L’aborto il sesso e il potere (e la manif pour tous)

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“Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni e nel comportamento quotidiano io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente.

Mi limito a dire questo perché a proposito dell’aborto ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio ancor più forte di qualsiasi principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo.

La prima cosa che invece vorrei dire è questa: a proposito dell’aborto (…) i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi si appellano alla Realpolitik e quindi ricorrono alla prevaricazione cinica dei dati di fatto e del buon senso.

Se essi si sono sempre posti anzitutto (…) il problema di quali siano i principi reali da difendere, questa volta non l’hanno fatto.

Ora, come essi sanno bene, non c’è un solo caso in cui i principi reali coincidano con quelli che la maggioranza considera i propri diritti. Nel contesto democratico si lotta, certo, per la maggioranza, ossia per l’intero consorzio civile, ma si trova che la maggioranza, nella sua santità ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre brutalmente repressivo.

Perché io considero non reali i principi su cui i radicali e in genere i progressisti (conformisticamente) fondano la loro lotta per la legalizzazione dell’aborto?

Per una serie caotica, tumultuosa ed emozionante di ragioni. Io so intanto, come ho detto, che la maggioranza è già tutta per la legalizzazione dell’aborto (…). L’aborto legalizzato è infatti -su questo non c’è dubbio- una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito, a cui non ci sarebbero praticamente più ostacoli.

Ma questa libertà (…) questa meravigliosa permissività, da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare in modo ormai irreversibile nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così liberali e progressiste, e facendole sue le ha vanificate, ha cambiato la loro natura.

Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità della vita del consumatore.”

(P. Pasolini, da “saggi sulla politica e sulla società”, pp. 372-373)

Leggendo queste parole lucidissime e coraggiose di un uomo di cui si può dir tutto, ma che certo aveva una gigantesca onestà intellettuale, non ho potuto fare a meno di pensare che sarebbe stato accanto a noi oggi pomeriggio a p.zza SS. Apostoli, con i ragazzi della Manif pour tous, magari accanto a Jean-Pier Delaume-Myard di Homovox, che ho ascoltato con gran piacere, a dire che la legge Scalfarotto è una porcheria, che l’ideologia gender è solo la foglia di fico di una repressione più forte e di un potere più spietato di quelli, pur terribili, che abbiamo visto nel XX secolo, che la famiglia (che pure lui, povero Pasolini, accecato dai suoi pregiudizi non riusciva ancora a vedere nella sua bellezza) è l’ultimo argine contro questo nuovo potere, il Piave che dobbiamo tenere ad ogni costo.

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