LE SUCCULENTE, LE PIANTE DEL DESERTO

Le piante grasse hanno un aspetto misterioso e magnetico che le rende simili ad opere d’arte vegetali. Alcune di esse sembrano sculture viventi e possono raggiungere dimensioni maestose e forme estremamente suggestive; altre sono così piccole e perfette da poter esser scambiate per sassolini o frammenti di rocce pluviali.

La botanica definisce le piante grasse anche come “succulente” per via del loro aspetto carnoso, denso di succhi e di linfa, che dipende sostanzialmente dalla capacità dei tessuti interni di conservare l’acqua. Alcune specie, come gli splendidi Cactus, sono ricoperte di spine e patine pelose che diminuiscono l’evaporazione esterna, rendendole in grado di sopravvivere alle condizioni ambientali più avverse e disparate.

A FIOR DI CACTUS

Le succulente vivono con poco,
ma ci regalano tanto: fioriture magnifiche, resistenza, longevità,
bellezza. Sono piante che creano atmosfere speciali se inserite in
paesaggi ideati ad hoc in giardini, balconi, davanzali. Come in una
miniatura perfetta, si può ideare attorno alle succulente una sorta
di “landscape” naturale, un habitat il più possibile aderente
alle zone originarie delle piante, come un piccolo scenario messicano
o una mini riproduzione di un paesaggio boliviano, ad esempio. Le
piante grasse sono molto decorative e abbastanza semplici da curare.
Vediamo come…

LE PIETRE VIVENTI

In natura esistono
circa diecimila specie di piante succulente distribuite in tutto il
mondo, Italia compresa. Hanno caratteristiche diverse per dimensioni
e morfologia: dai tipici Cactus a forma globulare come il “Cuscino
della suocera” (Echinocactus
grusonii
), all’Agave
dalle lunghe foglie carnose che fiorisce e poi muore; dai Fichi
d’India e i suoi frutti carnosi, all’Aloe dalle spiccate proprietà
terapeutiche. Un primo, nutrito gruppo di succulente è formato dalle
Cactacee
del deserto
”,
i gettonatissimi Cactus,
che
fioriscono se ben coltivati in primavera o in estate. Un secondo tipo
di succulente ornamentali è costituito dalle
rampicanti
e
tappezzanti.
Tra le più semplici da coltivare e da trovare sono Lampranthus,
Crassula e Ceropegia.
Un’altra
famiglia di succulente particolarmente interessante è quella delle
Nane o Mignon.
Si tratta di vere miniature vegetali spontanee, delicate ed esigenti,
da coltivare con molta attenzione. Tra queste ricordiamo le Lithops,
le “pietre viventi”del regno della botanica, e le Conophytum,
con fiori autunnali graziosissimi, gialli o rosa.

DAL DESERTO ALLE CITTA’ Per balconi e terrazzini di città la pianta grassa più indicata resta sempre la classica “Sedum”. Ne esistono circa 600 varietà differenti che si adattano perfettamente alla coltivazione in vaso e alle esigenze ambientali più diverse. Il Sedum acre per esempio è l’ideale per rivestire le fioriere poiché il fusto, con fiori gialli e lungo di meno di dieci centimetri, ricade su se stesso; il Sedum anglicum dai delicatissimi e “celestiali” fiori bianchi, è piccolino; il Sedum spectabile invece, che ha i fiori rosa, può superare i 60 centimetri di altezza. La pianta succulenta “Semperiverum”si è adattata con successo alle basse temperature e può resistere in giardino o nei terrazzi durante i mesi più freddi. Questa pianta è molto graziosa, ha fitte rosette carnose di piccole dimensioni, con foglie triangolari e appuntite.

