L’AMACA del 29/01/2016 (Michele Serra)

PER avere definito “feccia” Carlo Giuliani, il ragazzo di Genova ucciso da un suo coetaneo in divisa mentre lanciava un estintore contro un gippone dei carabinieri, un ex senatore di Alleanza nazionale è stato condannato a congruo risarcimento. È una buona notizia. Delle proprie parole bisogna essere responsabili: specie di quelle che versano acido sul dolore altrui. Giuliani non era un criminale né un rifiuto della società (come il termine “feccia” vuole intendere). Era un ragazzo incazzato per l’andazzo delle cose, e incazzarsi per l’andazzo delle cose è sovente una qualità tipica dell’essere un ragazzo. Se in tanti hanno chinato il capo di fronte alla sua morte, è perché in tanti non hanno dimenticato di avere avuto vent’anni.

Perfino un adulto di estrema destra, come la persona condannata ieri, dovrebbe essere nelle condizioni (umane ben prima che politiche) di capirlo.
Né feccia né eroe, Giuliani è stato spesso trattato come un farabutto che se l’è cercata o come un modello da emulare. Credo che siano entrambe distorsioni puerili che fanno torto alla sua vita e alla sua morte. Non si lanciano estintori contro i gipponi; non si spara ai manifestanti. Si tratta di due torti (il secondo più grave del primo) ma sono stati trattati come due ragioni per pura cecità politica. Se si dovesse piangere solo per gli eroi, avremmo gli occhi quasi sempre asciutti.
Da La Repubblica del 29/01/2016.

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