IL REDDITO DI CITTADINANZA

LA VIA CRUCIS PER OTTENERE IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il primo requisito per ottenere il reddito di cittadinanza sarà l’aver conseguito una laurea con master in diritto amministrativo.

Ma non è detto che possa bastare.

A scorrere le istruzioni per l’uso dello strumento, così come vengono fuori dalla versione finale del decreto in cantiere, scopriamo di trovarci di fronte a uno di quei manuali che ci consegnano quando acquistiamo un qualsiasi aggeggio elettronico.

Solo che in quel caso lo buttiamo via senza leggerlo perché solitamente ci è sufficiente sapere come si accende e come si spegne. Ogni altra funzione è più o meno intuitiva.

Purtroppo non è e non sarà così per il reddito di cittadinanza: l’illeggibile manuale, scritto in burocratese spinto tra commi, capoversi, rinvii normativi e altre diavolerie da ufficio legislativo dei ministeri, ebbene l’indecifrabile testo diventerà prestissimo la dannazione per chi sarà chiamato a interpretare, applicare, gestire la nuova misura di contrasto della povertà e di attivazione verso il lavoro.

Ma se così sarà per gli operatori pubblici e privati che avranno a che fare con il meccanismo che regola il reddito, non osiamo immaginare come potrà sentirsi il malcapitato cittadino che oserà tentare di conquistare il sostegno.

Il problema è che il linguaggio, le parole, le norme che disciplinano l’intervento sono insieme presupposto e conseguenza della realtà che si intende costruire.

E questa realtà è fatta di vincoli, limiti, barriere, condizioni, requisiti, sanzioni, minacce, percorsi a ostacoli e strettoie infernali che non solo faranno da deterrente per le richieste ma anche da tagliola per le domande presentate.

E il risultato, sul piano concreto, sarà una valanga di rifiuti che, al confronto, la quantità di istanze di Ape social respinte (i due terzi del totale, per intenderci) sarà stato un successo.

L’effetto politico, a quel punto, potrebbe essere negativo per i grillini, ma non è detto che arrivi prima del voto europeo.

Insomma, la povertà è una condizione che va maneggiata con cura e, soprattutto, non può essere ostaggio delle scadenze elettorali.

Ben altra macchina dello Stato sarebbe servita per evitare la grave disillusione annunciata.

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