LA COLTIVAZIONE In
linea generale la messa a dimora è determinate per la cura delle
piante succulente. Scegliere con attenzione il luogo dove piantarle e
posizionarle, è il primo passo da compiere per farle crescere
rigogliose e sane. Il massimo rendimento si ottiene da succulente
dimorate in un posto soleggiato e protetto dalle gelate stagionali,
in un terreno drenante. Questi vegetali mal sopportano i ristagni di
acqua ed amano al contrario i terreni acidi, porosi, che permettono
ad acqua ed aria di fluire agevolmente. Un
buon terreno per succulente si ottiene mescolando terra di campo o di
giardino, sabbia e terriccio di foglie. Sul fondo del vaso o del
suolo si inseriscono sassi di piccole dimensioni per favorire il
deflusso dell’acqua. Tutte le piante succulente adorano vivere
all’aria aperta e sanno affrontare temperature piuttosto rigide, ma
mai inferiori ai 5 gradi. In inverno e durante le notti più fredde
vanno riparate al coperto. Allo stato wild, cioè selvatico, le
piante grasse abitano luoghi aridi ed assolati dove all’improvviso si
scatenano piogge copiose e violentissime. Per essere in linea con le
loro abitudini originarie, in coltivazione estiva domestica è bene
innaffiarle ogni 5/6 giorni, mentre in inverno la quota d’acqua si
può ridurre drasticamente ad un’unica somministrazione mensile. La
concimazione si esegue a fine inverno con integrazioni di fosforo e
potassio liquidi. Le piante succulente, crescendo lentamente, vanno
rinvasate ogni due, tre anni.

Riassumendo…
La
temperatura
:
l’ideale dovrebbe essere ne’ elevatissima nei mesi estivi, ne’
bassissima durante l’inverno.

Annaffiature:
allo
stato spontaneo sono abituate a lunghi periodi di siccità interrotte
da vere e proprie alluvioni. Nelle coltivazioni amatoriali, è bene
sempre moderare le annaffiature, mantenendo umido il suolo nel
periodo invernale con 1- 2 bagnature al mese, per poi arrivare
progressivamente a 4-5 bagnature nei mesi più caldi.
Terreno:
i
substrati migliori sono permeabili e porosi, al fine di evitare
pericolosi ristagni idrici: quasi tutte le piante grasse prediligono
un terreno acido e sono consigliate miscele con materiale drenante
come sabbia o lapillo.

IL “WILD” PARLA
ITALIANO

Il Professore in Scienze naturali
Andrea Cattabriga, uno dei massimi esperti internazionali di piante
succulente, ha introdotto in Italia il metodo di coltivazione “Wild”,
letteralmente “selvatico, spontaneo, selvaggio”. Il Wild
riproduce l’habitat di provenienza delle piante, rispettandone le
origini ed osservando le regole del suo ecosistema naturale. La
coltivazione Wild è stata estesa dai Cactus a moltissime altre
specie vegetali, imponendosi come il nuovo must del giardinaggio più
all’avanguardia. Ecco come Cattabriga descrive il suo sistema
naturalistico, oggi tra i più seguiti ed apprezzati al mondo.

Il
Wild , per quanto mi riguarda è un vero e proprio stile di
coltivazione che vuol riprodurre le condizioni in cui si trova una
specie di pianta nel suo habitat originario. In Italia la passione
per le succulente è relativamente recente ed è stata tutta
ereditata dai tedeschi e dagli inglesi che alla fine dell’800
fondarono i primi stabilimenti di produzione in Liguria: torba, terra
di faggio, letame e altri materiali organici sono sempre stati la
base per la coltivazione di queste piante. I risultati ottenuti nel
tempo sono stati eccellenti perché tra tutte le piante, le
succulente sono particolarmente avide di azoto che le induce a
vegetare in modo esuberante, per cui lo standard delle produzioni
vivaistiche è stato rappresentato da piante di colori accesi e ben
pasciute, anche se tali forme sono ben lontane da quelle naturali.
Senza nulla togliere al valore delle piante succulente ottenute con
queste tecniche che io definisco “a regime di forzatura” (ma si
tratta pur sempre di piante ornamentali e non alimentari, nel cui
caso l’applicazione di concimazioni azotate eccessive a mio parere
costituisce una vera e propria frode che pone a rischio la salute dei
consumatori), ho deciso di portare avanti uno stile di coltivazione
più naturale. Si tratta pur sempre di un artificio ma, se vogliamo,
guidato in senso naturalistico. Voglio sottolineare che non entro nel
merito del valore di tale scelta: un cactus ipertrofico che
eventualmente reca mutazioni indotte può essere estremamente
interessante (e perfino “bello”) da un punto di vista ornamentale
o collezionistico (e in tal senso, il mio mito personale è
Gymnocalycium
mihanovichii var. friedrichii ‘red cup’
).
Ma una pianta coltivata in stile Wild mi racconta storie su mondi
lontani e personalmente costituisce una fonte di emozioni vere, e mi
riporta al momento in cui ho incontrato una pianta come quella in
natura (e dove l’ho lasciata, con grande rispetto).” (
Andrea
Cattabriga)

DA NORIMBERGA, LA PIU’ BELLA

Per i collezionisti la pianta succulenta più bella si chiama “Perla di Norimberga variegata”. La Perla è una vera Miss Universo della sconfinata dimensione delle “grasse”, e proviene da una famiglia altrettanto attraente, quella delle Echeverie, piantine graziosissime dalle delicate rosette carnose. L’Echeveria Perla di Norimberga o Perle von Nurnberg ammalia e cattura l’attenzione con i suoi colori speciali, sfumature di violet e di bianco panna per i fiori, e per l’intrigante effetto perlato sulle foglie liscissime. La versione variegata va oltre, dipingendo la pianta di un caleidoscopio di colori e di sfumature rari ed emozionanti. Disponibile in Italia dal 2016, la Perla di Norimberga è opera di Richard Graessner di Perleberg, Germania, che la ottenne nel 1930 da un incrocio tra due echeverie messicane, la Gibbiflora metallica e la Potosina. Oltre ad essere bellissima, le sue particolarità sono sviluppo e fioritura molto generosi, e una efficace capacità riproduttiva, per semi o talea. La Perla Variegata si coltiva esattamente come le altre succulente.

LE
DOMANDE DEL CACTUS CHE NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE

Sebbene
siano tra le le piante grasse più conosciute e diffuse al mondo, i
Cactus restano sempre circondati da un alone di mistero. Tante sono
le perplessità per chi si trova a crescerli per la prima volta: ecco
le 7 domande più comuni e le relative risposte sui Cactus… che non
avete mai osato chiedere!

1) E’ vero che i
Cactus sono indistruttibili?

No, anche i Cactus possono
morire velocemente! Il modo più semplice per rovinarli e perderli è
l’irrigazione eccessiva, accompagnata da un drenaggio insufficiente.

2) Fioriscono?

I Cactus sono piante in fiore,
ma alcuni tipi in particolare producono fiori appariscenti e duraturi
come Mammillaria,
Gymnocalycium,
Parodia
, per esempio.

3) Come si ottengono
le fioriture in casa?

I Cactus fioriscono se
stimolati correttamente secondo i loro cicli biologici naturali,
assecondando quindi il “letargo”invernale e promuovendone il
risveglio in primavera. Nella vita “immobile” all’interno di una
casa o di un ufficio, è assai improbabile che fioriscano. Si può
però simulare il ritmo di crescita naturale dei Cactus riponendoli
in un luogo fresco e asciutto, ma non buio, (smettendo di innaffiarli
completamente, o quasi) per indurli al riposo invernale, per poi
inondarli di luce, sole ed innaffiature con l’arrivo della bella
stagione. Questa tecnica può dare ottimi risultati e fiori
sanissimi.

4) Quali sono le
migliori varietà di Cactacee per principianti?

I Cactus che regalano tante
soddisfazioni ai neofiti sono tra i più allegri e divertenti, come i
Lunari dalle cime coloratissime, rosse o gialle, i Cactus a
Pois
, noti anche come Orecchie di Coniglio, con cerchietti
dorati e forme geometriche e il minuscolo Cactus “Pin cushion”,
dagli adorabili fiorellini rosa, semplicissimo da curare.

5) Come si gestiscono
con tutte quelle spine?

Le spine non si devono
toccare. Bisogna indossare i guanti da giardinaggio o comunque molto
spessi. In alternativa si può usare un giornale ripiegato per
gestire la parte superiore della pianta.

6) I Cactus sono tutti
spinosi?

No, spinosi sono quelli che
vivono nel deserto. I Cactus delle foreste sono lisci ad esempio, ma
non si trovano facilmente in commercio.

7) Quanto vivono i
Cactus?

I Cactus spontanei e quelli coltivati con tecniche “Wild” possono vivere anche per centinaia di anni. In casa raggiungono facilmente i 10 anni.

Beatrice Pallotta

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